lunedì, 15 Agosto 2022

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    Ancora grandine su Belluno e nel portoguarese

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    In Veneto ancora grandine su Belluno e in pianura nel portoguarese. Coldiretti: “non si ferma la sete dei campi”.

    La provincia di Belluno è stata nuovamente interessata dalla grandine. Un fortunale ieri pomeriggio ha colpito con chicchi di ghiaccio di media dimensione il feltrino e tutta la fascia nord del bellunese con segnalazioni ad Arsiè, Quero Vas. La tempesta si è abbattuta anche sulla pianura trevigiana e l’area centro orientale colpendo i campi del portogruarese. I tecnici di Coldiretti sono sul territorio per la verifica dei danni: in montagna gli orti coltivati a fagioli sono distrutti, coltivazioni di mais e soia gravemente danneggiate. Idem nel veneziano dove le fasi di mietitura del grano erano già iniziate per le temperature bollenti di questo periodo che avevano anticipato la maturazione delle spighe.

    Le bizzarrie climatiche continuano a condizionare l’agricoltura – commenta Coldiretti – che ha stimato in 3 miliardi di euro il conto delle perdite causate dalla siccità che assedia città e campagne, con autobotti e razionamenti, il Po in secca peggio che a Ferragosto, i laghi svuotati e i campi arsi dove i raccolti bruciano sui terreni senz’acqua ed esplodono i costi per le irrigazioni di soccorso per salvare le piantine assetate e per l’acquisto del cibo per gli animali con i foraggi bruciati dal caldo. Un drammatico bilancio quello del 2022 segnato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate, oppure concentrate in poco tempo e in maniera intensa, avversità che devastano intere produzioni agricole.

    La grandine su Belluno e nel portoguarese è la prova di un panorama rovente che alterna bufere e monsoni. Rimane però il problema idrico.

    Un panorama rovente che alterna bufere e monsoni improvvisi che non risolvono il fabbisogno idrico – sottolinea Coldiretti.  Le temperature sono oltre i 40 gradi con le falde sempre più basse mentre si moltiplicano le ordinanze dei comuni per il razionamento dell’acqua. In questa situazione di profonda crisi idrica – continua Coldiretti – oltre a prevedere uno stanziamento di risorse finanziarie adeguate per indennizzare le imprese agricole per i danni subiti è necessario agire nel breve periodo per definire le priorità di uso dell’acqua disponibile, dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo, in un momento in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina l’Italia ha bisogno di tutto il suo potenziale produttivo nazionale.

    Di nuovo grandine su Belluno e nel portoguarese. Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini: “dichiarare stato di emergenza nei territori interessati”

    “Accanto a misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione, appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che nella lettera inviata al presidente del Consiglio Mario Draghi chiede “che, a fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati con l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regioni interessate, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica, e cooperare per una gestione unitaria del bilancio idrico”. Una richiesta fatta propria dalle Regioni, con l’appello al Governo per lo stato di emergenza nel Nord Italia e per avere il supporto a livello nazionale della Protezione Civile.

    Ancora grandine su Belluno e nel portoguarese. Il rischio è quello della desertificazione

    Più di ¼ del territorio nazionale (28%) è a rischio desertificazione con una situazione di grave siccità che riguarda le regioni del Sud e del Nord dove – sottolinea la Coldiretti – la grande sete minaccia un territorio del bacino padano che rappresenta più del 30% del Made in Italy agroalimentare. Il Po al Ponte della Becca (Pavia) è a -3,3 metri rispetto allo zero idrometrico più basso che a Ferragosto di un anno fa con la siccità che colpisce i raccolti, dal riso al girasole, dal mais alla soia, ma anche le produzioni di grano e di altri cereali e foraggi per l’alimentazione degli animali.

    L’assenza di precipitazioni – precisa la Coldiretti – colpisce i raccolti nazionali in una situazione in cui l’Italia è dipendente dall’estero in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo. Una emergenza nazionale che – conclude la Coldiretti – riguarda coltivazioni ed allevamenti travolti da una catastrofe climatica che si prefigura addirittura peggiore di quella del 2003 che ha decimato le produzioni agricole nazionali.

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