giovedì, 11 Agosto 2022

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    Da Vicenza in missione: Paolo De Munari ha trascorso un altro mese ad aiutare gli ucraini al fronte

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    Paolo De Munari da Vicenza ha girato il mondo per lavoro e come volontario in Ucraina

    Paolo De Munari, risiede a Bolzano Vicentino e da marzo ha trascorso molte settimana ad aiutare gli ucraini

    Era in Messico quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Voleva arrivare in Argentina, ma dopo due giorni ha rifatto la valigia ed è tornato in Italia. È partito con pochi amici (Claudio Cibic, ingegnere, Nicola Vilella, assai conosciuto per la sua bottega di specialità pugliesi in corso Fogazzaro, Silvano Maistro, veterinario) in direzione Polonia, appena al di là dal confine, per portare aiuto ai profughi ucraini. Ha passato tre settimane a Przemysl e ha portato in Italia otto profughi. Neanche il tempo di tornare a casa ed è ripartito per un altro mese da trascorrere a poca distanza dal fronte. Paolo De Munari, 34 anni, è un giramondo per passione e un altruista per vocazione.

    Trentaquattro anni, di Bolzano Vicentino, figlio di Angelo, già sindaco del paese, Paolo ha studiato al liceo “Quadri” prima di laurearsi alla scuola per interpreti di Bologna e Forlì. Conosce l’inglese, il russo e il polacco, ma capisce anche l’ucraino. Ha frequentato l’Erasmus a Kaliningrad in Russia, svolto la tesi a Varsavia, ha vissuto un anno a Kiev insegnando italiano. Insegnare è il suo lavoro: ha trascorso due anni e tre mesi come docente di inglese in una scuola privata in Cina. Ha guadagnato e risparmiato abbastanza per organizzarsi un viaggio intorno al mondo da realizzare in quattro anni. È partito in bicicletta (!) da Vicenza ed è arrivato in Dubai. Lì s’è dovuto fermare per questioni di visti con il Pakistan, ma non ha rinunciato al sogno. Così a Dubai ha venduto la bici e, stavolta in aereo, è arrivato a Katmandu in Nepal per poi proseguire fino a Timor est, Australia e Nuova Zelanda. “Mi piace conoscere le persone”, spiega. E dare una mano a chi ha bisogno, aggiungiamo noi. Il covid l’ha fermato, ma non per sempre. Il cuore adesso l’ha portato nell’Europa dell’Est: il suo nuovo viaggio, che aveva come meta l’Argentina, l’ha dirottato nel cuore del conflitto più devastante che potessimo immaginare.

     

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