giovedì, 11 Agosto 2022

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    Dopo elezioni nel Veneto: Lega in crisi, il Pd fa breccia anche nelle roccaforti del Nord

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    Alle elezioni nel Veneto, la Lega ha il 6-7% a Verona e a Padova ed esce sconfitta a Jesolo e Thiene

    Ci sono cinque aspetti da sottolineare nel voto amministrativo che nel Veneto ha rappresentato anche un caso-simbolo per tutta Italia con l’elezione di Tommasi a Verona dopo vent’anni di amministrazioni di centrodestra. Esaminiamoli con ordine.

    Primo. I meriti del Pd. Nel Veneto s’è dimostrato un radicamento del Pd, ma questa è una considerazione che vale per tutta Italia, visto anche le amministrazioni – da Piacenza ad Alessandria – che sono passate dal centrodestra al centrosinistra. È indubbiamente frutto del lavoro del segretario Enrico Letta che ha saputo proporre dei candidati credibili, che hanno incontrato l’approvazione degli elettori. Il Pd riesce a fare breccia al Nord anche nelle zone, e talvolta nelle città, che erano considerate roccaforti della Lega. Non è poco. Da qui a prevedere magnifiche sorti e progressive, specie nelle elezioni politiche, bisogna essere cauti.

    Secondo. Gli errori del centrodestra. Questo vantaggio s’è combinato anche con alcuni errori del centrodestra. Il più vistoso è stata la divisione a Verona e il conseguente mancato apparentamento al ballottaggio fra Sboarina e Tosi. Che ha senz’altro contato, ma che non è stato a mio parere determinante. A Verona ha contato di più una valutazione negativa sull’operato del sindaco uscente: come ha sottolineato lo stesso Tosi nella diretta elettorale di domenica sera, un sindaco uscente non può ottenere solo il 32% e quindi avere contro due terzi dei suoi cittadini. Evidentemente la sua amministrazione è stata bocciata. Senza parlare anche di rapporti personali che s’erano incrinati nel centrodestra a Verona, anche con la Lega, al punto che Forza Italia è andata alle elezioni per conto suo.

    Terzo. Lo smarrimento della Lega. Come è stato autorevolmente sottolineato, c’è uno smarrimento o se si preferisce un disorientamento della Lega che un autorevole esponente leghista come Toni Da Re, attuale europarlamentare, non ha nascosto sempre nei commenti a caldo. La Lega ha ottenuto il 6% e 1 solo consigliere a Verona; ha il 7% a Padova dove 15 giorni fa ha vinto il centrosinistra di Giordani; è uscita sconfitta dal voto a Thiene dove ha vinto il centrosinistra con Giampi Michelusi ed è stata sconfitta anche a Jesolo dove ha vinto il sindaco di Fratelli d’Italia nel derby del centrodestra. Sono risultati che devono far riflettere. Proprio Da Re e molti altri con lui ritiene necessaria una verifica nel partito sulla strategia da seguire.

    Quarto. Politiche nazionali in crisi. C’è, dall’una parte e dall’altra un ridimensionamento delle politiche nazionali. Nella Lega si fa fatica a concretizzare, a livello amministrativo, la svolta nazionale impressa da Salvini al partito. Dall’altra parte, lo stesso “campo largo” di Letta deve essere ripensato. Non solo perché qui al Nord i Cinque Stelle stanno sparendo, ma soprattutto perché il “campo largo” si concretizza più attraverso una via sociale e candidati credibili piuttosto che attraverso accordi di palazzo.

    Quinto. La libertà degli elettori. Ultima considerazione, ma non certo per importanza, riguarda l’affluenza al voto, ormai al di sotto del 50 per cento, e la libertà degli elettori a essere inquadrati. Noi osservatori e commentatori parliamo di bilanci, di centrodestra e centrosinistra come se il voto fosse ancora ideologico, legato a uno schieramento. È così solo in parte: si afferma una libertà di scelta che può portare a comportamenti elettorali anche diametralmente opposto: a Padova è stato confermato Giordani al primo turno; un segno di continuità, come quello di Thiene dove ha vinto non il sindaco (che non poteva ripresentarsi) ma l’assessore della giunta di centrosinistra precedente. A Verona come a Feltre s’è invece scelta la strada della discontinuità, così come anche a Belluno, passata alla Lega dal centrosinistra. Su questa libertà di coscienza degli elettori bisogna riflettere perché è la vera radice di molti risultati apparentemente clamorosi. E si deve cercare di recuperare almeno qualche decimale di quel 50% che ha disertato le urne. Ma questo è un discorso molto più complesso.

    Antonio Di Lorenzo

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