martedì, 16 Agosto 2022

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    HomeVenetoAttualitàIl Brenta ridotto ai minimi termini: siccità e risorgive esaurite

    Il Brenta ridotto ai minimi termini: siccità e risorgive esaurite

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    Siccità e risorgive esaurite: il Brenta ridotto ai minimi termini. Le richieste del Consorzio di bonifica Brenta.

    Le piogge di questi giorni non hanno attenuato l’emergenza idrica del territorio con il fiume Brenta in grave crisi. Un manto nevoso inesistente e i ghiacciai ridotti ai minimi termini oltre all’assenza di piogge hanno acceso la spia dell’allarme già a marzo per poi esplodere a giugno, quando la portata del fiume Brenta, principale fonte per l’irrigazione del Comprensorio, si è progressivamente ridotta fino a divenire insufficiente, essendo l’agricoltura nel frattempo in un momento di grande richiesta d’acqua viste le altissime temperature proprio nelle giornate in cui la radiazione solare ha durata massima (con le evidenti conseguenze sulle colture).

    Il Consorzio di bonifica Brenta, quindi, ha chiesto alle Autorità superiori una parziale deroga ai rilasci dei minimi vitali nel fiume Brenta e lo svaso anticipato dei bacini montani; ma, non essendo arrivata la risposta sperata, da venerdì 17 giugno il Consorzio ha dovuto iniziare una turnazione straordinaria delle rogge irrigue, perché le portate del fiume erano calate in modo tale da non essere più sufficienti. Il Brenta infatti aveva raggiunto un valore di soli 27 metri cubi al secondo, di cui solo 22 utilizzabili a scopo irriguo (gli altri 5 sono da rilasciare a fiume, appunto, per rispettare le norme sul minimo deflusso in alveo; norme che in un periodo come questo andrebbero riviste, visto che nel giro di pochi chilometri l’acqua sparisce per dispersione nel greto fluviale e quindi diventano sostanzialmente vane).

    Siccità, Brenta ai minimi: il piano di emergenza

    Il (primo) piano di emergenza ha previsto la sospensione dell’erogazione irrigua di una parte dei canali derivati dalle rogge Bernarda, Michela, Civrana e Morosina in sinistra Brenta, per una durata di 7 giorni, e dalle rogge Grimana Vecchia e Canale Unico 2 in destra Brenta, per 10 giorni. In tali canalizzazioni sono stati comunque mantenuti dei deflussi minimi per non creare problemi ambientali, ma si sono avvisate le Associazioni di pesca e gli utilizzatori vari, in modo che la situazione di riduzione idrica venisse attentamente monitorata. Inoltre, il Consorzio è tenuto a rispettare quanto contenuto nell’ordinanza n. 37 del 3 maggio 2022 del Presidente Luca Zaia della Regione Veneto, che prevede che “i Consorzi di Bonifica daranno priorità al servizio irriguo nelle aree dotate di impianti a maggior efficienza irrigua”.

    Il Brenta, in ogni caso, nel frattempo aveva subito un ulteriore, progressivo calo, tanto che lunedì 20 giugno la portata era scesa a un valore di 23 metri cubi al secondo. Una situazione insostenibile. Nel contempo l’abbassamento della falda, che prosegue ormai da mesi, ha provocato anche la forte riduzione delle risorgive della destra Brenta, e in alcuni casi il loro completo annullamento, con valori complessivi di circa 1,2 m3/sec.
    Dopo varie sollecitazioni del Consorzio, dalla serata del 21 giugno le portate del fiume sono state integrate dai bacini del Corlo e del Senaiga, collocati nella zona montana nel bellunese e gestiti da ENEL, per un valore di 7 metri cubi al secondo e in modo temporaneo, per sei giorni.

    La richiesta del Consorzio era di una portata di integrazione maggiore, di almeno 10 metri cubi al secondo, ma già 7 sono stati un primo passo per dare respiro al nostro territorio, duramente messo alla prova dalla interminabile siccità.
    Nel frattempo la portata del Brenta ha subito un ulteriore calo, per cui la mattina del 27 giugno si è registrata una portata di circa 27 m3/sec nonostante l’integrazione degli invasi montani (senza integrazione sarebbe scesa a 20 m3/sec), per cui il Consorzio ha richiesto di proseguire lo svaso dei bacini montani e nel frattempo ha programmato un’ulteriore turnazione dei canali irrigui.

    I provvedimenti futuri

    Il (secondo) piano di emergenza ha previsto la sospensione dell’erogazione irrigua di una parte dei canali derivati dalle rogge Rosà, Munara, Balbi, Dolfina, Vica-Cappella, Michiela, Bernarda e Trona in sinistra Brenta, per una durata di sette giorni dal 24 giugno, e dalle rogge Contessa e Isacchina Inferiore in destra Brenta, per 10 giorni dallo scorso 27 giugno.

    «Se la situazione di siccità proseguirà – spiega il presidente, Enzo Sonza si dovrà mantenere un attento e parsimonioso svaso dei bacini montani e l’attuazione di successivi piani di emergenza irrigui con la sospensione di altri canali, in modo da spartire l’impatto sull’utenza. Il sistema agricolo e ambientale, con i provvedimenti che abbiamo attuato ha evitato il collasso, ma sta subendo la crisi, soprattutto in quanto i cicli colturali non possono seguire l’evoluzione biologicamente richiesta, essendo fortemente condizionati dalla ridotta disponibilità idrica».

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