domenica, 3 Luglio 2022

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    Verona, il centrosinistra ha un avversario in più: il vescovo invita a votare chi non sceglie il gender

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    La posizione del vescovo Zenti a Verona ufficializzata con una lettera ai fedeli

    Il vescovo Giuseppe Zenti, il sindaco uscente Sboarina e Damiano Tommasi

    Al ballottaggio di domenica 26 a Verona il candidato di centrosinistra Damiano Tommasi non dovrà solo sconfiggere il sindaco uscente Federico Sboarina. Ha anche un altro avversario che non si aspettava: nientemeno che il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Il monsignore, infatti, in una lettera ai fedeli diffusa il 18 giugno scrive che spetta “ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender, al tema dell’aborto e dell’eutanasia”. Per Zenti il dovere “non è schierarsi per partiti o persone, ma segnalare presenze o carenze di valori civili con radice cristiana“.

    Come ha sostenuto “Il Riformista” è un intervento a gamba tesa nella campagna elettorale, un’indicazione esplicita a non scegliere il candidato del centrosinistra, anche se il monsignore, che ha 75 anni ed è prossimo alla pensione, ha smentito questa interpretazione.

    Mentre Sboarina non ha commentato, dal canto suo Tommasi ha detto semplicemente che “il vescovo fa il vescovo”. Il bello è che il candidato del centrosinistra, che ha raccolto quasi il 40% dei consensi al primo turno, è un cattolico convinto, sposato e ha sei figli con la stessa moglie.

    Mons. Zenti – come fa notare “Il Riformista” già in passato era stato protagonista di episodi che hanno fatto discutere. In una lettera riservata ai docenti di religione, il vescovo sostenne una candidata vicina al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, mentre in un’altra occasione invitò l’allora sindaco Tosi ad intervenire dal pulpito durante la celebrazione pasquale.

    Me le parole più forti sono state quelle spese da Zenti sul ddl Zan. Nel giugno 2021, mentre infuriava il dibattito sul disegno di legge, il vescovo disse che con quella legge c’era “il rischio di bavagli, se non di carcere: sono residuati da Gestapo”.

     

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