Il grande Bepi De Marzi: “La musica sacra è senza motivo, quella leggera senza futuro”

Il maestro Bepi De Marzi, autore di musiche indimenticate come “Signore delle cime”

Bepi De Marzi abita da più di dieci anni nella parte nord del silenzioso quartiere di Laghetto. “Dalla mia casa, luminosa d’aria, posso vedere tutte le montagne del Vicentino – spiega – dai monti della mia valle del Chiampo fino al Grappa”.

Ha sempre fretta, Bepi, come se avesse poco tempo; e non ama le interviste. Ma ogni tanto fa uno strappo, questa volta a margine della partecipazione a un convegno per ricordare il suo grande amico, padre Davide Maria Turoldo. Pacifista da sempre, anti-caccia convinto, con i suoi Crodaioli De Marzi ha intonato la Salmodia di Turoldo scritta nel 1972: “Tutti giuriamo sulla Bibbia / e intanto fabbricano armi”.

Cosa pensa della guerra in Ucraina?

I poveri muoiono per l’ipocrisia dei potenti che l’hanno programmata da tempo in accordo con i costruttori di armi.

Le è devotissimo a papa Francesco

Povero nostro papa! E fanno continuamente vedere in tv quella tronfia figura tragicomica del patriarca Kirill, il vergognoso complice di Putin.

Cos’è la Salmodia di Turoldo?

Sono salmi degli esuli, dei deportati, della liberazione, dei senza casa. Inni della solitudine, sofferenze di migranti. Ma Turoldo, nelle chiese di Vicenza non si canta, tantomeno a Monte Berico dai suoi confratelli, dove è stato ordinato sacerdote nel 1941!

Le piace l’attuale musica sacra?

Uso una frase di Giuseppe Verdi riguardante un compositore dell’Ottocento suo contemporaneo: “Gli manca il motivo”. E per motivo intendeva la melodia, la sincerità poetica, l’ispirazione insomma. La nostra Chiesa italiana è caduta nelle mani glaciali e affaristiche dei senza motivo.

Non va meglio con la musica leggera. Ha seguito il concertone del Primo Maggio?

“Purtroppo sì! Migliaia e migliaia di bellissimi adolescenti senza sorriso ammassati per ore nel tristissimo addio alla canzone italiana. Batteristi scatenati malinconicamente a pestare tamburi senza fantasia; cantanti anche giovanissimi, deambulanti, a testa bassa, recitanti tiritere di denuncia o di protesta con ammiccamenti vagamente sociosessuali, il tutto con l’assenza della cantabilità memorizzante, nell’incubo delle armonie ossessive, piantate su un unico accordo. E centinaia di migliaia di braccia alzate a comando nella disperazione del nulla. Così fino a notte: la fine della speranza giovanile, la mortificazione del futuro nel lavoro, la sparizione degli ideali che i nostri padri sognavano di lasciarci in eredità”.

Com’è nata e quando, l’amicizia con padre Turoldo?

Mi ha cercato lui nel 1970. In quel tempo insegnavo organo e composizione organistica all’Istituto Canneti di Vicenza. Mi ha chiesto di affiancare il lavoro creativo di Ismaele Passoni, un giovane intellettuale lombardo che a Sant’Egidio di Sotto il Monte componeva stupende melodie sulle strofe dei salmi appena realizzate dal frate poeta. Mi sono trovato davanti alla musica tanto attesa dopo il Concilio: purissima, scorrevole, perfetta, in assoluto la più ispirata che si potesse desiderare. Ma la Chiesa, per le ragioni che ho detto, non l’ha mai accettata. Nel convegno sulla musica sacra italiana tenutosi a Vicenza in quegli anni, Turoldo è stato perfino proibito ufficialmente. Un dolore, un’umiliazione che non ci ha mai abbandonati.  Morendo, nel 1992, padre David mi ha detto: “Bepi, ti raccomando i Salmi!”.

Come musicava i suoi salmi?

“Padre David spiegava i testi, noi la musica suonando e cantando. Oh, quante melodie abbiamo buttato subito constatandone la poca presa”.

Anche con i suoi Crodaioli, De Marzi ha agito sempre così: notando nei suoi cantori un relativo entusiasmo per un canto nuovo, lo buttava subito. “Quando una musica non è sincera, va dimenticata”. Solo quella magistralmente sincera, come Signore delle cime, rimarrà per sempre.

Silvio Scacco