domenica, 29 Gennaio 2023

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Cinto Euganeo, scontro auto-cinghiale: l’automobilista vince la causa

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L’incidente auto-cinghiale a Cinto euganeo era avvenuto nel 2016, ma il risarcimento per la vittoria della causa è arrivato soltanto oggi.

Il sinistro è risalente all’ottobre 2016, ma il risarcimento è arrivato solo in questi giorni dopo una lunga battaglia legale che ha visto contrapposti C.A.M. (assistita dall’avvocato Claudio Calvello) e la Regione del Veneto. Il primo ottobre del 2016 alle ore 00:10 B. M. si trovava a Cinto Euganeo a percorrere via Cinto, alla guida di una Citroen Xsara Picasso, di proprietà della madre, C.A.M., quando un cinghiale di grossa taglia (190 kg) attraversava improvvisamente la sede stradale, scontrandosi col proprio mezzo. A seguito dell’impatto l’ungulato moriva sul colpo.

La Regione, che si era tirata fuori da ogni responsabilità, è stata condannata a risarcire l’incidente.

I carabinieri intervenuti sul luogo del sinistro ne rinvenivano la carcassa e non potevano che constatare gli ingenti danni occorsi al mezzo (circa 5.000 euro). La richiesta stragiudiziale veniva rigettata dalla Regione cosicchè alla danneggiata non restava che rivolgersi al Tribunale di Rovigo. “Ciò che fa specie in tutto ciò è che la Regione è rimasta sorda anche alla proposta conciliativa avanzata dal Giudice e, come rimarcato anche in sentenza, ingiustificatamente rifiutata dalla Regione”, osserva l’avvocato di Abano, Claudio Calvello. “Gli incidenti stradali causati dallo scontro con i cinghiali sono sempre più frequenti nelle nostre zone. Il punto è che la Regione, che deve rispondere per questo tipo di danni, respinge costantemente ogni richiesta risarcitoria stragiudiziale, costringendo il cittadino che vuole ottenere giustizia, a rivolgersi all’Autorità Giudiziaria”.

Per la regione la segnaletica solleva da ogni responsabilità

Secondo la Regione la presenza della segnaletica di pericolo apposta lungo le strade sarebbe di per sé sufficiente a sollevarla da qualsivoglia responsabilità. “Ma così non è”, tiene a rimarcare ancora il legale. “Io credo che questa sia una scelta “scientifica” adottata dalla Regione, la quale è consapevole che così facendo la maggior parte dei danneggiati “mollano l’osso” rinunciando a rivolgersi ad un avvocato per far valere i propri diritti. I cittadini danneggiati devono invece sapere che alla fine la Regione viene condannata dai giudici a pagare non solo il danno che il cittadino ha subito ma anche tutte le spese legali. Insomma, come recita un proverbio: chi la dura la vince”.

Federico Franchin

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