martedì, 4 Ottobre 2022

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    Ecco i nomi dei capilista, cioé dei probabili eletti, del Pd nel Veneto: nessun candidato di Vicenza

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    Affidata a Letta la rappresentanza di Vicenza perché, anche se eletto a Milano, non potrà scegliere la Lombardia

    Un primo piano di Enrico Letta, capolista del proporzionale a Vicenza

    Il Partito democratico ha approvato a Roma le candidature fra molte discussioni e anche contestazioni. La più clamorosa, a livello nazionale, è quella di Monica Cirinnà, portabandiera dei diritti Lgbt.

    Ma anche a livello veneto, soprattutto vicentino, ci sono mal di pancia e contestazioni. Questi i nomi dei capilista nella quota proporzionale in tutto il Veneto. Com’è noto, nei collegi uninominali la questione di un’elezione dem neanche si pone, perché – a meno che il cielo non cada sulla testa, come temeva sempre Abraracourcix – sono blindati per la destra. Ecco i nomi dem per il proporzionale di Camera e Senato.

    Senato
    Andrea Martella
    Beatrice Lorenzin

    Camera
    Rachele Scarpa
    Piero Fassino
    Alessandro Zan
    Enrico Letta
    Alessia Rotta

    Va subito precisato che le liste proporzionali saranno composte da molti altri nomi, ma le probabilità per i non-capilista di essere eletti sono praticamente zero. Contribuiranno a raccogliere voti, impegno onorevole, ma per le regole in vigore, ossia per il numero di voti del Pd nel Veneto e soprattutto per il taglio dei parlamentari – ghigliottina che sta mostrando tutti i suoi potenti effetti – non potranno aspirare a un seggio alla Camera o al Senato. Nè c’è da sperare in dimissioni e subentri per un’altra regola elettorale – del tutto legittima – che si sta scoprendo proprio in questi frangenti. In virtù di queste concause, uno dei penalizzati è Sandro Maculan, sindaco di Zugliano, il cui nome circolava da alcune settimane come quello di un eleggibile. Sarà in lista ma non in un posto buono.

    Il primo aspetto che balza all’occhio è la presenza di tre nomi nazionali, paracadutati da Roma: Lorenzin, Letta e Fassino. E sono parecchi. Già questo aspetto ha scombinato molti giochi. Letta, che si candiderà a Vicenza, oltretutto non potrà dimettersi per dare spazio al primo dei non eletti. La legge elettorale, infatti, stabilisce che in caso di più candidature si deve scegliere l’elezione conquistata con meno elettori. E’ proprio il caso di Letta, che è anche candidato in Lombardia: non fosse altro che per il numero di abitanti, il segretario nazionale democratico prenderà sicuramente più voti in Lombardia che non nel Veneto. Quindi resterà deputato veneto e non lombardo.

    La seconda annotazione è la mancanza di un volto vicentino fra i candidati top, cioè i capilista. Questo è frutto di varie circostanze, prima fra tutte la rinuncia di Giacomo Possamai e il passo indietro di Achille Variati, dopo un primo momento possibilista. “Preferisco l’Europa – ha dichiarato Variati – dove andrò a sostituire Calenda se lui sarà eletto a Roma”. Cosa che è assai probabile. Ma non ne sono stati individuati altri, affidando la rappresentanza di Vicenza al segretario Letta.

    La terza considerazione è che se Atene piange, Sparta non ride. La direzione nazionale ha scelto (vogliamo dire imposto?) alcuni nomi che non erano quelli che le province del Veneto volevano. A cominciare da Rachele Scarpa, trevigiana, portabandiera dei Giovani democratici, candidata a Venezia assieme a un altro capolista (unico caso in cui ce ne sono due) che è Fassino. E anche il nome di Alessandro Zan, padovano, propugnatore del disegno di legge contro l’omofobia, non era in cima alla lista dei desideri padovani.

    Infine, come detto, si toccano con mano i primi effetti della riduzione dei parlamentari che ha ridotto i posti disponibili in un’area, come quella del Veneto, che non è stata mai generosa con la sinistra. E c’è da giurare che sono soltanto i primi.

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