sabato, 13 Agosto 2022

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    HomePadovanoMancata per un soffio l’impresa di Dario e Pompea sul Monte Rosa

    Mancata per un soffio l’impresa di Dario e Pompea sul Monte Rosa

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    Dario Sorgato e Pompea Fiorini, lui originario di Sant’Angelo di Piove di Sacco, lei da Roma, hanno mancato l’obiettivo per un soffio

    Davide e Pompea
    Davide e Pompea

    Sono una coppia di amici. Lui è affetto dalla sindrome di Usher, una patologia congenita che può portare alla sordocecità. Lei, invece, è cieca. Insieme, in sette giorni, hanno tentato di raggiungere capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa, sulla vetta della punta Gnifetti nel gruppo del Monte Rosa, a quota 4554 metri. Dario Sorgato e Pompea Fiorini, lui originario di Sant’Angelo di Piove di Sacco, lei da Roma, hanno mancato l’obiettivo per un soffio. Appena 500 metri li separavano dalla meta ma le condizioni meteo e ambientali ha costretto loro alla rinuncia. Si tratta comunque di una vittoria per l’inedita coppia. I due si sono conosciuti durante uno dei cammini organizzati dalla onlus NoisyVision, associazione fondata da Sorgato l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle disabilità sensoriali. L’iniziativa si chiama “Non è tutto Rosa e Margherita. È anche giallo”. È un gioco di parole voluto: rosa come il Monte Rosa ma anche rosa come il colore riconosciuto per le donne. E Pompea è stata la prima donna cieca italiana a tentare questa impresa. Giallo invece l’unico colore che gli ipovedenti riescono a percepire con chiarezza. È tutto racchiuso in un hashtag: #YellowTheWorld, coloriamo il mondo di giallo. Dario dopo aver piantato la bandiera gialla sul monte Everest nel 2015 (in solitaria) e sull’Etna nel 2017 (con Anna Barbaro, medaglia d’argento al Triathlon paraolimpico Tokyo 2020), l’ha fatta portare a dozzine di persone lungo diversi cammini inclusivi in tutta Italia. Dario, tramite i social, ha aggiornato quotidianamente i suoi follower sul corso della scalata. “Bisogna imparare anche a rinunciare. A sapersi fermare. A saper leggere i segnali che arrivano. A rispettare chi è più grande, più antico, più eterno di te” ha scritto sulla strada del rientro. “4.100 metri sono una conquista. Sono il giro di boa tra la vittoria e la rinuncia. Non era una gara. Non dovevamo vincere niente” prosegue il post. Che conclude “Volevamo solo portare la nostra bandiera lassù. Alzarla oltre La Rosa e la Margherita ma non è tutto rosa e fiori e lo sapevamo fin dall’inizio”.

    Martina Maniero

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