martedì, 4 Ottobre 2022

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    Rovigo, Spi Cgil “Servono più medici di base”

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    La denuncia dello Spi Cgil: “In provincia di Rovigo in tre anni raddoppiano le aree sprovviste di un numero adeguato di medici di base”

    Raddoppiano in Polesine le zone “carenti”, cioè le aree sprovviste di un numero adeguato di medici di base. Nel 2019 in Polesine queste ammontavano a una ventina: ora se ne contano almeno 39 e a giugno 2022 addirittura 41. A inizio anno in Veneto c’erano 2mila 826 medici di famiglia in servizio, mille 519 pazienti per medico (quando il rapporto ottimale sarebbe di uno ogni mille), contro un fabbisogno potenziale di 3mila 303 professionisti. Si calcola che in Veneto nei prossimi sette anni usciranno dal servizio, soprattutto a causa dei pensionamenti, mille 878 medici e ne entreranno solo 595. Se fosse così diventerebbe impossibile seguire i pazienti, specialmente quelli anziani, i più fragili e dunque minacciati dalla grande crisi della sanità territoriale.

    Una possibile soluzione: la medicina integrata

    Un modo per tamponare, almeno in parte, il problema sarebbe la nascita degli studi di medicina integrata, strutture con più medici e una segreteria comune. La delibera di giunta numero 476 sul piano di sviluppo delle cure primarie prevedeva che nel biennio 2018-2020 oltre il 60 per cento dei professionisti si aggregassero fra loro. Invece al 19 maggio 2020, così come indicato dallo stesso Palazzo Balbi, le strutture integrate erano solo 77 con 656 medici, il 22 per cento del totale.

    Il quadro si aggrava a causa delle malattie croniche

    Il quadro si fa ancora più preoccupante tenendo conto delle tante persone anziane, soprattutto over 80, che devono fare i conti con più malattie croniche e che avrebbero bisogno di un filtro quasi costante con il medico di base. Secondo il rapporto Ser del 2020 sulle malattie croniche, il 47 per cento della popolazione veneta ha almeno un codice di diagnosi di patologia acuta o cronica e che un terzo della popolazione complessiva (34,1 per cento) presenta almeno una malattia cronica; tra essi il 51,1 per cento ha una singola malattia, il 23,2 per cento due patologie croniche compresenti, il 7,5 per cento 5 o più patologie.

    Biancardi (Spi Cgil Rovigo): “La Regione Veneto finanzi almeno 600 borse di studio per formare nuovi medici di base

    “Siamo molto preoccupati, soprattutto per i nostri anziani. Ci sono zone completamente scoperte, soprattutto nei comuni e nelle frazioni più piccole, dove i pazienti non sanno a chi rivolgersi per farsi curare oppure devono affrontare distanze insostenibili per trovare un medico. La programmazione della Regione su questo fronte è stata davvero deficitaria e la colpa non è nemmeno del Covid, perché la pandemia ha solo fatto esplodere una situazione già di per sé drammatica. Le borse di studio finanziate dal Veneto nel 2020 (80) e nel 2021 (306) risultano del tutto insufficienti per recuperare i ritardi accumulati, ma anche tardive dato che quei medici saranno operativi nel 2025. Palazzo Balbi deve attivarsi per il finanziamento di un numero più elevato di borse, noi proponiamo almeno 600, altrimenti fra qualche anno ci troveremo in una situazione ancora più ingestibile. Bisogna poi spingere verso una accelerazione delle aggregazioni fra medici di medicina generale, solo così si possono tamponare le falle del sistema e garantire un servizio costante a tutti gli assistiti quando uno dei medici non è più in servizio in modo temporaneo o permanente. Lo Spi chiede da tempo una maggiore integrazione dei medici di base nel sistema sanitario, a partire dall’inserimento nelle nuove Case di Comunità e dalla revisione del loro rapporto di lavoro: oggi, di fatto, sono dei liberi professionisti mentre dovrebbero diventare dipendenti delle aziende sanitarie, considerato il loro ruolo strategico nella filiera della cura delle persone”.

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