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Rovigo, Spi Cgil: “Un polesano su quattro ha più di 65 anni”

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L’analisi dello Spi Cgil di Rovigo: gli anziani sono 6mila in più rispetto al 2012. A Papozze un terzo dei residenti è over 65

La popolazione anziana cresce in tutto il Paese, in linea con l’aumento dell’aspettativa di vita, ma la terza età comporta fragilità che richiedono politiche attente e adeguate. A porre l’accento sulla questione è lo Spi Cgil di Rovigo, che riporta i dati di un’indagine demografica, realizzata dallo Spi Cgil Veneto, relativa al Polesine. In provincia di Rovigo il rapporto fra ultra65enni e abitanti è il secondo più alto della regione (27,35 per cento), dietro a Belluno che registra un’incidenza leggermente superiore (27,46 per cento). Per i pensionati polesani, i più poveri del Veneto avendo gli assegni previdenziali medi più bassi, la sfida è impegnativa, in un mondo sempre più tecnologico nonché dispendioso, vista l’inflazione galoppante. Per inquadrare la situazione demografica del Polesine, i sindacati dei pensionati del Veneto e di Rovigo hanno effettuato una fotografia della popolazione anziana.

In dieci anni gli over 65 crescono dell’11,4 per cento

L’analisi evidenzia come negli ultimi dieci anni il numero di over 65 in provincia sia cresciuto di circa 6mila 400 unità, un aumento dell’11,4 per cento. Ancora più emblematico il rapporto fra numero di abitanti e numero di anziani: ogni cento residenti nella provincia polesana, più di 27 (27,5) superano i 65 anni d’età. In pratica, ben più di un quarto della popolazione si può definire anziana, contro una media regionale inferiore al 25 per cento. Secondo il report dello Spi Cgil, il comune più “silver” è Papozze, 717 anziani, circa un terzo (il 32,7 per cento) degli abitanti. Poco sotto troviamo Trecenta (836 over 65, il 32,4 per cento) e Salara (339, 32,4 per cento). Il comune più giovane è Pontecchio Polesine, 461 “nonni”, poco più di un quinto della popolazione. Subito dopo si piazzano Bosaro con 348 anziani, il 23,8 per cento della popolazione, e Occhiobello, 2mila 859 ultrasessantacinquenni, il 23,9 per cento dei residenti. Il capoluogo conta più di un anziano ogni quattro abitanti: sono 13mila 305, il 26,4 per cento della popolazione.

In Polesine ci sono 183,3 over 65 ogni cento under 14

Per comprendere ancora meglio i cambiamenti demografici che coinvolgono il Polesine, il dossier del sindacato prende in esame il cosiddetto “indice di invecchiamento”, cioè il numero di anziani presenti in un determinato territorio ogni cento giovani under 14. Nel 2002 la provincia ospitava in media 135,2 anziani ogni cento giovani under 14. Nel 2012, dieci anni dopo, si è giunti a un rapporto di 144,2 ogni 100. Al 2021, ultimo dato disponibile, il dato è salito a 183,3 over 65 ogni cento giovani. L’indagine dello Spi ha tenuto conto anche dei grandi anziani, gli over 80, che spesso hanno problemi fisici che possono portare alla non autosufficienza. Gli ultraottantenni polesani sono poco meno di 20 mila, il 7,7 per cento in più del 2012. Sono loro la parte più fragile della provincia, quella che necessita di maggiore assistenza. Nel rodigino gli ultracentenari sono invece 84 (contro i 59 del 2012), fra questi, 11 uomini e 73 donne.

Biancardi (Spi): “I Comuni tengano conto delle fragilità degli anziani

“L’invecchiamento della popolazione – commenta Nicoletta Biancardi, segretaria generale dello Spi Cgil di Rovigo – è di per sé un fatto positivo, significa che viviamo di più. Il nostro sindacato promuove da sempre i progetti legati all’invecchiamento attivo, che consentono alle persone anziane di essere partecipi nella comunità, svolgendo compiti e servizi per la cittadinanza e partecipando a iniziative di vario genere. Non possiamo negare, però, che la terza età porti con sé anche grandi problemi, come quello legato alla salute. Il Polesine è il territorio con più anziani, assieme a Belluno, e quello con le pensioni più povere”. “Tutto ciò – prosegue Biancardi – deve mettere in moto la macchina organizzativa dei Comuni: sanità territoriale, assistenza domiciliare, trasporti, tasse, tutto deve tenere conto delle fragilità delle persone anziane in particolare di quelle non autosufficienti, che sono tante e necessitano di una legge nazionale. L’inflazione alle stelle rappresenta un’altra mazzata che rischia di ingigantirsi se, come ha annunciato l’Arera, in autunno le bollette raddoppieranno. Gli anziani vanno tutelati e non possono bastare i 30 euro mensili dell’anticipo della rivalutazione per risollevare le loro sorti”.

La segretaria dello Spi Cgil: “Spetta alla politica risolvere i problemi

“Tramite il nostro sportello sociale – conclude la segretaria generale dello Spi Cgil di Rovigo – monitoriamo ogni giorno situazioni di grande disagio tra i nostri anziani. Noi li aiutiamo con i mezzi a nostra disposizione, ma spetta alla politica risolvere i problemi, anche strutturali, che stanno alla base di questa difficile situazione”.

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