venerdì, 30 Settembre 2022

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    Vicenza, cinque persone arrestate per una maxi frode da 500 milioni di euro nei carburanti

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    Altre persone indagate a vario titolo dalla Finanza e oggetto di provvedimenti restrittivi. Due ricercati

    Una nota della procura informa che la finanza ha arrestato cinque persone (due sono state poste agli arresti domiciliari) e ad altre due è stato imposto l’obbligo di dimora con presentazione alla polizia giudiziaria. L’intervento della Finanza ha concretizzato un’ordinanza del gip del tribunale che ha accolto la richiesta della procura. L’indagine in cui sono coinvolte a vario titolo le persone oggetto dei provvedimenti restrittivi, è di associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti nonché sottrazione al pagamento delle imposte, omessa dichiarazione ai fini dell’Iva.

    Sequestrati beni per quasi cento milioni tra cui ville e yacht

    In carcere sono finiti Murphy Saubonjian, Franco Ortenzi, Luigi Esposito (Napoli); ai domiciliari Silvia Maggio (Pianiga) e Gabriele De Matteis (Padova); Enzo Pegoraro e Maurizio Cammilli (Vigonza) hanno l’obbligo di dimora. Sono ricercate altre due persone: Antonio Passaretti (napoletano, destinatario di un provvedimento di arresto) e Giuseppe Masiello (pure napoletano, per lui disposto l’obbligo di dimora).

    Il colonnello Cosmo Virgilio, comandante provinciale della Guardia di Finanza

    Come spiega la procura, l’indagine ha preso avvio da una verifica dell’Agenzia delle dogane nel commercio dei carburanti, poi sviluppata dalla Finanza con il coordinamento della procura. Nella struttura della frode assumevano particolare importanza due depositi di carburante, uno a Sossano (gestito dalla Almi e quindi dalla Sossano carburanti) e l’altro a Villadose, nel Rodigino. Saubonjian, che ha una residenza in Croazia, era promotore e capo dell’organizzazione, così riferisce il procuratore Lino Giorgio Bruno nella sua nota, mentre il commercialista Ortenzi, romano, assieme a Esposito, Maggio e De Matteis erano tra coloro che appoggiavano, con diversi ruoli, le sue attività.

    La procura ha accertato l’emissione di fatture inesistenti per un importo di cinquecento milioni di euro, il che consentiva agli acquirenti finali, le cosiddette “pompe bianche”, ingenti profitti. Sono stati sequestrati beni per quasi cento milioni di euro, tra cui ville e uno yacht di 14 metri.

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