giovedì, 9 Febbraio 2023

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Adria: Csa in default, intervengono i sindacati: “Serve maggior confronto”

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“Da parte nostra diventa obbligo, stante la situazione rappresentata dal Direttore e dal CdA, proporre ai Lavoratori di portare anche il CSA di Adria sul tavolo della Prefettura”

Il Csa di Adria

Anche il CSA di Adria è diventato parte, a pieno titolo, del sistema RSA pubbliche che rischiano il default. Da circa un anno, infatti, si discute di orari di lavoro, come se la questione centrale fosse l’organizzazione del lavoro e il rispetto del Contratto, quando invece il vero tema, che solo ora emerge nella sua drammaticità, è lo stesso futuro dell’IPAB come soggetto pubblico di servizio residenziale ad Adria.

“Ora è chiaro a tutti che il vero tema, mai affrontato con chiarezza, era un piano di rientro – spiegano da FP CGIL Rovigo, CISL FP Padova/Rovigo e UIL FPL Rovigo -, dove ancora una volta si continua a parlare di un taglio del 20% delle ore assistenziali e che solo ieri abbiamo visto, ma che ora deve essere affiancato ad un vero e necessario piano industriale”.

“Finalmente, dopo mesi di sterili incontri, abbiamo la relazione/controllo di gestione del Direttore – continuano – dove, al milione e duecento mila euro del 2021 vi è un altro milione e trecento mila euro di previsionale in negativo. A questo si aggiunge una scopertura di cassa che a fine anno tocca il negativo massimo di esposizione in tesoreria, rischiando di mettere in discussione la stessa erogazione degli stipendi per il 2023. Siamo passati dalla modifica del modello orario al default di un Ente”.  

La Direzione infatti parla di: “…esternalizzazione di servizi a privati, convenzionamento con altre strutture  del territorio per l’ottenimento di economie di scala, trasformazione in fondazione, creazione di società in  house per la gestione dei servizi…”. “Sian passati da una semplice riorganizzazione dei turni di lavoro – constatano i sindacati -, alla totale modifica della governance, della natura giuridica di un Ente e della modifica dei rapporti contrattuali dei  Lavoratori, questione questa che anche sul piano di rientro, anche se in valutazione, rimane come un macigno  sulla testa e spalle di chi vi lavora”. 

“Hanno accusato i Lavoratori e le loro rappresentanze di mancanza di disponibilità e proposte su quale matrice di orario applicare, per la quale ancora oggi non abbiamo capito né il motivo né tanto meno come questa avrebbe determinato la riduzione delle ore e perciò dei costi, questione alla quale né Direzione, né CdA e né  Comune ci ha mai risposto e nemmeno nella relazione se ne trova traccia chiara, mentre il problema vero era piano di rientro per evitare il peggio, che stiamo valutando e sul quale chiederemo confronto”. 

“In merito poi al ruolo dell’Amministrazione Comunale -continuano – speriamo che, diversamente da quanto è avvenuto nell’ultimo incontro, vi sia un ruolo attivo nelle scelte che si dovranno necessariamente fare e non semplicemente fare da “conciliatori” su una situazione, quella degli orari di lavoro.  

“Crediamo – aggiungono i sindacati – sia anche necessario, contestualmente alla presentazione e confronto sul Piano di Rientro, un momento di approfondimento della relazione del Direttore dove i punti di discussione e di chiarimento sono molti e importanti, per poi aprire una vera discussione sulle scelte da fare nel prossimo futuro. 

“Da parte nostra diventa obbligo, stante la situazione rappresentata dal Direttore e dal CdA, proporre ai Lavoratori di portare anche il CSA di Adria sul tavolo della Prefettura. 

E concludono: “Riteniamo necessario affrontare con forza e con la più grande partecipazione e confronto un tema che, da quello che abbiamo letto, rischia di diventare una sconfitta per tutta Adria e il basso Polesine”.

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