giovedì, 9 Febbraio 2023

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Padova, Hospice Santa Chiara: “La Regione ha responsabilità precise”

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Padova, dopo quasi 30 anni chiude l’Hospice Santa Chiara: “Le cause della chiusura sono le carenze di personale”

Sabrina Doni
Sabrina Doni

“L’hospice Santa Chiara oggi chiude dopo aver dato assistenza per quasi 30 anni alle persone sofferenti, nel corso dell’ultimo tratto di vita. Mi auguro che Comune attraverso Altavita Ira e/o Regione attraverso Ulss Euganea riescano rapidamente a subentrare per un servizio tanto indispensabile quanto carente. Al momento solo Altavita Ira, la casa di riposo pubblica del Comune di Padova si è fatta carico a sue spese di parte dei pazienti”.

A chiederlo il responsabile del settore integrazione del Partito Democratico Veneto, Gianpiero Dalla Zuanna.

“Le cause della chiusura sono le carenze di personale“, prosegue Dalla Zuanna. “Appena possono, infermieri e operatori socio sanitari vanno in ospedale o in altre strutture meglio pagate e con lavoro meno gravoso, e oggi sono pochi, in Italia e nel Veneto, quindi possono scegliere. Ancor più grave l’impatto delle basse tariffe sanitarie riconosciute dalla Regione. Due fattori che rischiano di comportare altre chiusure a catena, per strutture simili. Alla radice, c’è la bassa disponibilità di fondi in Regione: i veneti ricchi non pagano l’addizionale Irpef (unica regione in Italia con l’esclusione della Basilicata, ma senza avere il suo petrolio), e così tutti i veneti hanno meno servizi”.

A Padova “perdiamo così un servizio prezioso per malati e familiari, peraltro carente in strutture pubbliche; perdiamo un presidio di grande umanità”, rimarca la segretaria provinciale del PD, Sabrina Doni. “Realtà come l’Hospice Santa Chiara, gestite da enti religiosi col supporto di contributi pubblici garantiscono quel welfare di prossimità di cui tanto si parla e che di fatto fa anche risparmiare la collettività rispetto, ad esempio, a ricoveri ospedalieri in lunga degenza”. 

Alla Regione Veneto, “che invoca continuamente l’autonomia, va ricordato che in campo sanitario già ce l’ha: deve dimostrare di saper destinare le risorse sanitarie anche a quelle realtà che, in silenzio, con grande professionalità e cuore, rispondono concretamente ai bisogni delle famiglie venete”, conclude Doni.

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