martedì, 31 Gennaio 2023

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Cento candeline per il gruppo Agesci Treviso 1

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Il gruppo Agesci Treviso 1 ha celebrato il centenario fra canti, ricordi e occasioni di riflessione

Il 10 novembre 1922 il quotidiano di ispirazione cattolica “L’Avvenire d’Italia” diede notizia, a pagina 4, che a Treviso era nato il primo reparto di esploratori “San Liberale”, guidato dal ragionier Fiorenzo Cimenti e dal cappellano don Silvio Zavan. Cento gli aderenti. Cento come gli anni che hanno appena compiuto gli scout del Treviso 1, celebrati con una mostra allestita nella sede del clan sopra il Battistero del Duomo, con una serata di fuoco di bivacco alla chiesa Votiva a cantare le canzoni che hanno accompagnato generazioni di ragazze e ragazzi col fazzolettone al collo, con l’alzabandiera e il quadrato ai Bastioni San Marco, la messa a San Nicolò, il pranzo di gruppo a Sant’Anna.

E una serata di apertura, negli Spazi Bomben della Fondazione Benetton Studi e Ricerca, in cui fare il punto e capire come e quanto la pedagogia proposta dall’Agesci costituisca ancora oggi un metodo educativo valido per la formazione di cittadini coraggiosi. Perché al di là delle foto storiche, degli archivi e dei cimeli che emozionano chiunque abbia preso parte alla vita associativa del gruppo, quello che gli organizzatori del Centenario hanno voluto mettere in evidenza è che la storia continua: dare spazio alla memoria è importante, ma la memoria è una base granitica per guardare al presente, fra nuove frontiere e nuove sfide.

Un gruppo, quello del Treviso 1, che alla fine della Prima Guerra Mondiale trovò fra i suoi massimi sostenitori Enzo Demattè, trentino di nascita e trevigiano di adozione: scrittore, saggista e poeta, Demattè fu consigliere comunale ai Trecento, assessore alla cultura e alla gioventù nella giunta guidata dal sindaco Bruno Marton. Fu lui, considerato “padre” del gruppo, a rifondare l’Asci che il fascismo aveva messo fuorilegge. Dirigente regionale e nazionale dal 1946 al 1966, Demattè diede un forte impulso allo sviluppo del movimento, in un momento storico nel quale molti sacerdoti consideravano lo scoutismo controcorrente rispetto all’Azione Cattolica. I suoi scritti, conservati in Fondazione Benetton, testimoniano i valori e le azioni (fra tutte, la presenza attiva nei giorni tragici della catastrofe del Vajont) degli associati.

Lo scoutismo oggi

È lecito chiedersi, in un’occasione come questa, se e quanto lo scoutismo possa essere ancora importante nello sviluppo sociale e comunitario di una città. Forse la risposta più bella è quel branco di lupetti che sopravvive a se stesso nel quartiere di Santa Bona: un quartiere popolare, di periferia, in cui negli anni Ottanta la parrocchia chiedeva proprio agli scout di farsi carico del disagio. Che all’epoca significava soprattutto droga. Qui, in un territorio che negli anni è profondamente cambiato dal punto di vista sociale e dei bisogni, adesso è la scuola e non più la parrocchia l’agenzia di reclutamento di nuovi lupetti. E quel branco, che alla fine del primo decennio del Duemila sembrava destinato a chiudere i battenti, è sempre più numeroso, multietnico, include musulmani e non credenti.

Scoutismo quindi come capacità di ascolto dei fenomeni del territorio, come chiamata per la frontiera. Con una missione – fedele a quello “Scouting for boys” di Lord Robert Baden Powell, pubblicato nel 1908 e dopo oltre un secolo modello educativo in tutto il mondo – che è sempre di più una sfida: affrontare con uno sguardo di speranza e di coraggio l’educazione dei bambini e dei ragazzi, per dare impulso e direzione alla ricerca di un bene comune sempre più vero e rispettoso delle singole persone e delle comunità. Insomma, gettare le basi per la realizzazione di cittadini consapevoli e coraggiosi.

Ragazze e ragazzi oggi, donne e uomini domani, per i quali (proprio come nel titolo della serata introduttiva, tratto da una delle canzoni simbolo della Route nazionale del 1986 ai Piani di Pezza in Abruzzo alla quale presero parte 14mila rover e scolte) stare buoni non basta. Per cambiare il mondo bisogna agire, mettersi a disposizione, servire. Del resto – come ha ricordato Andrea Cereser, ex scout e ora sindaco di San Donà di Piave, che ha portato la propria testimonianza – dentro quella legge scout sulla quale si promette da piccoli le basi ci sono tutte per continuare anche da adulti a diffondere i valori e lo stile dello scoutismo. Una promessa che dura tutta la vita.

Sara Salin

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