domenica, 29 Gennaio 2023

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Veneto, sanità: mancano medici di medicina generale

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586 zone carenti in Veneto, che dovrebbero ridursi grazie al bando rivolto ai medici che ha già ricevuto 250 domande

“Non abbiamo mai nascosto che esiste una situazione di emergenza per quanto
riguarda i medici di base, ma è un problema che attanaglia tutta Italia e che si è
acuito dopo la fase calda del Covid. Come Regione stiamo mettendo in campo
tutte le contromisure possibili e anche tutte le Regioni italiane, con una lettera del
Presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga al Ministro Schillaci, hanno
chiesto di riprendere celermente il confronto su un documento che abbiamo inviato
a giugno con proposte per interventi sia emergenziali che strutturali”.
Lo ha detto l’Assessore alla Sanità della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, nel
corso di un punto stampa convocato per fare il punto sulla situazione della
medicina territoriale.

“A livello nazionale – ha aggiunto – vanno trovate risposte a una professione che
non è evidentemente più appetibile come un tempo lavorando sui carichi di lavoro,
sugli aspetti incentivanti, sulla burocrazia che grava sugli mmg, sulla qualità della
vita. Detto questo, in Veneto la situazione è di emergenza, ma non drammatica
come da alcune parti la si vuole descrivere. Oggi abbiamo in attività 2.766 medici
di medicina generale. Dal 2023 al 2025 sono previsti 462 pensionamenti (calcolati
sull’età di 70 anni prevista per la categoria), ma nello stesso periodo i corsi di
formazione triennali in atto diplomeranno 589 nuovi medici. Bisogna anche
spiegarsi bene su cosa si intende per zone carenti, che non necessariamente
corrispondono in toto in cittadini senza assistenza, anzi”.

L’ultimo corso di formazione specifica in medicina generale 2022-2025, che sarà
bandito entro dicembre in concomitanza con tutte le altre Regioni italiane, utilizza
anche i fondi provenienti dal Pnrr, che producono 66 borse, da aggiungere alle 160
di finanziamento ordinario regionale per il primo anno. Altre verranno finanziate
non appena definito il riparto nazionale derivante dal cosiddetto “decreto
Calabria”.

“A proposito – ha detto l’Assessore – va ricordato che la Regione Veneto ha
deciso di utilizzare tutte le risorse messe a disposizione (compreso il contributo
per le spese di organizzazione) e che non abbiamo mai rinunciato né a un
finanziamento né a un posto per la formazione.”

L’Assessore, affiancata dal Direttore Generale Regionale Luciano Flor, ha
precisato che in questo momento le zone carenti in Veneto sono 586, che però si
ridurranno a 346 grazie al bando rivolto ai medici per la loro copertura, che si
chiude il 15 dicembre prossimo, che ha già ricevuto 250 domande.
“Per zona carente – ha spiegato Flor si intende che in un determinato ambito è
venuto a mancare il medico, ma ciò non significa che tutti i cittadini di quella zona
rimangano senza assistenza, anzi. Le persone in zona carente vengono assistite con
varie modalità: inserendole in un medico che ha accettato di portare il suo
massimale da 1.500 a 1.800, o affidandole a medici temporanei e/o sostituti (i
medici che stanno frequentando gli anni di specializzazione, affiancati da un
tutor)”.

In questo modo si stima che circa il 70% delle persone in zona carente abbiano
comunque assistenza. Per le rimanenti, l’attesa di averne uno è stimata da pochi
giorni a poche settimane, durante le quali, per ogni necessità, anche di semplici
certificazioni, è a disposizione la guardia medica.

Per il prossimo futuro, la Lanzarin ha anche annunciato un Tavolo di Confronto
con i Medici di Medicina Generale “nel quale ragioneremo di un modello assistenziale generale per tutto il territorio, sulla base delle necessità dello stesso, area per area. Vogliamo portare avanti un lavoro comune e condiviso, base per le scelte migliori che
andranno fatte”.

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