martedì, 31 Gennaio 2023

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Giorgio Cavazzano, il grande maestro del fumetto (si) racconta

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Intervista a Francesco Verni, autore del libro-intervista dedicato al fumettista veneziano Giorgio Cavazzano.

Giorgio Cavazzano è un gigante del fumetto. Un disegnatore che è riuscito a diventare un maestro e come tale è riconosciuto in tutto il mondo. Raccontare una carriera (e una vita!) del genere è un’impresa (quasi) impossibile, per questo sono rimasto a bocca aperta di fronte allo splendido volume “Giorgio Cavazzano, un veneziano alla corte del fumetto”, scritto da Francesco Verni e pubblicato da Sergio Bonelli Editore. Un libro che è subito entrato in cima alla mia personalissima lista dei regali da ricevere a Natale. Ma per saperne un po’ di più ho fatto una chiacchierata con Francesco Verni.

L’INTERVISTA

Ciao Francesco com’è nata l’idea di un volume del genere?

Capitava spesso durante le cene, le serate e i viaggi vissuti assieme che dicessi a Giorgio “sarebbe bello farci un libro con queste storie”. Qualche anno fane stavamo parlando davanti ad un Prosecco allo stesso tavolo di Simone Airoldi (DG della Sergio Bonelli Editore) che ci guarda e dice, serissimo: “Lo faccio io”. La strada è stata lunga, ma alla fine eccoci qua.

Come hai fatto a riassumere 50 anni di carriera – e che carriera! – in un solo volume?

Il mio intento principale di questa biografia-intervista era far emergere l’uomo Giorgio oltre all’artista Cavazzano (immenso). Ho voluto che raccontasse la sua vita anche per gettare una luce diversa sul suo magistrale lavoro. Si segue la sua “buona stella” che lo porterà a 12 anni a diventare assistente di Romano Scarpa, ma si scopre anche che per due volte ha rischiato di lasciarci le penne. Poi gli incontri, da Federico Fellini a Hugo Pratt, ma anche quello con l’amore della sua vita, Elena.

Sei legato a Cavazzano da una profonda amicizia. Credi che questo aspetto abbia influito sul modo di conoscere l’artista Cavazzano?

Sicuramente ha aiutato lo sviluppo dell’intervista. Dopo vent’anni di amicizia, le storie che volevo raccontasse Giorgio le conoscevo bene e sapevo dove andare a parare con le domande. Ammetto che il primo incontro, nel 2002, in una lontana Treviso Comics era stato proprio da fan. Poi, passo dopo passo, amicizia e stima reciproca sono cresciuti, tanto che da 15 anni curo tutte le sue mostre.

Scrivendo questo libro hai scoperto qualcosa di Cavazzano che ancora non conoscevi?

Assolutamente. Mi ha colpito l’assoluta onestà intellettuale nel non voler censurare nulla, nel dire la verità degli eventi. Una cosa rara: tutti puntano a una cosmesi della propria storia, ma Giorgio ammette con sincerità anche gli errori. Non è da tutti.

Leggere il tuo libro significa fare un viaggio nell’età dell’oro del fumetto italiano. Cosa ne pensi della scena attuale?

Il mondo del fumetto sta cambiando in maniera fulminea proprio come quello della musica. Ora per fortuna troviamo il fumettonelle librerie, mentre fino a qualche anno fa era considerato letteratura di serie B (se non Z).È un passo importante. Da un lato credo che oggi manchino i grandi autori, in Italia sono pochi, mi vengono in mente Gipi e Zerocalcare, e proprio per il mio essere boomer, ammetto di sentire la nostalgia di quando per fare un fumetto era necessario sapere disegnare. L’omologazione, più che negli stili, sta però proprio nella scrittura: i social ci hanno fatto credere di essere il centro dell’universo. Manca l’essere capaci di volare alto: ma per questo serve cultura, conoscenza e vero talento.

Dacci un motivo per leggere il tuo libro e uno per regalarlo

Perché all’interno c’è perfino un’esperienza di premorte (con tanto di visione beatifica) e una profezia di Hugo Pratt quasi inquietante. Perché leggendolo si ride a crepapelle, ci si commuove e si capisce che “fantastica storia” sia la vita, anche quella di un grande artista. È un’ottima strenna natalizia, non solo perché pieno di storie che fanno sognare e di disegni incredibili, ma anche perché se mi scrivete su Facebook ve lo autografo e dedico! (ride, Ndr).

Serve aggiungere altro? Direi proprio di no. Anzi sì: buone feste!

Giacomo Brunoro

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