martedì, 31 Gennaio 2023

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Covid e tamponi rapidi: Crisanti lascia l’Università di Padova

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Crisanti lascia l’Università di Padova per l’indagine sui tamponi rapidi. Scandalo in Veneto

«A partire da oggi lascio l’Università di Padova». Lo ha detto all’ANSA il sen. Andrea Crisanti, che all’Ateneo padovano ricopriva il ruolo di docente ordinario di microbiologia. La decisione, ha proseguito Crisanti, è legata all’indagine sui tamponi rapidi della Procura di Padova, e alla diffusione di alcune intercettazioni telefoniche che lo riguardano. Senza voler entrare nel merito, Crisanti ha aggiunto di volere «essere libero di prendere ogni decisione che mi riguarda, visto anche – ha concluso – che vi sono molte intercettazioni che riguardano anche altri docenti dell’Università».

Covid, Crisanti e tamponi rapidi, stasera su Report le intercettazioni

La notizia delle Dimissioni di Crisanti dall’Università è segnata da una serie di curiosità e dietrologie che verranno verosimilmente risolte dalla puntata di Report di questa sera alle 21.25. La più grande circa le intercettazioni che lo riguardano, una delle quali attribuita a Luca Zaia pare essere “lo farò schiantare”. Senza dubbio, è scoppiato un vero e proprio scandalo in Veneto su Covid e tamponi rapidi.

Covid e tamponi rapidi, ripercorriamo le tappe

Per riannodare i fatti bisogna partire dall’indagine padovana, nata
dall’esposto di Crisanti nel novembre 2020, nel quale è allegato lo studio sui test antigenici Abbott Panbio. Secondo il microbiologo (oggi senatore del Pd) sono efficaci solo nel 70% dei casi e non nel 90, come invece attestato dal produttore.
Durante la seconda ondata pandemica il modello Veneto si perde: 1600 morti in più rispetto alla media nazionale, riferisce Report. Per capire se ciò possa essere stato causato anche dal ricorso diffuso agli antigenici, i pm avrebbero indagato e scoperto che Roberto Rigoli, direttore della microbiologia di Treviso incaricato di confermare l’idoneità clinico-scientifica dei tamponi, non avrebbe svolto il compito. Lui sostiene di aver provato il kit Abbott «su alcuni soggetti il cui risultato era già noto» e che la corrispondenza «è sovrapponibile nella totalità dei campioni esaminati», quindi ha dato l’ok alla fornitura: due affidamenti diretti da 2 milioni di euro.
Ma la procura di Padova, così come sosterrebbe lo studio dello stesso Crisanti, non gli crede. A luglio avrebbe chiesto il rinvio a giudizio per Rigoli e per Patrizia Simionato, direttrice generale pro tempore di Azienda Zero, centrale regionale per gli acquisti. Il gip non ha ancora deciso.
Agli atti, le telefonate di Zaia con
Roberto Toniolo di Azienda Zero. Sicuramente la questione si infittisce e ci vorrà molto prima di riuscire a raggiungere una verità oggettiva.

 

Enrico Caccin

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