lunedì, 15 Aprile 2024
HomeNazionaleCovid, chiusa l’inchiesta sull’epidemia bergamasca

Covid, chiusa l’inchiesta sull’epidemia bergamasca

Tempo di lettura: 2 minuti circa

Covid-19, chiusa l’inchiesta per epidemia colposa sulla Bergamasca: 19 indagati tra cui Fontana, l’ex premier Conte e l’ex ministro della Salute Speranza

L’inchiesta per epidemia colposa che coinvolge 19 indagati, tra cui l’ex premier Giuseppe Conte, l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, il Governatore della Lombardia Attilio Fontana e l’ex assessore della sanità lombardo Giulio Gallera, è stata chiusa tre anni dopo lo scoppio della pandemia di Covid che ha causato oltre 6mila morti in più nella Bergamasca rispetto alla media dell’anno precedente. L’indagine, condotta dai pm Silvia Marchina, Paolo Mandurino e dal procuratore aggiunto di Bergamo Cristina Rota, ha cercato di individuare le responsabilità della tragedia e ha portato all’emissione di 17 avvisi di conclusione delle indagini per i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio e anche falso.

Covid nel bergamasco: responsabilità e nomi dell’inchiesta

L’indagine ha coinvolto il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro, il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, il coordinatore dell’allora Comitato Scientifico Agostino Miozzo, l’ex capo della protezione civile Angelo Borrelli e tra i tecnici del ministero della salute l’ex dirigente Francesco Maraglino. Inoltre, Conte e Speranza dovranno essere rinviati al Tribunale dei Ministri. La ricostruzione dei fatti è partita dal 5 gennaio 2020, quando l’Oms aveva lanciato l’allarme globale a tutti i paesi, e si è avvalsa di una maxi consulenza firmata da Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova.

Inchiesta Covid: punti al centro dell’indagine e le conseguenze per i soggetti indagati

L’inchiesta ha portato alla luce alcune omissioni, tra cui la mancata istituzione di una zona rossa in Val Seriana e i mancati aggiornamenti del piano pandemico. L’attività investigativa si è avvalsa dell’analisi di una rilevante mole di documenti informatici o cartacei, di migliaia di mail e di chat telefoniche in uso ai soggetti interessati dall’attività investigativa, oltre che nell’audizione di centinaia di persone informate sui fatti. Gli inquirenti hanno focalizzato la loro attenzione sulla mancata istituzione di una zona rossa uguale a quella disposta nel Lodigiano e sull’applicazione di un piano pandemico datato al 2006, che avrebbe potuto contenere la trasmissione del Covid, ma che non è stato aggiornato.

Enrico Caccin

Le più lette