venerdì, 23 Febbraio 2024
 
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L’Università Ca’ Foscari indaga l’antica realtà di Jesolo

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Si è svolta tra settembre e ottobre una nuova tranche della campagna di scavi che sta indagando il cimitero altomedievale a San Mauro

Lo studio di un cimitero altomedievale consentirà di fare luce sulla vita dell’antica comunità di Jesolo. Sono stati presentati, in municipio a Jesolo, i risultati della nuova campagna di scavi, condotta tra settembre e ottobre, sull’area del monastero di San Mauro, in prossimità del complesso monumentale delle Antiche Mura. Le indagini sono state portate avanti dagli archeologi del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

Le attuali ricerche, avviate nel 2018, hanno messo in luce una sequenza insediativa che dal VI secolo arriva fino al XIII-XIV. Da un paio di anni le indagini sono state principalmente indirizzate all’esplorazione delle fasi cimiteriali collegate ad un complesso ecclesiastico, di cui sono state poste in luce due principali fasi edilizie: la prima, alto-medievale, è costituita da una chiesa absidata ad una sola navata provvista di portico; la seconda, databile al pieno medioevo, documenta un ampliamento a tre navate scandite da pilastri.

Scavi archeologici a Jesolo, ecco i risultati dell’ultima campagna di ricerca

Nel corso dell’ultima campagna di scavo si è valutata l’opportunità di ampliare ulteriormente l’indagine nell’area cimiteriale per acquisire un campione significativo per lo studio del profilo biologico di una comunità della laguna di Venezia nel lungo periodo. Oltre al profilo strettamente biologico (età, sesso, cause della morte, malattie), l’analisi delle 136 tombe rinvenute (per un totale di circa 170 individui) permetterà di mettere a fuoco aspetti della socialità di questo gruppo di individui, mettendone in evidenza comportamenti alimentari (cosa mangiavano) e relazionali, facendo emergere per la prima volta i tratti caratterizzanti una delle comunità lagunari nel lungo periodo.

Durante gli scavi è stato inoltre rinvenuto uno scheletro molto particolare, afflitto da una grave e rara patologia chiamata osteocondrite. Si tratta del caso più grave di osteocondromi multipli mai registrato nella documentazione paleopatologica internazionale. Lo scheletro in esame è il primo caso proveniente da un contesto archeologico italiano.

La ricerca di quest’anno ha permesso, anche di acquisire nuove conoscenze sull’insediamento che si è sviluppato nell’isolotto di San Mauro all’inizio dell’Alto Medioevo, prima della realizzazione degli edifici religiosi: edifici in legno con focolari a terra che sembrano aver subito interventi di risistemazione e riorganizzazione interna nel breve periodo di utilizzo. Questi rinvenimenti continuano a fornirci informazioni importanti per comprendere molti aspetti della vita e dell’ambiente nell’antica Equilo.

Scavi archeologici a Jesolo, ecco le prospettive scientifiche degli studi

La ricerca si svolge grazie all’appoggio e al supporto economico dell’Amministrazione Comunale di Jesolo e al finanziamento Fondo Scavi di Ca’ Foscari. Esso si avvale inoltre di un nutrito numero di collaborazioni scientifiche. La ricerca, in concessione ministeriale, è diretta da Sauro Gelichi, Professore Ordinario del Dipartimento di Studi Umanistici, con la collaborazione sul campo di Silvia Cadamuro, Roberto Rizzo e Mirko Furlanetto e, per la parte di studio antropologico, di Serena Viva e Norma Lonoce.

“Anche con lo scavo di quest’anno – sottolinea il professor Gelichi – prosegue la ricerca sull’area cimiteriale collegata alla chiesa di San Mauro. Le scoperte sensazionali non mancano, ma l’eccezionalità dell’esempio jesolano si qualifica anche per l’interdisciplinarietà dell’approccio e l’interazione con i più avanzati strumenti nella diagnostica archeologica. Per parte nostra riteniamo che le nuove narrazioni che l’archeologia sta facendo emergere dal sottosuolo dell’antica Equilo, dovranno trovare opportuna destinazione in un progetto di condivisione pubblica”.

“Ancora una volta il grande lavoro di tutte le persone impegnate, che hanno potuto operare grazie al fondamentale supporto della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha dato i suoi frutti restituendoci la fotografia di una società complessa e accogliente, capace di prendersi cura anche dei soggetti con gravi patologie senza escluderli”, commentano il sindaco di Jesolo Christofer De Zotti e l’assessore alla cultura Debora Gonella.

Scavi archeologici a Jesolo, il ruolo della Soprintendenza

Tutta l’attività d’indagine è seguita con particolare interesse dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Alla presentazione dei risultati degli scavi è intervenuta la funzionaria archeologa Sara Bini. “Le indagini condotte dagli enti di ricerca grazie alla concessione di scavo prevista dalla normativa sul Patrimonio Archeologico – sottolinea Fabrizio Magani, Soprintendente per il comune di Venezia e della sua Laguna rappresentano sempre un importante momento di approfondimento per conoscere il territorio. I risultati ottenuti da questi scavi permettono inoltre di comprendere meglio le dinamiche storico-archeologiche che hanno interessato un determinato ambiente e, conseguentemente, di utilizzare al meglio gli strumenti di tutela propri del nostro ufficio”.

 
 
 

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