martedì, 21 Maggio 2024
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Migranti, accordo Meloni-Rama: centri di accoglienza italiani in Albania, fino a 36mila migranti all’anno

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Protocollo d’intesa tra Italia e Albania in materia di gestione dei flussi migranti

La misura prevede di allestire “Due centri in cui i migranti resteranno il tempo necessario per le procedure e una volta a regime nei centri ci potrà essere un flusso annuale complessivo di 36 mila persone” afferma la premier.

“L’accordo non riguarda i minori e donne in gravidanza ed i soggetti vulnerabili. La giurisdizione sarà italiana. L’Albania collabora sulla sorveglianza esterna delle strutture. All’accordo che disegna la cornice, seguiranno una serie di protocolli. Contiamo di rendere operativi i centri nella primavera”, ha precisato Meloni.

Il protocollo d’intesa tra Italia e Albania sulla gestione dei flussi migratori siglato oggi a Palazzo Chigi, a quanto si apprende, non si applica agli immigrati che giungono sulle coste e sul territorio italiani ma a quelli salvati nel Mediterraneo da navi italiane, come quelle di Marina e Gdf, non quelle delle ong.

Al porto di Shengjin, l’Italia si occuperà delle procedure di sbarco e identificazione e realizzerà un centro di prima accoglienza e screening. A Gjader, nel nord ovest dell’Albania, realizzerà una struttura modello Cpr per le successive procedure.

I dubbi di Bruxelles sull’accordo sono tanti. La Commissione Europea, spiega infatti un portavoce di Palazzo Berlaymont, “è importante che qualsiasi accordo rispetti pienamente il diritto comunitario e internazionale”.

L’ex ministro Graziano Delrio boccia senza appello, con tre parole, l’accordo Italia-Albania: “Inefficace, propagandistico, costoso! Si rischia di configurare un reato di respingimento e l’Italia, già nel 2012, è stata condannata su questo punto. Gli inglesi ci hanno già provato con un accordo simile con il Ruanda, ma la Suprema Corte ne ha impedito l’applicazione. Quindi basterà un ricorso è una pronuncia del tribunale italiano per bloccare tutto. Quest’accordo potrebbe rivelarsi una misura di sola propaganda”.

Giulia Sciarrotta

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