sabato, 24 Febbraio 2024
 
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Ditte aperte e chiuse, evasione da 1,3 milioni di euro in provincia di Treviso

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Tre imprenditori, scoperti dalla Guardia di Finanza, creavano nuove società identiche per non pagare le tasse

In gergo vengono chiamate società “apri e chiudi”: si crea un’impresa, poi la si chiude senza saldare i debiti con il Fisco, per riaprire subito dopo una nuova società che prosegue la stessa attività della precedente, e così via. Le Fiamme Gialle del Comando provinciale di Treviso, con un’operazione di polizia giudiziaria ribattezzata “Bosco di carta”, hanno individuato quattro imprese di questo tipo, attive nel commercio all’ingrosso di articoli di cartoleria, con sede in provincia. Secondo quanto scoperto dalla Guardia di Finanza, le ditte in questione, dal 2016 al 2020, hanno omesso di dichiarare una base imponibile di 2,5 milioni di euro, per un’evasione di imposte, tra Irpef e Iva, pari a 1,3 milioni di euro. I tre amministratori italiani delle imprese, che, oltre a svolgere attività cartotecniche, prestavano anche servizi di consulenza ed elaborazione grafica e pubblicitaria di immagini, sono stati segnalati alla locale Procura della Repubblica, a vario titolo, per i reati tributari di omessa e infedele dichiarazione.

Dopo due anni l’impresa chiudeva e un’altra proseguiva con la sede, fornitori, clienti

Le indagini dei finanzieri del Gruppo Treviso, nate dall’approfondimento di alcune segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio, da cui emergeva un anomalo e cospicuo  ricorso a prelievi e versamenti di denaro contante, hanno permesso di accertare come le imprese, tutte amministrate da persone legate da vincoli di parentela, abbiano esercitato le loro attività economiche per un ristretto lasso temporale (circa 2 anni), succedendosi nel tempo e trasferendo dall’una all’altra il personale dipendente, i beni strumentali, i contratti d’appalto in corso di esecuzione e ogni altro rapporto commerciale con clienti e fornitori. Si tratta di vere e proprie imprese “apri e chiudi” che, dopo essere divenute insolventi con l’amministrazione finanziaria, hanno “passato il testimone” alla successiva impresa costituita ad hoc, che ha continuato a operare sempre nello stesso luogo, con gli stessi clienti e fornitori, cambiando solo la denominazione e la partita Iva.

L’operazione della Guardia di Finanza di Treviso ha avuto il fine di colpire il comportamento di chi agisce nel mercato in modo sleale, a beneficio degli operatori economici onesti e rispettosi delle regole: il sistematico ricorso a imprese “di comodo”, costituite una dopo l’altra per favorire l’evasione fiscale, consente infatti di applicare prezzi altamente competitivi, in danno delle imprese che rispettano la legge, costrette a sostenere costi maggiori.

 
 
 

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