sabato, 24 Febbraio 2024
 
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Ubaldo Lonardi: “Fiera di Padova, una fine premeditata”

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L’esponente dell’opposizione è critico sulle scelte degli ultimi anni e sul piano di rinnovamento: “La scelta della gestione diretta non può che portare ad un sostanziale fallimento”

Si avvicina la fine dell’anno, e con essa i ilanci delle attività. La Fiera di Padova segnerà una passività annunciata di 6milioni di euro, anche se le previsioni iniziali parlavano di circa 8,2 milioni di euro di disavanzo. Il grande piano di rinnovamento, le manifestazioni e le strutture espositive, il nuovo Centro Congressi e l’eccellenza dello Smart Competence Center sembra non siano sufficienti per riportare i bilanci in positivo.

“L’ultima manifestazione “Vamping Expo Padova” – spiega Ubaldo Lonardi, vicepresidente del Consiglio Comunale – è proprio il sinonimo della situazione che sta vivendo il polo fieristico di Padova: lo svapo, la Fiera “andata in fumo”. Una fine ingloriosa dopo oltre 100 anni di attività. Un esito con molte concause ma perseguito razionalmente dal sindaco Sergio Giordani in accordo con i vertici delle categorie economiche che gestiscono la Camera di Commercio. L’origine di questa scelta è stata quella di voler cimentarsi come soggetto capace di fare “fiera” riunendo in un’unica società, l’ingente proprietà immobiliare del Comune e le risorse finanziare della Camera di Commercio, implicandosi così direttamente in una sfida il cui esito era già scritto, Covid o non Covid.

È chiaro che l’epoca che stiamo vivendo ha segnato un momento difficile per tutti gli enti fieristici del mondo, ma la gran parte di questi è ripartita innovando e stringendo alleanze strategiche: la scelta padovana di cimentarsi in una gestione diretta non poteva che portare ad un sostanziale fallimento. Non è valsa la ricerca di direttori generali, venduti come il non plus ultra della competenza ma che si sono dimostrati sostanzialmente incapaci andandosene tra l’altro dopo aver fatto approvare piani di sviluppo a cui evidentemente loro per primi non credevano.

La questione del Covid quanto ha inciso?

Ha inciso certamente, ma paradossalmente con i ristori del Governo ha consentito di avere l’unico risultato positivo di questi anni. Purtroppo, il tempo di chiusura forzata non è stato sfruttato come occasione per progettare e cercare accordi strategici fondamentali, anche con enti fieristici stranieri, per affrontare il futuro. Gli stessi accordi che invece ha fatto Fiera di Vicenza, colpita dal Covid come Padova, ma che ha attualmente un portafoglio di manifestazioni importanti per il territorio, in sinergia con la Fiera di Rimini.

La Camera di Commercio ha presentato diversi progetti di rilancio.

Si, ha presentato due progetti, uno redatto da Sinloc nel 2018 che è servito solo a giustificare la richiesta di un aumento di capitale di oltre 60milioni di euro a cui il Comune di Padova ha aderito cedendo tutta la proprietà immobiliare (per un valore di oltre 30 milioni di euro) e un altro lo scorso anno presentato da Padova Hall che prevedeva la realizzazione di un autentico distretto dell’innovazione. Il padiglione 15 doveva essere dedicato al cibo: uno spazio food aperto tutto l’anno anche ai cittadini. Sulla sommità del padiglione 11 doveva sorgere un hotel da 350 camere con un costo di 22,5 milioni di euro da ultimare nel 2025. Ambedue questi piani si sono dimostrati fasulli. Anche la presentazione di questo progetto è servita per convincere i consiglieri di maggioranza del Comune di Padova ad approvare un ulteriore aumento di capitale (sei milioni di euro) per far fronte ai debiti accumulati. Le dimensioni dell’albergo previsto sono già state dimezzate e chi costruirà non sarà più la Fiera ma si deciderà di cercare un investitore privato, come era prevedibile. L’opposizione in Consiglio Comunale ha sempre stigmatizzato queste manovre di facciate, spudoratamente impraticabili.

Il Centro Congressi ha rappresentato uno spartiacque importante per la Fiera di Padova?  

Il Centro congressi è stato inaugurato oltre 15 anni dopo la decisione di costruirlo, in un momento storico in cui la congressistica si è ridotta di oltre il 50%. Il presidente della Fiera ribadisce che il portafoglio di eventi è gonfio, bisogna vedere quello economico. Per questo, dopo il primo anno di attività, chiediamo una valutazione dei costi e dei benefici del Centro Congressi e di come chiuderà il bilancio. Vale a dire non solo quanti congressisti sono arrivati a Padova, ma anche quanti giorni hanno soggiornato. La speranza è che il Centro Congressi non venga travolto dalla défaillance della Fiera nel fallimento del progetto complessivo.

Come si è giunti a questa situazione?

Abbiamo dichiarato ancora nel 2018 che l’idea del Sindaco era quella di uno sfruttamento immobiliare dell’area fieristica di notevole pregio e quindi di valore economico. Un’area su cui ha posto la sua attenzione l’Università di Padova che si ritrova ad avere grandi risorse economiche e che sta investendo molto nel suo patrimonio immobiliare, portando nell’asse di via Venezia gran parte degli Istituti afferenti il dipartimento di Ingegneria. Nessuno mette in dubbio il valore dell’Università. Abbiamo contestato solo l’impostazione che si è concretizzata nella realizzazione di aule universitarie per 3 mila studenti al posto del padiglione due. Una scelta che credo non sia la più adeguata in considerazione dell’altissimo valore economico dell’area che viene sacrificata.

Come lo vede il futuro della Fiera?

Credo siano state fatte scelte sbagliate sia a livello immobiliare che strategico. A fronte di continui bilanci negativi è chiaro che lo spazio dell’Università sarà destinato ad allargarsi ed è un peccato. Vi sono aree parimenti centrali a Padova, attualmente di basso valore economico, che potevano consentire all’Università di attuare gli ampliamenti di cui necessita, contribuendo nello stesso tempo al recupero di queste, vedi tutta l’area Borgo Magno. Polo dell’innovazione – competence center sono belle idee che però stanno in piedi finché ci sono risorse da investirvi a fondo perduto.

In questi anni sono stati spesi milioni, fatti progetti, rendering, creato aspettative e illusioni anche per i cittadini, ma il bilancio della Fiera continua ad essere un profondo rosso. Le manifestazioni più importanti sono state vendute, come Auto e Moto d’epoca. La Fiera ha fagocitato in questi 6 anni di gestione “Giordani” oltre 70 milioni in aumenti di capitale e oltre 20 milioni di risultato economico negativo. Il Comune compartecipa al 50% al risultato negativo. Francamente la situazione appare irreversibile. Non credo all’albergo in Fiera. Il padiglione del food è superato come il fallimento del “Fico” di Bologna insegna.

A questo punto le categorie economiche dovrebbero assumersi direttamente la responsabilità di proseguire il percorso della autodistruzione, o trovare idee innovative come stanno facendo tutte le aziende, questo sì che servirebbe. E’ necessario partire dai risultati ottenuti e, senza operazioni d’immagine ingannevoli, guardare e coinvolgere le esperienze fieristiche migliori nel mondo. Se i saloni si susseguissero a ritmo battente con una presenza importante di espositori, avrebbe senso anche un bilancio in rosso perché la città ne guadagnerebbe. Oggi, purtroppo, non è così.

 
 
 

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