mercoledì, 28 Febbraio 2024
 
HomePadovanoLe terme "diseguali", l'architetto Boaretto commenta: "L’urbanistica non deve essere una disciplina...

Le terme “diseguali”, l’architetto Boaretto commenta: “L’urbanistica non deve essere una disciplina asettica”

Tempo di lettura: 7 minuti circa

Riceviamo e pubblichiamo questo contenuto dall’architetto Emanuele Boaretto sulla situazione delle terme e su loro futuro

“Recentemente ho avuto modo di leggere una interessante pubblicazione dal titolo “A piedi nudi sul cemento” di Michele Munafò e Luisa De Biasio Calimani. Il testo si avvale dei contributi di molti professionisti nel campo dell’Urbanistica, dell’Architettura, della Filosofia, dell’economia, dell’Antropologia e molto altri”.

“La lettura dei contenuti inevitabilmente porta sicuramente alla comprensione del mondo che ci circonda, ai fenomeni che ci aiutano o che ci costringono, allo sviluppo economico in determinate direzioni e all’abbandono di altre.

“Mettendo poi insieme le informazioni che quotidianamente ci vengono passate dai media, le decisioni delle amministrazioni dei territori ed il vissuto delle comunità termali, si coglie la distonia del sistema, la stonatura delle scelte e il tradimento della vocazione naturale dei territori.

“Possiamo affermare che esiste una evidente e marcata contraddittorietà nel governo dell’insieme, forme, valutazioni, decisioni “diseguali”.

“Per comprendere meglio ciò che si va affermando e per entrare nel merito delle affermazioni, mi aiuterò con alcuni passaggi utili a guidarci nelle riflessioni che intendo sottoporvi.

“Un mantra che riecheggia ovunque, dopo la drammatica esperienza della pandemia, è “il mondo è cambiato”. E che sia cambiato lo vediamo tutti i giorni. Ci siamo accorti del riscaldamento globale, sempre di più degli eventi climatici estremi, del lavoro agile, del desiderio di avere più tempo libero (mettendo in secondo piano il reddito), la carenza di mano d’opera in tutti i settori, e molto altro. Questo impone un grande e profondo ripensamento in molteplici direzioni e l’Europa si è messa alla testa di questo ripensamento proponendo, per come eravamo abituati, radicali interventi non sempre indolori, che dovrebbero essere fatti propri dalle gerarchie di governo in una consonanza complessiva.

“La Commissione Europea ha individuato nei due pilastri del Green Deal e della digitalizzazione la resilienza delle nostre società. Tra le diverse priorità per il futuro che la commissione ha individuato e che ci riguardano molto da vicino sono soprattutto: tutelare la presenza e il contatto con la natura per i futuri cittadini e una grande attenzione alle risorse naturali non rinnovabili come il suolo.

“E ancora, il modello urbano non deve essere basato sulla “densificazione” (termine usato nel recente Masterplan di Montegrotto 2050. Da notare che nel titolo del Masterplan al paese è stato tolto il termine identificativo “Terme”), valorizzando al massimo i vuoti con lo scopo che restino tali.

“La subdola teoria della “densificazione” ha fornito la giustificazione a Leggi, procedimenti e accordi pubblico privati subalterni alla rendita.

“L’Urbanistica contemporanea deve capovolgere questa nuova filosofia della “densificazione”, partendo proprio dai vuoti (dismissioni, edifici abbandonati, aree ancora libere) evitando di coprirli di cemento, come ha fatto fino ad ora, salvandoli dall’impermeabilizzazione riempiendoli di verde e di vita.

“Antonio Caderna scriveva che dagli anni 50 si è progressivamente “degradato quel paesaggio di cui per generazioni siamo stati artefici, distruggendo l’identità culturale tra fondale e attore”. E qui la riflessione corre veloce al nostro territorio, alle nostre Terme, considerata la stazione termale più grande d’Europa per la salute preventiva che ha visto la sua vocazione termale, curativa e di soggiorno, sostituita in maniera inarrestabile ed irreversibile dalla logica della residenza che ha soffocato in un mare di cemento l’industria turistico termale.

“Basti pensare che lo sviluppo alberghiero si è concluso praticamente ai primi anni del 1980 per poi veder un declino che ad oggi non si è ancora fermato, mentre la popolazione delle due principali cittadine è passata dai 25.319 abitanti del 1981 ai 31.435 del 2021 cioè +24,15%, (se trasformiamo in presenze le notti deiresidenti, come se fossero pernottamenti annui alberghieri, si passerebbe dai 9.241.435 pernottamenti del 1981 ai 11.473.775 pernottamenti del 2022; +24,15%). Confrontando poi le presenze turistiche dello stesso periodo, dai dati turistici uniti di Abano e Montegrotto, si sono registrate più di 3.000.000 di presenze nel 1980 e 2.636.199 nel 2022 (questo dato risente ancora in parte del post pandemia, la guerra in Ucraina e dell’aumento dei costi dell’energia). Nel complesso la somma dei pernottamenti dei residenti più quelli dei turisti, è passata dai 12.241.000 pernottamenti del 1980 ai 14.109.974. Ma la percentuale dei pernottamenti dei residenti sul totale è passata dal 75,00% del 1980 all’81,00% del 2022.

“Questo 24% in più, relativo ai pernottamenti dei residenti, contro il -12% dei pernottamenti turistici, certifica come questo territorio sia sempre più residenziale, sempre più “dormitorio” e sempre meno turistico termale tradendo la vocazione naturale dello stesso. In questi 40 anni, oltre ad essere cambiata la figura del turista termale è evidente in maniera inconfutabile che la politica di sviluppo dell’intero bacino è stata indirizzata soprattutto verso la cementificazione residenziale, artigianale-manifatturiera e commerciale.

“All’Urbanistica regolativa che assegnava al soggetto pubblico il compito di guidare i processi di trasformazione del territorio, garantendo alla popolazione, l’esercizio del “diritto alla città” consentendo la partecipazione ai processi decisionali che ne stabiliscono l’uso dei suoi spazi e delle sue funzioni, si è sostituita un’Urbanistica della contrattazione individuale che sfuggendo ad ogni regola e ad ogni controllo, interviene su singoli interventi avulsi dal contesto di pianificazione generale.

“Si potrebbe definire un’Urbanistica a francobollo che sacrificando l’interesse pubblico per qualche rotonda o qualche parcheggio, si compromette irrimediabilmente il futuro socio-economico delle comunità.

“E qui gli esempi sono numerosi e sicuramente non edificanti. Ad Abano la “zonizzazione” del paese ha portato ad uno sviluppo residenziale capace di attirare sul territorio una immigrazione estranea alla sua storia, rompendo l’equilibrio naturale e l’andamento demografico declinato nelle varie sfaccettature che soddisfano l’esigenza della casa come residenza senza costruire comunità. L’aver perso l’occasione di dotare il territorio di uno spazio pubblico per incontrare le comunità, dove la cultura potesse essere veicolo di crescita, di confronto, è stata un’ulteriore opportunità mancata di assecondare e sostenere quella che si ritiene la vocazione del territorio.

“A Montegrotto, cercando di copiare (male) la vicina Abano, si è iniziato in ritardo a individuare e destinare aree per una edificazione residenziale che, contrariamente all’andamento demografico naturale del paese, innescasse un’uguale immigrazione anch’essa estranea al contesto socio-economico del comune. Aveva uno spazio ma lo ha lasciato andare in rovina e ora cerca, senza grande passione, che qualche privato venga in aiuto. Ma sono le ultime scelte dell’amministrazione, non condivise con i cittadini, ad aumentare la distanza tra quello che si dovrebbe fare e quello che invece si fa.

“Il centro commerciale all’ex Hotel Cristallo, se visto dalla parte dell’imprenditore che lo vuole costruire è al top del posizionamento, all’intersezione di assi viari che attualmente contano un gran volume di traffico di passaggio, che inevitabilmente sarà destinato ad aumentare. Questo intervento non si sposa affatto col modello che si richiama ad ogni piè sospinto, di comune turistico termale. Non è dato sapere se sia stata fatta una ricerca di mercato indipendente che certifichi la necessità di un’ulteriore punto vendita di tali dimensioni.

“Ma prima ancora di risolvere il problema dell’ex hotel in rovina, l’amministrazione ha valutato la ricaduta sull’esistente? Sul commercio di vicinato? I proprietari di tanti piccoli esercizi continueranno a pagare tasse e tributi anche in assenza di parte del lavoro?

“La residenza indicata nel Masterplan, in controtendenza con l’andamento demografico nazionale (soprattutto qui in veneto) è stata sopravvalutata? In presenza di un saldo negativo questa “densificazione” del comune non provoca abbandono in altre comunità?

“Questa crescita, avvenuta soprattutto negli ultimi 40 anni, si è realizzata su percorsi differenti, piani regolatori separati, anche se non c’è soluzione di continuità tra le due comunità di Abano e Montegrotto. Normative differenti, indici, tasse, tributi e oneri diversi e spesso confliggenti. Tutto questo in presenza di una vocazione “unica”, rappresentata dall’acqua termale, di un territorio ancora più ampio delle due cittadine. Situazione che si è aggravata nel mancato appuntamento storico del referendum per l’unificazione dei due Comuni.

“Guardando alle due realtà, possiamo affermare che nei due casi si è sostanzialmente abbracciato il modello di una pianificazione, un’urbanizzazione senza progetto che sapesse riconoscere e governare questa unicità.

“L’Urbanistica non deve essere una disciplina asettica”.

“Alla base delle scelte nella pianificazione di un territorio, ci sono le scelte politiche che ne orientano, in un senso o nell’altro, le decisioni in funzione degli interessi e dei bisogni che chi governa vuole soddisfare e degli interessi che vuole tutelare.

“In nessuna disciplina la politica ha una presenza così invasiva quanto nell’urbanistica, dove le scelte di pianificazione del territorio producono effetti sociali, economici, ambientali rilevanti.

“L’estraneità dei cittadini ai processi decisionali rappresenta un vulnus che incide negativamente sulla qualità e sull’organizzazione dell’ambiente urbano.

“Ciò dovrebbe portare gli amministratori a mettere i fruitori della città nelle condizioni di poter orientare le scelte che inevitabilmente incideranno sulla vita e sull’avvenire delle comunità in tutte le loro componenti.

Le Terme diseguali

“È anacronistico e fuori da logiche moderne il procedere separati delle amministrazioni nell’affrontare le sfide che si presentano e che ci chiamano a risposte rapide per non rischiare di essere estromessi nel grande gioco socio-ecologico-economico dei nostri giorni.

“L’aver perso l’occasione dell’unificazione 23 anni fa, rivela drammaticamente le incertezze e le differenze nell’affrontare i vari problemi e progettare le relative soluzioni, certificando, la colpevole incompetenza e la carenza culturale nell’amministrare.

“Passeggiando nei comuni termali, si nota la grande distanza in termini di pedonalizzazione, verde, viabilità, arredo urbano, servizi ai cittadini e agli ospiti. Stesso prodotto ma confezioni diverse.

“C’è un aspetto paradossale, che possiamo prendere ad esempio, a sostegno di quanto si è ora affermato. Da decenni si promette di affrontare il riutilizzo dell’acqua calda termale di risulta dagli stabilimenti del bacino euganeo. Si sono succedute promesse, indagini, progetti, ma a tutt’oggi, l’ambiente in primis, sta pagando questa inettitudine. Potrebbe essere un punto distintivo per tutto il territorio, un vanto e un fattore ecologico di grande importanza. L’utilizzo di una risorsa naturale così rilevante fino a farla diventare un formidabile volano promozionale per un’economia annuale e sostenibile.

“I processi di successo ai quali assistiamo si caratterizzano soprattutto sulle aggregazioni, sulle unioni, sulle fusioni. Dagli istituti di credito, alle assicurazioni, alla grande distribuzione, ai grandi marchi. Oggi le amministrazioni sono anacronistiche, frammentate su un tempo ottocentesco, dovrebbero copiare dalla realtà per svolgere con maggior efficienza i loro compiti. I confini amministrativi, nello loro collocazioni odierne, sono una realtà che appartiene al passato, la mobilità economica e sociale lo testimonia quotidianamente.

“Oggi sono richieste creatività e spirito imprenditoriale per poter navigare la transizione tra un potenziale declino e una stabilità sociale ed economica. Non bastano le buone intenzioni ascoltate la sera della festa dell’80 esimo.

“C’è bisogno di uniformità, cultura, competenze, esperienza e soprattutto “visione”. “Chi ha un confine in testa ha un confine intorno e la paura non porta oltre sé stessi”.

Arch. Emanuele Boaretto

 
 
 

Le più lette