sabato, 2 Marzo 2024
 
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Treviso, torna a sentire grazie a un innovativo impianto all’orecchio

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L’innovativa protesi impiantata a un 55enne all’ospedale di Treviso: recupera l’udito

Un 55enne soffriva di una grave forma di ipoacusia, cioè di riduzione dell’udito, non più risolvibile con interventi chirurgici ricostruttivi dell’orecchio medio o con l’uso di protesi tradizionali. Per questo motivo, l’uomo aveva forti difficoltà nelle relazioni sociali e sul lavoro. Ora però è tornato a percepire molti suoni, grazie a una protesi di nuova generazione impiantata all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

A distanza di tre mesi dall’intervento, eseguito dalla Chirurgia funzionale dell’orecchio diretta dal dottor Daniele Frezza (dove il paziente è seguito da anni), con successivo decorso regolare, il 55enne ha beneficiato di un significativo aumento nella capacità di capire il parlato in quiete e negli ambienti rumorosi e quindi di un deciso miglioramento della qualità di vita.

Oggi il 10% della popolazione ha un’ipoacusia superiore ai 35 decibel che compromette una buona vita di relazione e di capacità nello studio e lavorative, con un rischio di decadimento cognitivo negli anziani. Solo un terzo di questi pazienti oggi riesce a trovare una risposta al problema.

Impianto grande come una moneta, tecnica sviluppata in Svezia

Il dottor Frezza ha utilizzato il recente impianto, dopo aver frequentato un corso specifico a Goteborg, in Svezia, assieme ad altri tre colleghi italiani e una selezione di altri cinquanta otochirurghi a livello mondiale: “L’impianto in questione viene collocato sotto la cute – spiega – con un intervento in anestesia generale, della durata di circa quaranta minuti. Il sistema utilizzato è il primo impianto attivo osteointegrato stabile del mondo progettato per il trattamento delle sordità di tipo trasmissivo e misto. Si posiziona posteriormente al padiglione auricolare ed è costituito da un processore esterno, delle dimensioni di una moneta da due euro, del colore dei capelli del paziente, che elabora i suoni ambientali e li trasmette attraverso un collegamento digitale a una parte interna sottocutanea che genera la stimolazione uditiva come vibrazione meccanica“. “Il componente impiantato – continua  il chirurgo – integrato nell’osso tramite una piccola vite in titanio, contiene la parte attiva del sistema e utilizza la tecnologia piezoelettrica per generare le vibrazioni che bypassano le aree bloccate del sistema dell’udito naturale, inviando i suoni direttamente alla coclea del lato impiantato, ma anche attraverso le ossa craniche all’orecchio controlaterale, ottenendo quindi un risultato di miglioramento uditivo bilaterale. Il processore esterno, attraverso la connettività smart-wireless, può essere controllato con una app da telefoni compatibili e interagire con telefonino, televisore, stereo e altre funzioni”.

Il reparto trevigiano all’avanguardia in Italia

L’Unità operativa semplice a valenza dipartimentale Chirurgia funzionale dell’orecchio di Treviso si occupa di riabilitazione uditiva del paziente e dal 2018 ha sviluppato anche una specifica esperienza nelle protesi osteointegrate, con oltre trenta pazienti impiantati, divenendo un riferimento regionale e nazionale in tale settore. Ora, dunque, estende la propria esperienza anche all’uso di questo nuovo modello di protesi.

“Mi complimento con il dottor Frezza e i suoi collaboratoricommenta il direttore generale dell’Ulss 2 di Treviso, Francesco Benazzi – per l’innovazione che hanno portato in ospedale a beneficio dell’udito dei pazienti, migliorandone la qualità di vita e la  salute generale, riducendone il rischio di decadimento cognitivo e aumentandone la socialità, tornando a riempire così la loro vita di emozioni e di suoni mai conosciuti o nel tempo dimenticati”.

 
 
 

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