sabato, 2 Marzo 2024
 
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“Un giorno viaggeremo alla velocità della luce. Non è un problema teorico, si tratta solo di costruire il motore adatto”

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Parla il prof. Guido Tonelli: “Non bisogna offendere chi non crede alla scienza, ma essere gentili. Un giorno magari anche a loro verranno dubbi”

Il professor Guido Tonelli nel sotterraneo del Lhc del Cern a Ginevra

Settantatre anni, Guido Tonelli è un ligure – toscano della Lunigiana che è un’autorità a livello internazionale. Professore di fisica a Pisa, università in cui s’è laureato, ha fatto parte dell’équipe che ha scoperto al Cern di Ginevra il bosone di Higgs, quella che è stata chiamata anche particella di Dio (ma Higgs non è d’accordo sulla definizione). Detto in parole molto molto povere, nel campo di Higgs il bosone conferisce la massa alle particelle elementari. In qualche modo, quindi, le crea.

Tonelli è stato letteralmente ricoperto di premi. Di lui colpiscono l’affabilità e il sorriso, i modi signorili e l’umiltà del figlio di un ferroviere che ha sette fratelli ed è riuscito a studiare grazie al pre-salario. Cosa che, afferma, oggi non sarebbe possibile. A Vicenza ha parlato in Basilica, naturalmente del tempo, in una conferenza collaterale della mostra su Caravaggio, Van Dyck e Sassolino, incontro organizzato grazie al festival Relazionesimo.

Ha mai conosciuto Peter Higgs?

Certo, siamo anche amici. È un misantropo, diffidente verso i giornalisti. È stato ferito anche dalla vita. È stato anche malato, insomma è quanto di più lontano esista dall’idea di uno scienziato rampante e brillante.

Lui ha ottenuto il Nobel nel 2013 a 80 anni, cioè cinquanta e passa anni dopo aver elaborato la teoria. Dica la verità, ne vale la pena? Intanto la vita è passata.

Nel nostro lavoro bisogna avere pazienza. Siamo eredi di altri anche più bravi di noi. E consegniamo il testimone a una generazione che farà chissà cosa d’altro. Non è mai una faccenda individuale. Siamo un anello, dobbiamo avere questa consapevolezza.

Lei ha studiato e s’è laureato all’università di Pisa quando rettore era il vicentino Alessandro Faedo. L’ha conosciuto?

L’ho ascoltato parlare. Erano i tempi eroici dell’informatica. Lui era un pioniere e dava l’impressione di un padre. I primi informatici parlavano di lui come fosse Einstein. E allora non c’era la consapevolezza che l’informatica avrebbe cambiato il mondo

Qualche ragione l’avevano. Inaugurò il primo corso di laurea in informatica d’Italia.

C’è un filo rosso tra Fermi e Faedo. Fermi poco prima di morire improvvisamente ottenne un grosso finanziamento per una struttura di ricerca. Poi quei soldi servirono a realizzare la prima macchina calcolatrice.

Ha conosciuto anche Richard Feynman, il professore della Caltech che sul biglietto da visita scriveva “Premio Nobel e suonatore di bonghi”?

No, era di un’altra generazione. Ho studiato sui suoi libri. Era un genio della divulgazione, ma anche estroso. E non tanto per i bonghi. Ci ha spiegato come insegnare la fisica.

Facciamo un gioco: se incontrasse Einstein cosa gli chiederebbe?

Se gli sono venute in mente nuove idee per quantizzare la gravità. Su questo tema ci stiamo arrovellando da cento anni.

E a Newton?

Gli racconterei invece qualcosa. Lui capì che la massa è la sorgente di una forza di attrazione, ma lui non sapeva quello che abbiamo scoperto noi: cioè che la massa non è una proprietà intrinseca della materia, ma grazie al campo e al bosone di Higgs è una proprietà acquisita.

Proseguiamo il gioco: a Galileo cosa direbbe?

Che oggi sta accadendo qualcosa che sicuramente lui non si aspettava: noi stiamo usando in fisica lo stesso metodo scientifico, quello sperimentale della verifica della teoria, che lui ha inventato 400 anni fa.

Probabilmente Stephen Hawking l’ha incontrato davvero

Siamo stati premiati assieme nel 2013. A cena raccontò che aveva scommesso, vent’anni prima, che il bosone di Higgs non esisteva. “Sono contento di essermi sbagliato”, commentò.

Lei è un esperto del tempo, ha scritto anche un bel libro intitolato “Uccidere il tempo”. Robert Musil ha scritto: “Erano invasati dalla paura di non avere tempo per tutto e non sapevano che aver tempo significa precisamente non aver tempo per tutto”.

Ha ragione. Bisogna accettare l’idea di avere un tempo limitato e di usarlo bene. La prima forma di schiavitù è l’ossessione di fare tutto. No, la nostra esperienza è limitata. Guardi Gates e Zurckenberg: sono seduti su montagne di soldi e non sono contenti, perché vorrebbero fare di più e magari guadagnare di più.

Platone diceva che gli amici con frequenza si trasformano in ladri del nostro tempo.

Era pessimista. È bello avere amici e dedicare loro del tempo ma riceverne altro in cambio.

Come si fa a uccidere il tempo?

Ci sono due luoghi in cui il tempo non esiste, o meglio si ferma: muovendosi alla velocità della luce e al centro dei buchi neri.

Sono possibilità teoriche, però

Non consiglio di finire al centro di un buco nero, naturalmente. Diventeremmo spaghetti. Muoversi alla velocità della luce, invece, è una questione puramente tecnica, bisogna cioè creare il motore in grado di farlo.

Cosa si augura che scopriremo fra cento anni?

Che cosa sia quella materia oscura che occupa un quarto dell’universo e che cosa sia l’energia oscura, quella che muove l’universo. Quand’ero giovane si pensava che l’universo avesse fasi di espansione e contrazione, invece adesso abbiamo capito che si espande e basta. È come se ci fosse una forza di antigravità che lo spinge.

Esistono gli alieni?

Prove non ce ne sono, ma la vita su altri pianeti è altamente probabile. Pensi che solo la nostra galassia ha 200 miliardi di stelle…

Non credo lei faccia riferimento a omini verdi

No, a batteri magari, alla chimica che può prendere forme impensabili. La nostra vita è basata sul carbonio, ma quante ce ne possono essere basate diversamente?  Tra 20 o 30 anni troveremo le evidenze scientifiche, magari dei fossili anche vicini a noi. Pensi ai satelliti di Giove, Europa e Io.

Dai terrapiattisti ai no vax, la scienza fa sempre più fatica a essere creduta: perché?

Non è vero: sono una frazione insignificante, siete voi giornalisti che esagerate. Non bisogna avere atteggiamenti aggressivi contro chi rifiuta, ma gentilezza. Non bisogna offendere chi offende, ma avere fiducia che qualche dubbio prima o poi venga anche a loro.

Come sta Carlo Rubbia?

Ha quasi 90 anni. L’ho visto un paio di mesi fa. Fa ancora ricerca ed è ancora capace di arrabbiarsi

E la prof. Fabiola Gianotti direttrice del Cern?

Siamo amici, vive sotto stress. Pensi la sfortuna di essere in quel ruolo in un momento terribile come questo, quando i governi ci concentrano sulla guerra…

…e così non vi danno finanziamenti, l’Italia è sempre in fondo a questa classifica

Non è mica vero, almeno per la fisica delle alte energie. In dieci anni ci hanno consentito di raggiungere grandi obiettivi. L’Infn funziona bene.

È stato difficile diventare il professor Tonelli?

Papà era ferroviere e noi eravamo otto fratelli. Sono riuscito ad andare all’università grazie al pre-salario. Oggi non sarebbe possibile.

C’è un premio che non ha ancora vinto e al quale terrebbe?

No, davvero. Non desidero niente. Anche quando in Autogrill mi offrono un biglietto della lotteria, rifiuto sempre. Sono già stato fortunato, rispondo: ho una certa età, un lavoro che mi dà soddisfazioni, vivo con mia moglie da mezzo secolo. ho figli, nipoti. La vita è bella.

Come si conquista la sua serenità?

Credo sia merito di mio padre che l’ha tramessa a noi.

Antonio Di Lorenzo

 

 

 
 
 

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