martedì, 23 Aprile 2024
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Floreani e la mostra in Basilica: “Il “pop” italiano è allo stesso livello di quello americano: loro se ne accorsero subito, noi no”

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Floreani: “Già nel 1962 cinque artisti italiani chiamati ad esporre a New York con i Nuovi realisti Usa”

Il curatore della mostra su beat & pop Roberto Floreani

Il “pop” italiano ha una sua dignità, pari a quella del più celebre pop americano. Lo ammette lo stesso curatore della mostra che sarà aperta dal 2 marzo sino a tutto giugno in Basilica, Roberto Floreani. “Credevo che il pop italiano – spiega – fosse la nipotina un po’ stracciona di quello Usa. Invece ha un’assoluta indipendenza e un suo valore specifico, pari al pop americano. Lo dimostrano tre circostanze. La prima è la mostra alla galleria Sidney Janis di New York del 1962: assieme a sei artisti americani, battezzati “I nuovi realisti”, sono presenti cinque italiani: Baj, Baruchello, Festa, Rotella e Schifano”.

Tre opere di Mariani, Mauri e Marotta che saranno esposte

Secondo. Il critico Alan Jones, amico di Leo Castelli, gallerista e mentore della Pop art amerciana afferma: “L’energia dell’arte italiana non aveva paragone in nessun altro Paese d’Europa. Peccato che non si poteva chiamare allora Neo futurismo, un tabù che esigeva l’uso del termine neo-Dada. Marinetti avrebbe capito subito la convergenza dell’arte, design, moda, musica e nuovi mezzi tecnologici. Marinetti al light show al Piper”.

E questo avveniva prima dell’affermazione della “Pop art” americana che sarà celebrata con il Leone d’oro tributato dalla Biennale di Venezia nel 1964 a Robert Rauschenberg. “E qui la critica perde il treno – sottolinea Floreani – perché gli artisti italiani, già celebrati negli Usa, sono ancora definiti neo oggettuali.”

Per dare luce a questo fenomeno del pop italiano, “un sentire comune – sottolinea Floreani  – all’insegna del Liberi di sognare, la mostra propone 100 opere di 35 artisti provenienti da: Intesa Sanpaolo, Gió Marconi, Mart, museo Novecento di Firenze, MAMbo, dagli archivi di molti degli artisti in mostra nonché da alcune delle collezioni private più importanti d’Italia.

Tra le opere esposte vanno ricordate: Enrico Baj, Coppia, 1963; Renato Mambor, La pistola giocattolo, 1965; Umberto Bignardi, Senza titolo, 1965; Gino Marotta, Natura modulare, 1966 e sempre di Marotta Giraffa artificiale, 1972; Piero Gilardi, Mais, 1966; Mario Schifano, Futurismo Rivisitato, 1967; Fabio Mauri, Cinema a luce solida, 1968; Bruno Di Bello, Ritratto di Paul Klee, 1968; Umberto Mariani, La contestazione mondana, 1968.

Spazio rilevante nella mostra sarà dato anche all’Antigruppo di Net Scammacca, fondato in antitesi verso il Gruppo 63 di Arbasino e sefucai. Secondo Floreani i siciliani di Scammacca sono “la vera parte autentica della beat generation italiana”.