mercoledì, 24 Aprile 2024
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Il vescovo Brugnotto è un umorista: ama Giorgio Gaber e Teresa Mannino

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“Le persone importanti per me: Stanlio e Ollio, Giuseppe Dossetti, Charles de Foucauld, madre Teresa, il cardinal Martini”

Il vescovo mons. Giuliano Brugnotto

Il vescovo ama l’umorismo. Che è ben presente anche nella Bibbia, sottolinea. Apprezza molto Giorgio Gaber “dall’ironia finissima” e tra i comici più giovani Teresa Mannino. Non ha problemi a benedire una coppia gay, ha amici carissimi non credenti, indica come figure importanti della sua vita Stanlio e Ollio, il cardinal Martini, Charles de Foucauld. Questo è l’identikit, per molti aspetti inatteso, di mons. Giuliano Brugnotto, 60 anni, che è un rivoluzionario sotto molti aspetti. Anche se lui sostiene il contrario.

Quando è stato nominato vescovo, nel suo discorso a Treviso ha pubblicamente chiesto scusa se con le sue battute ha urtato la suscettibilità di qualcuno. Umorista o sarcastico?

Amo l’ironia, che è un po’ difesa e un po’ veicolo per entrare in relazione: Giorgio Gaber, dall’ironia finissima, è uno dei miei riferimenti. Da piccolo ero molto timido, facilmente diventavo rosso. Così le battute servivano anche a contrattaccare, comunque a sciogliere situazioni tese.

Adesso è meno timido?

Senz’altro. La bocciatura in prima superiore (mi ricordo che il rettore del seminario mi portò a parlare con il mio parroco, prima che con mio padre) mi servì: quando tornai, mi sentii più forte. Un altro salto in termini di sicurezza interiore fu il dottorato alla Gregoriana.

L’umorismo – è stato detto – vede il terreno e l’umano nella loro inadeguatezza di fronte a Dio. Che ne pensa?

Bella frase. È la distanza rispetto al mistero. Guardi che dell’umorismo è ricca la Bibbia, dai Salmi al libro di Giona fino ai racconti evangelici. L’umorismo racconta il nostro limite, la nostra fragilità e il desiderio di superarla.

È stato detto anche: l’uomo che ha umorismo ama il mondo…

…perché vede in tutte le situazioni qualcosa che le rende leggere, quel momento che può creare un’emozione diversa rispetto alla sofferenza e alla pesantezza.

La storia di tante eresie è in buona misura la storia della perdita del senso dell’umorismo. È d’accordo?

Certo. Perfino le definizioni dogmatiche sono un punto di partenza, non di arrivo. Quando ci si accanisce su qualcosa o qualcuno è solo l’espressione del bisogno di avere sicurezza che la capacità di stare nel mondo o di avere ragione

Woody Allen sosteneva: non chiedetemi se credo in Dio, diciamo che ricambio la stima. Con un vescovo devo saltare la prima parte. E la seconda?

La relazione con Dio è sempre qualcosa di personale e indescrivibile. Personalmente, cerco di raccogliere tutto ciò che c’è di divino nell’umano. E devo dire che vedo questa ricerca anche negli atei.

Lei ha amici non credenti?

Una coppia che non è sposata, ha avuto due figli e non li ha battezzati. Ci vediamo spesso. Li conosco dai tempi della parrocchia e per me rappresentano il fallimento educativo di quella mia esperienza pastorale. Ma è interessante il loro punto di vista, rivelano molta ricchezza.

Chi le piace tra i comici più giovani?

Teresa Mannino. È molto fine nel trovare le diverse situazioni di vita, anche quelle ridicole e a mettere in luce le diversità culturali, specie tra Nord e Sud.

Ha trasferito curia e uffici dal centro a Santa Lucia, vuole un bilancio pubblico della diocesi, ha detto che è più facile capire il mistero della Trinità che la logica delle parrocchie, vuol vendere gli immobili della Chiesa. Io l’ho definita un rivoluzionario a Vicenza: lei si sente tale?

Non più di tanto. I miei compagni di seminario mi definivano filogovernativo, poi nella vita ci sono tante evoluzioni. Vede, io cerco di essere un vescovo spogliando questo incarico dagli aspetti aristocratici…

magari andando in bicicletta ai convegni all’Olimpico.

Certo. Se posso vado in bici, oppure a piedi.

Lei non ha neanche lo stemma. Ha mantenuto quello che aveva promesso. Perché?

Ma gli apostoli cosa avevano? Chi erano? Uomini semplici. Gesù viveva nell’ordinarietà e nella normalità, però le persone lo sentivano vicinissimo. Pertanto il nostro compito è semplificare quanto più si può.

Ormai lei è vescovo da 13 mesi: come ha trovato la città rispetto a quello che si attendeva?

La conoscevo poco, non mi aspettavo niente.

Mi indichi un pregio e un difetto dei vicentini

Il pregio è l’accoglienza diffusa. Il difetto è la resistenza al cambiamento, l’attaccamento al “si è sempre fatto così”. Per me il cambiamento è necessario.

Un problema di Vicenza e della provincia che la preoccupa.

Il problema principale di questi tempi è l’alta velocità, per tutto quello che può comportare. Bisogna accompagnare i cittadini su questa scelta. Poi l’inquinamento a Vicenza è davvero un problema.

Infrastrutture, ambiente, manca la viabilità e ha completato il podio dei nostri guai endemici.

In effetti mi chiedo come mai dei tantissimi pellegrini che salgono a Monte Berico solo pochi conoscano Vicenza. Ci vorrebbe un collegamento migliore tra santuario e città. Arrivare in centro, magari un bus navetta potrebbe aiutare a superare i problemi di parcheggio.

Si crede sempre meno, si va a messa sempre meno: cambierà?

Il cambiamento in atto chiede a noi… di cambiare. Se c’è un mutamento antropologico, dobbiamo trovare modalità di annuncio del vangelo che incrocino questo cambiamento. Alla Chiesa è chiesto di essere in dialogo con tutti, quindi serve una grande personalizzazione.

Vale a dire?

Bisogna semplificare le cose nelle realtà parrocchiali: ci siamo sempre più appoggiati alla forza delle strutture, adesso dobbiamo testimoniare di più la forza del vangelo.

Chi sono due o tre figure che sono o sono state un riferimento per lei?

Stanlio e Ollio…

Prego?

Sono stati importanti nella mia infanzia, sono figure positive.

Sì, ma è il primo vescovo che li cita

Ci sono anche il cardinal Martini, che da studente ho incontrato più volte a Milano al seminario Lombardo, e poi Charles de Foucauld, Giuseppe Dossetti, madre Teresa, santa Teresa del Bambin Gesù…

Che obiettivi ha nella vita? Lei ha davanti 15 anni da vescovo

Desidero solo essere parte del cambiamento della vita ecclesiale offrendo il mio contributo. Il passaggio dalla tristezza e implosione a una vita nuova della Chiesa è possibile non tanto grazie ai ragionamenti ma grazie alle numerosissime esperienze missionarie che ispirano un rinnovamento, mi creda a Vicenza più che a Treviso.

Lei avrebbe problemi a benedire l’unione di una coppia gay?

Nessuno.

S’è polemizzato su questo tema di recente

Anche qui ci vuole un cambiamento di atteggiamento. Talvolta lo stesso modo di parlare di questo tema è percepito dagli interessati come un giudizio, anzi un pre-giudizio. E in questo non c’è niente di evangelico.

Antonio Di Lorenzo