sabato, 24 Febbraio 2024
 
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Inaugurazione Unipd, il discorso di Emma Ruzzon “Non restare indifferenti”

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Il discorso della Presidente Emma Ruzzon all’802esima Inaugurazione dell’Anno Accademico Unipd

Ancora una volta la Presidente del Consiglio degli Studenti Emma Ruzzon, con il suo intervento, colpisce gli ospiti presenti all’Inaugurazione dell’Anno Accademico. Un discorso ampio e fortemente sentito da parte di tutta la comunità accadmica, che tocca vari punti e ricorda Giulia Cecchettin.

La Presidente del Consiglio degli Studenti Unipd Emma Ruzzon
La Presidente del Consiglio degli Studenti Unipd Emma Ruzzon

Di seguito il discorso completo:

Emma Ruzzon, il discorso completo all’inaugurazione dell’anno accademico

Cara comunità studentesca, corpo accademico, personale tecnico amministrativo, Magnifica Rettrice, Ministro della Giustizia, autorità, cara comunità dell’Università di Padova.

È ormai il quarto anno che ho l’onore e la responsabilità di portare un contributo in una circostanza sentita come l’inaugurazione dell’anno accademico. Non abbiamo molte occasioni, come comunità studentesca, di salire su una cattedra e offrire in nostro punto di vista ad illustri uditori. Oggi l’Università spalanca una finestra sul mondo, e si concede l’occasione di riappropriarsi del suo primato di centro del sapere, libero ed emancipatore. E’ un’occasione che, a mio avviso, non bisogna far scivolare via. Perciò spero di interpretare al meglio il mio ruolo se mi affaccio anch’io da questa finestra spalancata, per provare a proiettare l’Università fuori dalle sue mura, su una realtà che credo abbiamo il dovere di plasmare con spirito critico.

Emma Ruzzon, il ricordo di Giulia Cecchettin “Colpa del Patriarcato”

Non c’è futuro senza consapevolezza del presente, dunque le risposte che vi diamo non sono neutrali. Non lo sono state da parte della comunità studentesca, e non solo, nel caso del femminicidio di Giulia Cecchettin. La mattina del 19 novembre eravamo migliaia di studentesse e studenti nel cortile di Ingegneria. Ricordo forte il senso di impotenza, la rabbia e l’indignazione, che hanno trovato una cura nello stare così vicini, circondati da compagni di corso o sconosciuti, mentre ci riconoscevamo nel reciproco dolore. Non eravamo sole mentre agitavamo le nostre chiavi quella mattina, mentre rifiutavamo di vivere in silenzio una tragedia così grave. E dunque abbiamo fatto rumore, come aveva chiesto Elena Cecchettin, racchiudendo tutta l’Italia nella richiesta di un cambiamento profondo e radicale.

Emma Ruzzon: Istituzioni finanzino i Centri Antiviolenza

Eppure, sono già decine le altre donne che sono state uccise da novembre.
I femminicidi e le violenze di ogni tipo che subiamo, tutte, almeno una volta nella vita, non sono frutto né di raptus né di sfortunate evenienze, ma di una diffusa cultura del possesso e della prevaricazione. Si chiama Patriarcato ed è stato finalmente messo in discussione anche nel dibattito pubblico grazie al coraggio di una famiglia che ha scelto di collettivizzare il proprio dolore, che ha ribadito che il femminicidio non è mai un delitto passionale, ma un delitto di potere. Gino Cecchettin ha ricordato che “Da questo tipo di violenza si esce soltanto sentendoci tutti coinvolti, anche quando sarebbe facile sentirsi assolti”. La responsabilità è condivisa, e si sviluppa in tutti quegli atteggiamenti, anche quotidiani, anche battute, che avvallano le disuguaglianze, manifestano la possessività, romanticizzano la violenza. Serve una rivoluzione culturale, emancipatrice, che parta dai luoghi di istruzione tramite educazione alla sessualità, all’affettività, al consenso. L’Università di Padova dovrebbe avere l’ambizione di guidare questo processo, non attendere che altri se ne prendano la responsabilità: serve il coraggio di riconoscere il proprio ruolo di formazione di cittadini, prima che di lavoratori. Alle istituzioni e alla politica in ascolto dico: ci tocca constatare con grande rammarico che è stato deciso di ignorare il rumore delle piazze, ma dopo tutto questo dolore, dopo tutta questa rabbia, non prendeteci in giro: non si nasconda una colpevole inerzia dietro frasi di circostanza e superficiale interesse. Si cominci ad esempio rifinanziando a dovere i Centri Antiviolenza: non vogliamo più doverci accompagnare una persona cara e sperare che ci sia abbastanza personale per poterla aiutare.

Emma Ruzzon: “stress e ansia da prestazione mettono in pericolo la nostra salute”

L’Ateneo ha aperto un’altra finestra sul mondo, travolto da una realtà ingiusta che l’ha attraversato. Il nostro auspicio è che rimanga sempre spalancata. Questo richiede di prendere consapevolezza della strutturale condizione di precarietà delle generazioni che attualmente la vivono e attraversano. Precaria è la nostra salute mentale, che traballa sotto i colpi di un sistema scolastico e universitario sempre più competitivo.

Anche tra i dottorandi italiani, risulta alto il rischio per quanto riguarda stress, ansia e depressione. Il contratto di ricerca, che avrebbe rappresentato un piccolo passo verso condizioni lavorative migliori, è stato ammutolito dalla continua proroga degli assegni di ricerca.

Emma Ruzzon “Futuro precario e disinteresse da parte dell’amministrazione regionale”

Precari sono anche i lavori che ci aspettano, sempre meno tutelati e sempre più al ribasso. Oggi il lavoro povero è una piaga e nonostante questo la discussione sull’istituzione di un salario minimo è stata eliminata dall’elenco di priorità.

Un disinteresse mostrato anche dalla politica regionale, di fronte alle persone private della borsa di studio, solo a Padova sono 2654. Eppure, di rumore ne abbiamo fatto, fuori e dentro le università, nelle nostre città, nelle tende in cui abbiamo dormito per mesi per la mancanza di posti letto.

A volte ci si sforza di ignorare il rumore, altre volte è così forte che non lo si può snobbare, come nel caso del benessere psicologico. Da un anno a questa parte se ne è parlato tanto, e due percorsi di legge sono stati avviati in Parlamento, che mi auguro porteranno a risposte concrete. Per questo noi continueremo a fare rumore davanti a tutto ciò che che non ci sta bene.

Emma Ruzzon: “Ilaria Salis, i CPR e gli attivisti ambientali”, l’attacco al Governo Meloni

Non posso esimermi dunque dal denunciare l’assurda circostanza per cui una nostra concittadina, Ilaria salis, è ammanettata mani e piedi, ed è accompagnata col guinzaglio in un’aula di un tribunale in Ungheria, un Paese dell’Unione Europea. Né posso evitare di denunciare la meschina natura dei CPR, centri detentivi per migranti, costretti a vivere in condizioni disumane, incompatibili con uno stato di diritto. E non trovo parole sufficientemente assordanti per esprimere quanto non trovi giusto che Ousmane Sylla, 22 anni, sia arrivato a suicidarsi dentro uno di questi Centri, come già altri prima di lui. Provo sconforto a vivere un periodo storico in cui chi grida “Viva l’Italia antifascista” viene identificato, mentre centinaia di persone ad Acca Larentia “commemorano” facendo il saluto romano fascista.

Emma Ruzzon al Ministro Nordio: “Quale giustizia? Reati ad hoc contro eco-attivisti”

Con rispetto, approfitto della presenza del Ministro della Giustizia per manifestare una profonda perplessità davanti proprio ad un’idea di giustizia che non condividiamo. Inventare nuovi reati o esacerbare pene detentive è un modo per fare giustizia? In cosa è giusto il decreto contro gli eco-attivisti, misura il cui unico obiettivo è punire e sminuire le azioni di chi protesta pacificamente per il cambiamento climatico, le cui conseguenze la nostra generazione subirà a pieno? Così si minano le fondamenta democratiche istituendo bavagli a colpi di leggi. Dopo tutto, aumentare le pene è una finta soluzione a costo zero e poco importa se sappiamo che in questo modo cresce il numero di detenuti, di conseguenza il sovraffollamento, di conseguenza i suicidi in carcere.
Sono già 18 da inizio gennaio. Nel 2024 il tasso sarà il più elevato. Eppure sembra non importare.

L’istituzione di reati ad hoc, con nomi tanto evocativi, riflette una tendenza preoccupante di semplificazione del dibattito, ormai estremamente polarizzato. Tendenza che pervade ogni ambito di discussione: non c’è cura dell’approfondimento e attenzione alla complessità. A questo proposito crediamo che l’università abbia per prima la grande occasione di promuovere un modello dialogico, che possa suggerire di andare oltre allo stagnante scontro di discorsi opportunisti a cui sovente assistiamo nel dibattito politico. Immaginate una generazione di ragazze e ragazzi alle superiori e all’università che provano a capire cosa sta succedendo, senza riuscire a spiegarsi perché debba tutto ridursi ad uno scontro per stabilire torto o ragione.

Emma Ruzzon: “Cessate il fuoco in Medioriente

Gli effetti di questa polarizzazione non consentono di parlare con lucidità del massacro del popolo paestinese che perdura ormai da quattro mesi, ma che ha radici storiche ben più lontane.
Eppure, assistiamo ad una guerra tangibile, visibile in tutti i suoi particolari tramite i nostri telefoni.
Oltre 27mila morti, di cui più della metà sono bambini. La Striscia di Gaza ridotta in macerie, ospedali distrutti, epidemie proliferanti, sevizie, una intera popolazione sotto le bombe mentre viene vergognosamente bloccato l’ingresso di aiuti umanitari, come testimoniato da Medici Senza Frontiere.

I rappresentanti di Udu Padova con la maglietta "Cessate il fuoco" all'802esima inaugurazione dell'anno accademico Unipd
I rappresentanti di Udu Padova con la maglietta “Cessate il fuoco” all’802esima inaugurazione dell’anno accademico Unipd

Emma Ruzzon: “Silenzio dell’Italia è colpa, cessate il fuoco”

Mi chiedo il motivo dell’ostinato silenzio del nostro Paese, quando anche la Corte Internazionale dell’Aja ha sancito che esiste un rischio di genocidio.
La Storia si sta svolgendo sotto i nostri occhi ed è il momento di chiederci qual è il ruolo che stiamo ricoprendo.
Le immagini piene di sofferenza che arrivano nelle nostre case devono ricevere la dignità storica che meritano, altrimenti il rischio è che si diffonda un sentimento di effimera pena che non è in alcun modo sufficiente: finché l’Accademia, il nostro Stato, si mostrano inerti e lasciano agire l’ignavia, sono corresponsabili. Esigiamo un cessate il fuoco.

Le ingiustizie sono alla porta di casa così come dall’altra parte del mondo: la storia del nostro Ateneo ci ha sempre insegnato a prendere posizione, onorando il suo motto “Universa Universis, Patavina Libertas”, come fece il rettore Concetto Marchesi.

La nostra responsabilità è quella di non restare indifferenti. Questo è il mio augurio per l’Anno Accademico.

Enrico Caccin

 
 
 

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