martedì, 23 Aprile 2024
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Jesolo, la truffa corre via WhatsApp. Sottratti 4 mila euro a un 64enne

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L’allarme lanciato da Adiconsum e First Cisl Venezia: “E’ boom di truffe attraverso i telefonini, ecco come difendersi”

Boom di truffe attraverso i telefonini. Adiconsum e First Cisl Venezia segnalano sempre più raggiri via cellulare, non solo i classici messaggi sms, ma anche WhatsApp. E lanciano l’allarme: “Fate attenzione a rilasciare i dati personali”.

Nel post pandemia, c’è stato un aumento esponenziale di casi di raggiri online, anche centinaia al mese e, purtroppo, le vittime sono in crescita, con persone che si vedono “prelevare” denaro anche per alcune migliaia di euro. Il modo di agire è quasi sempre lo stesso. Di solito viene mandato un messaggio civetta all’utente, dove lo si informa del blocco della carta di credito, oppure di un’operazione di bonifico in uscita da bloccare, un pagamento da confermare con la richiesta di dati personali. Negli anni, i malviventi si sono sempre più affinati, riuscendo a clonare addirittura il numero di cellulare che la banca usa per le informazioni verso i clienti.

Matteo Cavallin, First Cisl Venezia

«Ci sono casi – spiega il Segretario generale di First Cisl Venezia Matteo Cavallindi utenti che si sono trovati dei considerevoli prelievi dal conto corrente, anche per delle migliaia di euro. Questo perché vengono inviati degli sms, che invitano la vittima a cliccare su un determinato link. Una volta fatto, la persona è convinta di comunicare con il proprio istituto bancario, fornendo le informazioni richieste, come codici, numeri di conto corrente e credenziali d’accesso».

E qui scatta la truffa; si è chiamati da un finto operatore, che ti convince di essere in contatto con il tuo reale gestore. A quel punto, la vittima fornisce le informazioni richieste e scatta il prelievo bancario.

Jesolo, il raggiro della carta di credito localizzata in Svizzera

Un caso simile si è verificato proprio di recente a Jesolo, dove un uomo di 64 anni è caduto nella trappola dopo aver ricevuto un sms, che lo si avvisava di come la sua carta di credito fosse stata associata a un dispositivo localizzato a Lugano, in Svizzera. Nel messaggio si chiedeva di cliccare in un link per verificare la carta e, contestualmente, la vittima riceveva una telefonata da un sedicente operatore presentatosi come un addetto dell’Ufficio bancario antifrode. Quest’ultimo informava lo jesolano che degli ignoti stavano usando in modo improprio la carta di credito e per cancellare la transazione, avrebbe dovuto comunicare i numeri completi della stessa, digitando il codice Otp che sarebbe giunto al cellulare.

Il 64enne ha eseguito alla lettera la procedura e l’interlocutore si congedava, affermando che si era conclusa in modo positivo la transazione. In realtà, si era impadronito di oltre 4 mila euro. Allo jesolano non è rimasto che rivolgersi all’Adiconsum. «Per chiudere il contenzioso», spiega la presidente di Adiconsum Venezia Jacqueline Temporin Gruer «abbiamo presentato ricorso all’Arbitrato bancario finanziario (Abf), richiedendo il rimborso dell’intera somma».

La truffa del “presunto” figlio in difficoltà, “spillati” 2.500 euro a una donna di Venezia

Nel Comune di Venezia una 60enne ha ricevuto un messaggio su WhatsApp da parte di un individuo che si presentava come il figlio che aveva perso il telefono e in quel momento si trovava in difficoltà. Presa dal panico, la donna non ha pensato di richiamare il suo vero figlio e, avendo agito in tutta fretta e furia, il malintenzionato ha prelevato 2.500 euro dal suo conto. La vittima ha presentato la denuncia e si è rivolta all’Adiconsum Venezia, che ha attivato la procedura di conciliazione con la speranza di poter recuperare l’intera somma.

«Tutti possono essere vittime – prosegue Temporin Gruer – perché stiamo trattando casi sia di persone fisiche che giuridiche. Manca una cultura finanziaria; inoltre, il fenomeno della desertificazione bancaria, con la continua chiusura di filiali, peggiora la situazione. Il consiglio migliore è fermarsi, non cliccare sul link sospetto, verificare l’autenticità d’origine del messaggio, non eseguire mai l’operazione sospetta, contattare la filiale di fiducia o il call center della banca. Se si dovesse essere rimasti vittima del raggiro, chiamare subito le forze dell’ordine e sporgere denuncia, perché in sede di arbitrato, questo elemento diventa fondamentale».