sabato, 24 Febbraio 2024
 
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Solfrizzi e Natoli fanno dimenticare Sanremo: l’Anatra all’arancia è un trionfo al comunale di Vicenza

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Grazie anche alla riscrittura e alla regia di Claudio Gregori lo spettacolo è molto più che una sfilata di gag comiche

L’anatra all’arancia con Emilio Solfrizzi e Carlotta Natoli

“L’attore dovrà essere capace di cercare, scavare, attingere dal profondo delle sue emozioni, per trasformarle fino a trovare la giusta espressione”. Ne è convinta Claudia Cardinale, che di recitazione s’intende. Ecco, pensate a questa operazione svolta mille volte, sempre scavando in luoghi diversi dell’animo e avrete l’idea della fatica e del risultato ottenuto da Emilio Solfrizzi a delineare Gilberto Ferrari, personaggio principale de L’anatra all’arancia. Siccome le sue capacità di scavo, per restare nella metafora, sono assai notevoli, si comprende perché lo spettacolo andato in scena al comunale sia stato un autentico trionfo. Solfrizzi passa dalla serietà alla caricatura, dalla tenerezza all’ironia, dalla furia al sarcasmo per un personaggio sfaccettato e spesso sopra le righe anche se la sua interpretazione non lo è mai, anzi è controllatissima.

In molti momenti Solfrizzi ricorda il miglior Alberto Sordi

Il cast dell’Anatra all’arancia

Il testo, notissimo, che si basa su una girandola di tradimenti coniugali, si presta a questo lavoro del protagonista e dei colleghi. Che comunque brillano tutti di luce propria, da Carlotta Natoli a Ruben Rigillo, da Beatrice Schiaffino ad Antonella Piccolo: la riscrittura e la regia di Claudio Gregori (il Greg del duo comico con Lillo) sono molto attente e controllate, ma non imprigionano, anzi consentono agli attori di vestire i panni dei loro personaggi con comodità. E si vede che ci stanno bene dentro, tagliati su misura.

L’anatra all’arancia diventa, quindi, molto più che uno spettacolo comico, anche se le battute non mancano. Ma i colpi di scena, i cambi di piani narrativi, l’esplorazione dei sentimenti è tale da realizzare in scena una metamorfosi dei personaggi: il tradimento coniugale è, alla fine, un modo per rivelare a se stesso chi si è veramente nel profondo. Il che sarebbe utile accadesse non solo a teatro ma anche nella vita, spesso difficile, di coppia.

Solfrizzi e Natoli, che abbiamo visto nel “Il malato immaginario” l’anno scorso a Vicenza sempre con ottimi risultati, confermano la loro statura professionale. Con Solfrizzi che in molte occasioni ricorda il migliore Alberto Sordi per questo suo lavoro d’introspezione trasformato in una caratterizzazione sempre brillante e caleidoscopica. Solo una compagnia di alto livello che sa lavorare così poteva sconfiggere il festival di Sanremo trasmesso in contemporanea e affollare il comunale con serate che sono una consolazione per chi ama il teatro. Lunghi e convinti gli applausi per questo spettacolo che ha debuttato da poco.

Antonio Di Lorenzo

 
 
 

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