mercoledì, 28 Febbraio 2024
 
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Suicidi nelle carceri, emergenza salute dei detenuti: mancano medici e psichiatri e c’è sovraffollamento

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I medici che curano i detenuti non sono sufficienti: “Sono pochi. Sempre meno”. E in Veneto, il tasso di sovraffollamento tocca il 127%

Nel 2024, si sono tolti la vita già 15 detenuti.

La redazione di “Non Tutti Sanno”, notiziario dei detenuti della Casa di reclusione di Rebibbia diretto da Roberto Monteforte ha scritto un appello evidenziando che, negli istituti penitenziari, i medici che curano i detenuti non sono sufficienti: “Sono pochi. Sempre meno. Capita che il medico di base o lo specialista che va in pensione non venga sostituito e che i bandi indetti dalle Asl vadano deserti, oppure che si debba aspettare molto tempo prima che arrivi la nuova nomina e questo significa ulteriori forti disagi per noi “ristretti” che già subiamo gli effetti nefasti del sovraffollamento”.

Come emerge dalla dichiarazione, ad aumentare il disagio è il sovraffollamento. Già Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, nel 2023 ha presentato un report della situazione delle carceri italiane a fine 2023.

“Quello che notiamo – sottolinea Gonnella – è la crescita estremamente rapida del sovraffollamento penitenziario. Oggi i detenuti sono 60.000, oltre 10.000 in più dei posti realmente disponibili e con un tasso di sovraffollamento ufficiale del 117,2%, con una crescita nell’ultimo trimestre (da settembre a novembre) di 1.688 unità. Nel trimestre precedente di 1.198. In quello ancora prima di 911. Nel corso del 2022 raramente si è registrata una crescita superiore alle 400 unità a trimestre. Andando avanti di questo passo, tra 12 mesi, l’Italia sarà nuovamente ai livelli di sovraffollamento che costarono la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Edu”.

Il problema del sovraffollamento varia da regione a regione; per il 2023, in Veneto, il tasso di sovraffollamento tocca il 127%. A luglio 2023 erano presenti, nelle carceri della regione, 2481 detenuti, quasi 500 in più rispetto ai 1947 che potrebbero essere ospitati.

Dal 10 novembre 2023, nel carcere di Montorio a Verona, ci sono stati 5 suicidi. L’ultimo è avvenuto sabato scorso. Usando un lenzuolo annodato alle sbarre, un cittadino ucraino di 38 anni ha deciso i togliersi la vita: era stato dimesso da pochi giorni dal reparto psichiatrico perché aveva già tentato di suicidarsi, lascia la moglie e una figlia piccola.

Sul caso è intervenuto anche il Comune di Verona, che ha espresso “cordoglio per il dramma del quinto suicidio in pochissimi mesi” e “il sostegno al garante per le persone con restrizione della libertà, don Carlo Vinco, e a quanti vivono e lavorano nella Casa Circondariale di Montorio”.

Carlo Vinco, Garante comunale dei detenuti, ha commentato: “Ogni dramma però è diverso dall’altro, spesso si dimentica che stiamo parlando di persone con una loro storia di sofferenza perché chi finisce “dentro” viene sempre da situazioni di povertà, economica ma anche culturale e familiare. C’è bisogno innanzitutto di relazioni e di lavoro: a Montorio, 550 detenuti in un edificio che ne può contenere al massimo 335, mancano le opportunità, non bastano la scuola, i corsi di formazione e i pochi laboratori attivati, nessuna azienda del Veronese a cui ci siamo rivolti ha risposto all’appello per dare lavoro ai reclusi all’interno della struttura, in base alla legge Smuraglia che prevede agevolazioni alle imprese”.

“Le risorse per potenziare la sanità, fisica e psichica, dei detenuti sono indispensabili – sostiene Conti – e devono essere tra le prime risposte al problema del sovraffollamento”.

Il ministro Carlo Nordio, intanto, parla di un piano “Recidiva zero”, con la ristrutturazione di vecchie caserme da adattare a carcere e lavori di ristrutturazione da far realizzare agli stessi detenuti. Le nuove prigioni sarebbero destinate a quei condannati per reati meno gravi e a ridotto allarme sociale in via di scarcerazione.

Il progetto targato Nordio si affiancherà alla ricognizione sugli interventi di edilizia penitenziaria in corso e da attuare, a partire degli otto nuovi padiglioni previsti dal Pnrr, con la realizzazione di altre 640 camere detentive e spazi trattamentali.

Giulia Sciarrotta

 
 
 

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