domenica, 21 Aprile 2024
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L’appello del consorzio: “Attenti alle false castraure di Sant’Erasmo”

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Il Consorzio del carciofo di Sant’Erasmo e la Coldiretti di Cavallino-Treporti mettono in guardia i consumatori

Sono 120 mila le piante autentiche di carciofo violetto, le cui castraure, una per pianta, sono riconoscibili in vendita grazie al marchio registrato dal Consorzio del Carciofo di Sant’Erasmo. “Non si tratta di fare campanilismo, ma di smascherare questi inganni che danneggiano il mercato di un prodotto tipico che è presidio di Slow Food – puntualizza Carlo Finotello presidente del consorzio, “Noi produttori viviamo tutto l’anno in attesa della stagione primaverile per raccogliere i frutti di una coltura che richiede cure e lavoro costanti”.

I carciofi di Sant’Erasmo sono un ortaggio coltivato da secoli in laguna nell’omonima isola, ma anche nelle Vignole, Lio Piccolo, Mazzorbo.

“Molti venditori, per attrarre il consumatore e richiamando all’immagine di quel carciofo tenerissimo, definiscono castraure carciofi diversi. Ma se inizialmente pensavamo fosse superficialità o disattenzione, ora riteniamo che ci sia malafede – spiega Michele Borgo presidente di Coldiretti Cavallino TreportiLa castraura è un termine dialettale per indicare il frutto apicale della pianta che viene tagliato per primo, in modo da permettere lo sviluppo di altri (mediamente) otto carciofi laterali chiamati botoli. Ma è un termine coniato dal Consorzio”.

Castraure, i produttori: “Il marchio è garanzia di qualità e tutela per il consumatore”

 

Una “falsa” castraura in vendita nei banchi di un fruttivendolo a Venezia

“La funzione del consorzio nasce proprio con l’intento di tutelare i produttori e i consumatori dalle imitazioni e dai falsi. E’ una questione di trasparenza” – prosegue Borgo – E’ importante che il consumatore, quando acquista i carciofi, riconosca il marchio che contraddistingue la produzione locale, che segue un disciplinare di coltivazione ben preciso, valido anche per la mancanza di fitosanitari e diserbanti durante la crescita della pianta e garanzia di un sapore che richiama alla nostra terra salmastra.”

Le prime castraure quest’anno arriveranno tra una ventina di giorni “La pioggia delle ultime settimane, ci ha aiutati, riportandoci ad una normalità a cui non eravamo più abituati- sottolinea Borgo- infatti abbiamo dovuto sostituire il 20% delle piante perenni di carciofo, rovinate nel loro apparato radicale a causa della siccità degli anni scorsi- contiamo che la stagione di quest’anno ci aiuti a recuperare le perdite degli ultimi due anni. Rivolgiamo dunque un appello ai consumatori, di chiedere il carciofo con il marchio quando desiderano assaggiare la produzione tipica di carciofi violetti di Sant’Erasmo, prelibatezza che anche i ristoratori veneziani dovrebbero avere la cura e l’intento di valorizzare nel pieno della stagione, esaltandone il sapore autentico”.