mercoledì, 24 Aprile 2024
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Trissino: inaugurato un nuovo bacino di laminazione, un passo importante nella sfida contro le alluvioni

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Il nuovo bacino di laminazione “anti piene” del fiume Agno, tra Trissino e Arzignano, potrà trattenere 3,5 milioni di metri cubi di acqua.

Inaugurazione bagnata, inaugurazione fortunata. Ieri mattina a Trissino (VI), sotto qualche goccia di pioggia, è stato tagliato il nastro tricolore del un nuovo bacino di laminazione delle piene del fiume Agno che si colloca tra il Comune di Trissino e Arzignano.

Le caratteristiche del nuovo bacino

Realizzato dopo la grande alluvione del 2010, il bacino di Trissino e Arzignano si estende su una superficie di 80 ettari tra i due comuni vicentini ed è in grado di trattenere 3,5 milioni di metri cubi di acqua del torrente Agno Guà per la sicurezza di vasta area tra le province di Vicenza e Padova, e, in parte, anche di Verona e Venezia. Si articola in due bacini, uno di monte e uno di valle. Il primo è in grado di trattenere 2,7 milioni di metri cubi di acque e si estende su 57,8 ettari; a sua volta si distingue in bacino “in linea” (volume invasabile 0,72 milioni di  metri cubi per 14,3 ettari di estensione) e bacino “in derivazione” (volume invasabile 2 milioni di metri cubi per 43,5 ettari). I lavori sono iniziati nel 2015 e ultimati nel 2022. Il bacino “di valle” si estende su 23 ettari ed è in grado di trattenere 0,81 milioni di metri cubi. I lavori di realizzazione sono stati consegnati a novembre 2018 e ultimati a dicembre 2023. L’importo complessivo dell’intervento è pari a poco più di 40 milioni di euro (quasi 15 milioni di euro per quello di monte e oltre 16 milioni di euro per quello di valle).

 

«Abbiamo 3 milioni e mezzo di metri cubi di acqua immagazzinabile in questi due nuovi bacini che si estendono su ben 80 ettari a dimostrazione che queste opere servono e prevengono dall’alluvione – dichiara il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, intervenendo all’inaugurazione del bacino -. Stiamo parlando di un’opera che rientra nel progetto che ho voluto mettere a terra, da Commissario straordinario e poi come presidente, dopo la grande alluvione del 2010. Abbiamo lottato perché nel 2012 potesse essere iniziata con grande velocità la progettazione e, infine, abbiamo raggiunto l’inizio lavori, nel 2015. La normativa e gli studi, all’epoca, erano assolutamente primordiali e abbiamo dovuto mettere a terra numerose novità, talvolta lottando contro la burocrazia ed alcune resistenze. Oggi possiamo dire di aver realizzato in Veneto molti dei bacini previsti: 13 su 23 sono già stati portati a termine, ma dobbiamo continuare su questa strada per mettere in sicurezza la più ampia parte possibile del territorio». 

Un esempio per tutta la nazione

Il modello messo in campo dalla Regione per combattere le alluvioni, secondo il presidente Zaia, può essere preso come esempio da tutta l’Italia. «Penso che il modello veneto, in questo campo, sia davvero un riferimento oggi a livello nazionale. Partendo dalle grandi emergenza abbiamo impostato un piano di lavori per vincere la sfida. Non si può pensare che la lotta alle alluvioni si possa infatti fare con solo l’indennizzo dei danni – sottolinea il presidente Zaia -. Andiamo nella direzione di dimostrare che, davanti al rischio alluvioni, bisogna fare opere infrastrutturali. Se si fanno bacini di laminazione si salvano i cittadini. Abbiamo visto cosa sarebbe successo a Vicenza qualche settimana fa. Ma se non avessimo avuto i bacini di laminazione saremmo qui a contare molti più danni anche in quel di Vicenza»

Il funzionamento del bacino

Presente all’inaugurazione anche l’assessore alla protezione civile e dissesto idrogeologico, Gianpaolo Bottacin, che ha spiegato come funziona il nuovo bacino di laminazione. «è come una grande vasca da bagno. Viene messo uno sbarramento sul corso d’acqua con dei buchi che fanno transitare solo una certa quantità di acqua – spiega l’assessore Bottacin -. Quando si alza il livello sul corso d’acqua sopra lo sbarramento, l’acqua comincia ad entrare nel bacino di laminazione e inizia ad invadere questa nuova area. Una vera e propria oasi naturalistica che per alcune ore si allaga e questo serve per evitare che finiscano sott’acqua, invece, i centri abitati e le zone industriali che si trovano a valle». 

 

Il presidente Zaia ha rivolto infine un pensiero di gratitudine ai Sindaci e agli amministratori comunali, agli Enti coinvolti e a tutti coloro che hanno messo le loro mani “nel fango” lavorando duramente in questi anni. «Un super applauso per tutti quelli che hanno lavorato, perché lo meritano – conclude Zaia -.  Ci hanno creduto fino in fondo portando a termine un’opera determinante per la salvaguardia del territorio dal rischio alluvionale».

Riccardo Magagna