martedì, 28 Maggio 2024
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79° anniversario della Liberazione. In molti in piazza a celebrare il 25 Aprile

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La cerimonia si è svolta di fronte a Palazzo Moroni, con una partecipazione sentita. A chiusura della tradizionale manifestazione organizzata dal Comune i partecipanti hanno intonato “Bella ciao”

Nella giornata di oggi, giovedì 25 aprile, a Padova si è commemorato il 79º anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La cerimonia si è svolta di fronte a Palazzo Moroni, con una partecipazione sentita.

Gli applausi fragorosi, i manifesti celebrativi dell'”Italia antifascista e della Resistenza” e il coro di Bella Ciao hanno reso la celebrazione ancora più significativa.

Numerose bandiere della pace sono state esibite in prima fila, insieme allo striscione che ha richiesto un immediato cessate il fuoco in Palestina.

Buon 25 aprile a tutte e tutti! Oggi è la Festa della Liberazione, un giorno che rappresenta la vittoria dei valori di libertà, democrazia e giustizia sull’oppressione nazifascista. –  commenta il Sindaco Sergio Giordani –  Un’occasione per ricordare e onorare coloro che, con coraggio e determinazione, hanno lottato e sacrificato le loro vite per garantire un futuro di pace e dignità per tutti noi. La libertà nata dall’antifascismo e scolpita nella Costituzione è un bene prezioso e va mantenuto e protetto, sempre. Buona Festa della Liberazione!

Discorso integrale del vicesindaco

Buongiorno a tutte e tutti e un Saluto alle autorità civili, militari e religiose, a Matilde Girolamo prorettrice dell’Università di Padova, Medaglia d’oro al valor militare per il ruolo avuto nella Resistenza, ai rappresentanti dell’Associazione volontari della libertà di Padova, all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, alle Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma e a tutte le cittadine e i cittadini che assieme a noi oggi celebrano il 79° Anniversario della Liberazione.

Il 25 aprile è la data simbolo della nostra democrazia. Simbolo dell’Italia che ha combattuto per la libertà. Il 25 Aprile è il simbolo dell’Italia che ancora oggi è impegnata ad affermare i valori di uguaglianza, di giustizia, di libertà, di pace, di prosperità.

La guerra di liberazione fu combattuta in Italia e in Europa, a fianco degli Alleati, da donne e uomini, giovani e giovanissimi, che anteposero il futuro del nostro Paese alla loro stessa vita.

Alla liberazione diedero il loro contributo persone di ogni estrazione sociale e appartenenza politica, unite dagli stessi ideali di giustizia e dalla volontà comune di chiudere la tragica esperienza della dittatura fascista e della guerra, per costruire un futuro di pace, in un Paese libero.

La Resistenza in armi, a fianco degli alleati, non fu un’esperienza distinta dalla presa di coscienza della popolazione: non fu la scelta di pochi, ma la lotta partigiana divenne una lotta di popolo crescente: i legami di solidarietà di famiglie che stavano pagando il prezzo della guerra, che nascondevano il militare alleato o il giovane disertore alla leva di Salo, si sono fatti tra il ’43 e il ’45 via via più frequenti, tessendo una trama di umanità che divenne un pezzo fondamentale della ribellione morale e militante nel nostro paese.

Padova

Abbiamo avuto tanti esempi anche a Padova e voglio ricordare in proposito Don Giovanni Fortin, parroco di Terranegra che pagò con la prigionia nei lager aver nascosto dei soldati inglesi. Al suo ritorno dalla prigionia, Don Fortin, completò la costruzione della Chiesa dedicandola a tutti gli internati e facendola diventare il Tempio dell’Internato Ignoto che ancora oggi è custode di memoria.

Tanti eroi hanno donato la vita per la nostra libertà: da chi ha imbracciato un fucile per salire in montagna, alle donne che hanno affrontato grandi rischi, alle piccole staffette partigiane a cui erano affidati ruoli di collegamento che divennero determinanti. A questi dobbiamo affiancare gli eroi quotidiani che salvarono vite, che diedero rifugio ad ebrei, come Giorgio Perlasca.

Uno dei patrimoni più belli della Resistenza è dunque il senso di unità: senza questa Fraterna collaborazione, tra persone di idee e estrazione sociali diverse, l’Italia non si sarebbe mai alzata.

Il Fascismo, fin dalle sue origini, non nascose il suo carattere violento e autoritario e divenne via via sempre più feroce fino ad arrivare all’orrido abbraccio col nazismo, alla follia della guerra e delle leggi razziali: non dobbiamo mai dimenticare o omettere che l’Italia ebbe un ruolo di primo piano nel promuovere crimini e nefandezze che segnarono l’Europa.

Giacomo Matteotti

Proprio in questi mesi ricordiamo Giacomo Matteotti, del quale fra poche settimane ricorrerà il centenario della morte, rapito e ucciso da sicari fascisti, con l’avvallo dello stesso Mussolini. Ucciso per aver denunciato pubblicamente i brogli elettorali e le ripetute violenze commesse dai camerati camice nere.

Tutti i regimi autoritari, ieri come oggi purtroppo, hanno paura della libertà di parola e opinione, e la repressione progressiva della libera espressione, è da sempre uno dei primi segnali di pericolo per la democrazia.

La storia ci insegna che è sbagliato sottovalutare questi segnali, perché la democrazia, al pari della libertà, non è mai conquistata una volta per tutte, ma è un patrimonio che ci è stato consegnato, e che nel corso di cambiamenti epocali, dobbiamo essere capaci di custodire, difendere, aggiornare e consegnare alle generazioni future.

Costituzione

Una consapevolezza che i nostri padri e madri costituenti avevano ben chiaro quando scrissero la nostra Carta costituzionale, che si oppone al Fascismo e promuove la democrazia, i diritti umani e la giustizia sociale:

“La Repubblica è antifascista, fondata sul lavoro e la sovranità spetta al popolo. “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti allalegge senza distinzioni di razza”. “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore

E così, chiari e netti, sono molti altri articoli della nostra Costituzione. Come il ripudio della guerra, la promozione delle libertà di pensiero e di stampa, la libertà sindacale, il diritto allo studio. In questo 25 aprile ci appare più chiaro che mai che la nostra Costituzione è la principale guida che anche oggi ci spinge nell’opera di affermazione di diritti che, dobbiamo riconoscerlo, non sono – e questo pesa- ancora acquisiti pienamente e che pesano ancora su tante persone, sullo sviluppo, e sull’equità del Paese.

Quasi 80 anni dopo la Liberazione, in un’Europa segnata ancora da nuove guerre e nuove disuguaglianze, abbiamo un compito: fare in modo che i valori e gli ideali sui quali è stata costruita la nostra Repubblica, la nostra libertà, la pace di cui godiamo e che adesso,
intorno a noi, vacilla pericolosamente, non vadano perduti e anzi vengano rinnovati.

Giovani

In occasione di queste commemorazioni spesso facciamo appello ai giovani, ai quali chiediamo di studiare la storia e di fare la loro parte in difesa della nostra democrazia.
Ma forse, chiamandoli in causa, dobbiamo prima chiederci quanto davvero li ascoltiamo e che risposte diamo alle istanze di democrazia che essi oggi pongono.

Penso alle ragazze e ai ragazzi che oggi hanno 20 anni, l’età di tanti giovani che 80anni fa hanno combattuto per il loro ideale di pace, giustizia e libertà.

Penso ai loro ideali, a cosa chiedono, e per cosa si battono. lo credo che chiedano di eliminare le nuove disuguaglianze e le nuove ingiustizie sociali. Vogliono la pace, e vogliono la libertà di essere sé stessi senza omologarsi a modelli precostituiti. E credo che, quando chiedono anche con forza di salvare la natura e il pianeta, chiedano in realtà di salvare il loro futuro e quello dei loro figli.

Se, come allora, sapremo ascoltarci tra generazioni e agire insieme, per conquistare quei diritti non ancora compiuti, allora anche i più giovani potranno cogliere il valore attuale della resistenza, che ancora oggi ci insegna che insieme abbiamo il potere di costruire un
mondo più giusto e inclusive.