martedì, 21 Maggio 2024
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Came Treviso C5, il sogno diede vita al mito

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Dino Vecchiato racconta la storia della squadra nata dalla determinazione di due amici

“Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”, cantava Ligabue. E non è un caso che Dino Vecchiato abbia scelto proprio questa citazione per dare inizio al suo libro “Came Treviso C5. Dal sognare una promozione… alla conquista della serie A”.

C’è infatti un mito di ormai oltre vent’anni che anima il mondo del calcio a 5 e che, in un certo modo, ha visto la sua nascita a Settecomuni di Preganziol, nei tornei di calcetto organizzati tra amici negli anni Novanta proprio da Vecchiato e che videro partecipare anche Denis Casarin e Alessandro Zanetti, protagonisti e fondatori di quel mito nato da un sogno che nel tempo ha raggiunto le stelle e che è oggi conosciuto col nome di Came Treviso C5.

Dino Vecchiato, direttore finanziario di una società di capitali con una grande passione per la storia locale, non si è perciò tirato indietro quando Casarin e Zanetti, suoi amici, gli hanno proposto di raccontare la loro storia e quella della loro squadra. Non è la sua prima intervista per noi, ma è la prima in cui ciò che racconta lo ha toccato tanto da vicino.

Cos’hai pensato quando hai incominciato la ricerca sul Came Treviso?

Ho subito pensato che fosse una storia da film. È la storia di due amici e di un imprenditore, Paolo Menuzzo (ndr. Presidente della Came Group), che ha creduto nel loro sogno, tramandato di padre in figlio e costruito passo dopo passo dalla determinazione di Denis e Alessandro: è la prova che inseguire un sogno e crederci davvero, nonostante le paure e le preoccupazioni che si incontreranno lungo la strada, può portare a grandi risultati; è un insegnamento che valeva la pena raccontare e far conoscere.

La bellezza di ciò che affermi sta nel fatto che questa è una storia vera.

Lo è. È stato davvero emozionante scriverne perché ho ascoltato i fatti raccontati da chi li ha vissuti in prima linea, entrare a contatto con le loro sensazioni e poi collazionare il tutto con informazioni da altre fonti dell’epoca.

Una ricerca non facile…

Assolutamente. Sono serviti dieci mesi di attenta ricerca, tanti giornali e almeno una decina di interviste per completarla. In due casi non sono neanche riuscito a trovare i risultati di partite di vent’anni fa, perché non esiste un vero archivio: ho praticamente spazzolato ogni singola pagina di giornale per riuscire a rendere questo libro preciso e scientifico. Ecco anche il perché dei grafici.

I grafici? Per la storia di una squadra di calcio?

Sì! Fanno vedere come la squadra nel tempo passa, per esempio, dalla prima posizione alla terza nel giro di due partite, vedendo sfumare la vittoria del campionato, ma poi recupera e inaspettatamente all’ultimo vince il campionato. Ci sono state annate in cui tutto è filato liscio, ma altre volte è stata una vera giostra: quale miglior modo di riuscire a percepire le paure, le angosce, la bomba di emozioni provati da un presidente se non mostrando graficamente i risultati della sua squadra?

Il calcio a 5 spesso non viene preso troppo in considerazione, eppure…

… eppure c’è chi vi ha dedicato la vita e ne ha fatto una leggenda, forse l’unica in Italia. Le squadre a 5 nascono e muoiono di continuo, ma la Came no. La Came è un gruppo diventato storico e ha conservato i valori profondi da cui è nato.

Gruppo? Non squadra?

Puoi essere una squadra, ma se non sei anche un gruppo non puoi andare lontano. Essere gruppo vuol dire agire insieme, nella buona e nella cattiva sorte. Il gruppo è un qualcosa di più della semplice somma di giocatori.

Quali valori e princìpi si trovano nella storia della Came?

Sicuramente l’amicizia, ma quella vera, non quella accettata su Facebook. Quella che si conserva nel tempo, anche quando le cose non vanno sempre bene.

Cosa può lasciare in eredità ai giovani d’oggi una squadra così?

Anzitutto, la Came ha ora un gruppo giovanile che comprende centinaia di ragazzi, quindi lascia un bene sociale non indifferente alla comunità e ai giovani. Lascia però anche un grande messaggi di speranza: i sogni vanno inseguiti, sono fatti per essere realizzati.

Non è il tuo primo libro, ma nemmeno l’ultimo. Perché non scrivere per una casa editrice?

Sono stato contattato da un editore, ma la mia è soltanto una passione. Un lavoro ce l’ho già e voglio sentirmi libero di scrivere di ciò che davvero mi appassiona, senza pressioni. Le storie migliori nascono in libertà.

Gaia Zuccolotto

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