giovedì, 23 Maggio 2024
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Digital art e criptovalute: la Guardia di finanza veronese scopre oltre 500 mila euro non dichiarati al Fisco

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L’indagine delle Fiamme gialle scaligere si è concentrata su tre verifiche fiscali nei confronti di lavoratori autonomi operanti nel settore delle cripro-attività.

Un’indagine nell’ambito del contrasto all’evasione fiscale nel campo delle tecnologie applicate al mondo delle monete digitali, ha portato i finanzieri del Comando provinciale di Verona ad eseguire tre verifiche fiscali nei confronti di lavoratori autonomi operanti nel settore delle cripto-attività.

Nello specifico, due di questi sono attivi nel settore della cosiddetta “digital-art” (viene commercializzata un’opera o una pratica artistica che utilizza la tecnologia digitale come parte del processo creativo o di presentazione espositiva) e uno in quello del “mining” (processo attraverso il quale nuove cripto-valute vengono messe in circolazione, in cambio di un compenso, la cosiddetta “fee”).

L’operazione è nata da approfondimenti sulla percezione di redditi da “cripto-attività” elaborati dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della sede romana delle Fiamme gialle, e ha portato alla luce: nel caso di due “artisti digitali”, la vendita su portali online dedicati di numerose opere digitali (meglio note come non-fungible token – NFT), tramite l’utilizzo di varie blockchain (meccanismo di database avanzato che permette la condivisione trasparente di informazioni all’interno di una rete), a esperti e investitori del settore, i cui importi non sono confluiti nelle relative dichiarazioni dei redditi; mentre per quanto riguarda il “miner” (letteralmente “minatore” di cripto-valute), avrebbe percepito compensi non dichiarati al fisco per l’attività di “impacchettamento” di informazioni in “blocchi” per consentirne l’accodamento nella blockchain.

Complessivamente è stata recuperata a tassazione, ai fini delle imposte sui redditi, una base imponibile pari a 522.000 euro.