sabato, 18 Maggio 2024
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Edilizia residenziale pubblica, la Corte Costituzionale boccia la legge del Veneto

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La Corte Costituzionale ha bocciato la legge della Regione Veneto che regola l’accesso all’edilizia residenziale pubblica.

Secondo la Consulta è irragionevole negare l’accesso all’edilizia residenziale pubblica a chi, italiano o straniero, al momento della richiesta non sia residente nel territorio della Regione da almeno cinque anni, pur se calcolati nell’arco degli ultimi dieci e maturati eventualmente anche in forma non continuativa.

Il requisito della prolungata residenza impedisce di soddisfare il diritto inviolabile all’abitazione, funzionale a che “la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana”.

Secondo la Corte, la permanenza per almeno cinque anni nella regione, accertata nell’arco di un decennio, “non induce a ritenere che vi sara’ un futuro radicamento nel territorio”, ne’ serve a “valorizzare il tempo dell’attesa nell’accesso al beneficio, esigenza che si puo’ semmai riflettere nell’anzianita’ di presenza nella graduatoria di assegnazione”.

Per questo la normativa della Regione Veneto è stata ritenuta incostituzionale

Zaia: “Non condivido la sentenza della Corte Costituzionale”

“Prendo atto della sentenza della Corte Costituzionale, ma non la condivido, per onestà intellettuale e storia personale. In Veneto abbiamo scelto di premiare chi, cittadino italiano o cittadino straniero non fa differenza, nella nostra terra ha un progetto di vita. Penso che la nostra norma non sia affatto una legge che esclude, tutt’altro: è stata voluta per favorire inclusione e senso di comunità. L’abbiamo pensata per chi vuole stabilirsi in Veneto con la propria famiglia, avviare un percorso di vita, iniziare un’attività lavorativa, mandare i propri figli nelle nostre scuole con la prospettiva di mettere radici. Non per chi arriva oggi e pretende gli stessi diritti chi risiede in Veneto da tempo, contribuendo anno dopo anno alla società e all’economia”. Così il Presidente della Regione del VenetoLuca Zaia commenta la decisione della Consulta che ha ritenuto incostituzionale una previsione normativa della Regione Veneto.

“La residenzialità, specie se nelle abitazioni pubbliche pagate dalla collettività, non può basarsi su un criterio di ‘sliding door’, ma deve premiare invece che pensa ad un futuro dove sceglie di risiedere – aggiunge Zaia -. Penso, ad esempio, che un cittadino straniero che risiede in Veneto da diversi anni, e qui ha posto le basi per il futuro della propria famiglia, abbia certamente più diritti di chi è arrivato ieri e acclama identiche pretese. È questo il nostro concetto di difesa della dignità, dare diritti a chi dimostra di volerli espletare nel tempo, accompagnati dall’impegno verso la comunità: la stessa cosa vale, ovviamente, per i cittadini italiani che fanno richiesta di alloggi pubblici. L’impegno nel tempo non può essere a mio parere soppiantato da un ideale di presunta universalità del diritto alla casa, citato dalla Corte Costituzionale. Valutiamo invece e premiamo con pragmatismo e serietà chi davvero vede l’abitazione come base per lo sviluppo di un progetto di vita, non chi la usa come mera sistemazione in attesa di muovere verso altri territori e altri progetti”.

“Non posso non notare – conclude  – che per la proprietà transitiva questa sentenza potrebbe far sì che i cittadini italiani o gli stranieri residenti da almeno cinque anni in Italia avranno gli stessi diritti, a parità di condizione e di requisiti, di chi magari non ha un progetto di vita e chiede semplicemente un alloggio, quasi fosse un ostello, per poi trasferirsi altrove. Prendiamo comunque atto della sentenza della Corte Costituzionale, in attesa di poterne valutare le conseguenze dell’applicazione”.

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