martedì, 28 Maggio 2024
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In Bolivia un “Trampolin” per ragazze vittime di tratta e sfruttamento sessuale: a Bassano l’associazione compie 10 anni

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L’associazione, che fa base a Bassano e festeggia dieci anni, sta investendo tempo e risorse, ottenendo risultati incoraggianti. Lo racconta Davide Parise, co-fondatore di Women For Freedom

L’organizzazione umanitaria Women For Freedom è tornata in Bolivia dopo poco più di un anno per monitorare i lavori di ampliamento del centro “Trampolin” che è in piena attività ed è passato ad ospitare da 25 a 40 ragazze minorenni, tra gli 11 e i 17 anni, vittime di sfruttamento sessuale. Si completa così il primo passo del progetto omonimo, “Trampolin”, per il quale l’associazione, che fa base a Bassano e festeggia 10 anni, sta investendo tempo e risorse, ottenendo risultati incoraggianti. Lo racconta Davide Parise, co-fondatore di Women For Freedom.

Dove si trova il centro e chi lo gestisce?

«Il centro “Trampolin”, gestito dalla FundacionMunasimKullakita, fondata dal bergamasco Riccardo Giavarini che da oltre 15 anni lotta contro il fenomeno della tratta di minori in Bolivia, si trova a El Alto, nella periferia della capitale La Paz, nell’altopiano Andino, a 4000 metri di altitudine. È una delle città più povere del Paese: più del 70% degli abitanti non riesce a soddisfare le esigenze primarie e, in molti casi, non ha accesso all’acqua potabile. In questo contesto, sono migliaia le ragazze che finiscono nella rete della tratta a scopo sessuale. Centinaia sono le “casas de citas” (locali a luci rosse) che convivono con sconcertante normalità con scuole, negozi e mercati. Un fenomeno è naturalizzato e anche le forze dell’ordine e le istituzioni sembrano impotenti. Una volta che le ragazze cadono in questa rete, è molto difficile che possano uscirne: all’inizio vengono abbagliate da promesse di guadagni facili, ma con il tempo la morsa si stringe e sono costrette a un determinato numero di prestazioni giornaliere solo per avere un posto dove dormire. Aids e malattie veneree dilagano, assieme all’alcolismo e al consumo delle cosiddette “droghe dei poveri”».

Che funzione ha il centro e cosa può fare per queste ragazze?

«Oltre a ricominciare il percorso scolastico, le ragazze accolte nel centro possono fare sport, arte terapia, musica, teatro, danza, ed anche attività di formazione professionale per porre le basi per una futura indipendenza economica ed un reinserimento nella società. Oltre all’ampliamento della struttura, il progetto ha previsto l’assunzione di 4 operatrici (una psicologa, un’assistente sociale, un’educatrice ed un’insegnante) per offrire supporto e sostegno conformi alla storia di vita di ciascuna ragazza. Il processo di recupero non è facile e, in alcuni casi, una vera sfida, tuttavia 8 ragazze su 10 ritrovano la gioia di vivere. Sembra quasi un miracolo, ma quando una ragazza sente che è importante per qualcuno, a piccoli passi diventa consapevole del proprio valore ed inizia il suo percorso per il recupero dell’autostima e della cura di sé. “Tutte abbiamo un valore, ma nessuna un prezzo” è proprio la frase che le ragazze hanno dipinto su una parete del centro».

Quali sono i prossimi obiettivi?

«Durante il nostro viaggio siamo stati anche a Cochabamba, una delle città più popolose della Bolivia, dove si concentra molta popolazione migrante e ad alto rischio di vulnerabilità. Grazie al confronto con le autorità governative, abbiamo visto in questa città il giusto punto dove aprire un secondo centro specializzato nel contrasto al fenomeno della tratta di minori. Le istituzioni locali, data la grande necessità, sono entusiaste di questo progetto e sono pronte ad aiutarci con le scarse risorse che dispongono dal governo centrale. Abbiamo già individuato un luogo perfetto per il nuovo centro e ci stiamo preparando con le risorse necessarie per la ristrutturazione e l’adeguamento di una struttura che potrà ospitare più di 20 ragazze».

R.F.