domenica, 19 Maggio 2024
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Lavoro nero e degrado, sigilli a due laboratori tessili a Istrana

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La Guardia di Finanza ha sequestrato due laboratori tessili cinesi a Istrana per lavoro nero, degrado ed evasione fiscale

Nelle due aziende, situate in comune di Istrana, sono state riscontrate condizioni di assoluto degrado e pericolo, con l’impiego di lavoratori irregolari e sfruttati, oltre a numerose violazioni in materia urbanistica. Gravi irregolarità che hanno determinato il sequestro d’urgenza, da parte della Guardia di Finanza, dei due capannoni, rispettivamente di 450 e 630 metri quadrati, e di 252 macchinari e banchi da lavoro. Il provvedimento è stato poi convalidato dal giudice per le indagini preliminari di Treviso.

L’operazione si inserisce nei controlli a tutela del made in Italia e delle filiere produttive nazionali: quattro, in totale, gli stabilimenti ispezionati dalle Fiamme Gialle del Comando provinciale, con il supporto di Vigili del Fuoco, Spisal, Ispettorato del Lavoro e Arpav, oltre al contributo di Comuni interessati. Gli amministratori delle due imprese, di nazionalità cinese, che operavano sulla base di commesse ricevute da imprese locali, sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Treviso, a vario titolo, per violazione delle norme volte a prevenire gli incendi e gli infortuni sui luoghi di lavoro, sfruttamento dei lavoratori, impiego di manodopera clandestina, esecuzione di opere edili in assenza di autorizzazione.

Riscontrate gravi violazioni alla sicurezza nei luoghi lavoro

In particolare, per quanto concerne la prevenzione degli incendi, le violazioni riscontrate hanno riguardato l’assenza di funzionamento di un impianto idrico antincendio, la mancata manutenzione semestrale degli estintori, l’impraticabilità delle vie di fuga, la presenza di stufe a pellet dotate di condotti fumari non regolamentari. A ciò si sono aggiunte svariate violazioni alla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, tra cui la presenza di macchinari sprovvisti di sicurezze negli organi mobili, le scarse condizioni igieniche, la presenza di collegamenti elettrici non omologati.

Durante le ispezioni sono stati identificati quattro lavoratori “in nero”, di cui tre richiedenti asilo politico e uno con permesso di soggiorno scaduto. Il datore di lavoro, quindi, è stato segnalato per impiego di manodopera clandestina e che non poteva restare sul territorio italiano.

Turni di 10 ore, i lavoratori dormivano in fabbrica

Diversi anche i problemi in materia urbanistica: in uno dei laboratori erano state ricavate
delle stanze dormitorio, dove i lavoratori riposavano tra i turni di lavoro. Tale circostanza ha permesso di ipotizzare, per una delle aziende tessili coinvolte, il reato di caporalato, anche tenendo conto delle dichiarazioni dei lavoratori, che hanno ammesso di lavorare dieci ore al giorno dal lunedì al sabato senza essere mai retribuiti.

Infine, l’approfondimento della posizione dei due laboratori tessili sequestrati ha portato ad accertare pendenze tributarie per 2,2 milioni di euro da parte delle 7 ditte, tutte amministrate da stranieri, che, a decorrere dal 2011, li hanno gestiti: si tratte di vere e proprie imprese “apri e chiudi” che, dopo essere divenute insolventi con l’Amministrazione Finanziaria, hanno trasferito personale e macchinari nella successiva impresa costituita ad hoc. Queste continuavano a operare sempre nello stesso luogo, con gli stessi clienti e fornitori, cambiando solo il nome e la partita Iva.

La GdF: “Operazione a tutela del made in Italy e delle imprese corrette”

“L’operazione della Guardia di Finanza di Treviso – spiega una nota del Comando provinciale – ha avuto, in primo luogo, il fine di tutelare il “made in Italy” e la filiera produttiva dell’abbigliamento, asset strategico nazionale che vede nella provincia di Treviso una delle realtà economiche più fiorenti. In secondo luogo, i controlli sono stati finalizzati ad assicurare la sicurezza e il benessere dei lavoratori, colpendo il comportamento di chi agisce nel mercato in modo sleale, a beneficio degli operatori economici onesti e rispettosi delle regole: l’impiego di lavoratori irregolari e bisognosi, il mancato rispetto delle più elementari norme in materia di sicurezza e in ambito urbanistico, insieme al sistematico ricorso a imprese “di comodo”, consentono infatti di applicare prezzi altamente competitivi, in danno delle imprese che operano rispettando la legge, costrette a sostenere costi maggiori”.

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