mercoledì, 22 Maggio 2024
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Zaino in spalla e destinazione Sudamerica, il progetto è quello di Bagaglio Leggero

Tempo di lettura: 3 minuti circa

Stanno viaggiando in Cile e Argentina seguendo
la loro passione per le “terre alte”. Una storia di nomadismo digitale davvero molto diversa dal solito

Silvia Vettori e Davide Zambon hanno deciso di mettersi uno zaino in spalla (letteralmente) e di andarsene in Sudamerica ad esplorare le Ande. Grandi appassionati di montagna, hanno girato in lungo e in largo le nostre Alpi prima di decidersi a prendere un biglietto di sola andata per il Sudamerica.

Che cos’è Bagaglio Leggero?

Un progetto personale che si è gradualmente amalgamato alla nostra vita. All’inizio è stato il classico “sfogo su internet”, nel nostro caso un canale per lasciare traccia delle escursioni che facevamo, ed è poi diventato la molla, o uno dei fattori che ci hanno spinto a fare il cambio vita che abbiamo fatto ormai 4 anni fa. Detto questo, Bagaglio Leggero è un progetto editoriale che racconta le terre alte attraverso un blog – bagaglioleggero.it – e un profilo Instagram @bagaglioleggero.

Quando si parla di nomadi digitali si pensa subito alle Canarie, a Goa… insomma a un posto da vivere in vacanza”. Voi invece avete scelto la Patagonia: come mai?

Il Cile e l’Argentina sono un esperimento fatto dopo anni di nomadismo digitale sui generis: tra le montagne italiane. Quando abbiamo deciso di cambiare vita e diventare nomadi digitali è stato naturale guardare alla nostra passione per le terre alte e muoverci verso queste. Abbiamo vissuto in valli alpine poco turistiche, avvicinandoci alla vita in montagna e alle problematiche che comporta per chi lavora location independent. Cinque mesi fa ci siamo detti che era il momento giusto, per noi, di prendere in mano l’idea del viaggio oltreoceano, e abbiamo scelto una meta coerente con il nostro amore per l’aria aperta e l’escursionismo. Quindi, Cile e Argentina: la Patagonia, un sogno per ogni amante della montagna!

Da quando avete iniziato a pensare di partire a quando siete partiti quanto tempo è passato?

Molto! Nel senso che ogni tre mesi l’idea del viaggio si riaffacciava, ma la verità è che il nomadismo digitale in versione alpina ci piaceva tantissimo. Quindi: “lasciamo passare il Natale, poi ci pensiamo”, “vediamo l’estate prossima”, e via dicendo. Alla fine, eccoci a comprare un biglietto aereo del tipo “adesso o mai più”, e siamo partiti 4 mesi dopo.

Qual è stata la parte più complessa dell’organizzazione?

Avere chiaro come sarebbe andata con i nostri lavori di copywriter e ghostwriter, abituando i nostri clienti a fidarsi del fatto che avremmo lavorato bene e avremo rispettato tutte le scadenze, anche in viaggio. E il viaggio di imprevisti ce ne ha dati tanti, ma – fino ad ora – siamo sempre riusciti a mantenere fede agli impegni (anche se una volta abbiamo fatto 60 km a piedi attraverso le Ande per riuscire ad arrivare in tempo ad una call, visto che non c’erano bus).

Com’è l’Italia vista dall’altra parte del mondo?

Hermosa! L’Italia è un mito, non ci sono altre parole per descrivere cosa provano qui quando diciamo somos italianos. Chiunque in Argentina ha parenti più o meno lontani in Italia, ci è stato per raccogliere la documentazione con la quale ottenere la doppia cittadinanza, o comunque pianifica di venirci e starci un po’. Ma soprattutto piace la cultura italiana: il cinema, la moda, l’architettura.

E com’è l’altra parte del mondo vista live?

Più che l’altra parte del mondo… le altre parti del mondo! Non c’è un “Cile”, non c’è una “Argentina”. Ogni cosa cambia di regione in regione, dato che si parla di Stati enormi: gli ambienti, il clima, il modo di parlare delle persone e il cibo variano di tappa in tappa. Per dare una fotografia: natura selvaggia, persone che si fanno in quattro per aiutarti e storia travagliata.

Un primo bilancio di questa esperienza…

Fantastico. Ci capita di guardarci, magari mentre camminiamo tra le Ande, o dopo una cena fatta con delle conoscenze locali, e dirci quanta fortuna abbiamo avuto a vivere la densità di questi mesi. È la fortuna del viaggiatore lento: scalfita la superficie dei monumenti e dei luoghi instagrammabili, c’è una profondità tutta da scoprire e spesso più bella di quello che si vede sui depliant turistici.

Next step?

Al momento non abbiamo fatto progetti che superano la settimana (è difficile viaggiare, lavorare e anche pianificare nello stesso tempo), ma sicuramente c’è il desiderio di tornare in Italia per riprendere la nostra vita nomade tra le montagne del nostro Paese.

Giacomo Brunoro