sabato, 18 Maggio 2024
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Badia Polesine: al Teatro Balzan assalto fuori stagione, merito del Premio Tomeo, l’Oscar del teatro dei ragazzi del Polesine

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In gara i laboratori di ViviRovigo, con performance innovative a regia Campagnol-Silvestri

La sesta giornata del Premio Tomeo, l’Oscar del teatro dei ragazzi del Polesine, si è svolta ancora nella cornice fastosa del Teatro sociale Eugenio Balzan di Badia Polesine. Per sabato 11 maggio, pomeriggio e sera, erano in programma gli spettacoli in concorso dei laboratori teatrali di ViviRovigo: “I magici folletti” nella categoria 11-14 anni, con “Alice nel paese delle meraviglie”; ed “Il teatro siamo noi”, categoria 14-19, con “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, adattamento del romanzo di Luis Sepulveda.

Per entrambi gli appuntamenti e per tutto il giorno prima, il teatro Balzan brulicava di colori, bambini e gente. Code per entrare, complici le esibizioni dei ragazzi che si portano dietro le famiglie, ma anche del fair play teatrale degli altri gruppi in gara, che con grande passione e generosità si stanno distribuendo lungo il calendario degli spettacoli, per assistere alle performance degli altri concorrenti. Ormai cristallizzato il rito introduttivo di ogni spettacolo, con cui l’ideatrice e direttrice artistica Irene Lissandrin, fa intervenire il Comune ospite ed il comune di Lendinara, co-organizzatore della manifestazione; poi presenta la Giuria tecnica e tutti, pubblico compreso, ascoltano “i principi” del Premio Tomeo, declamati da un togato dio Apollo e ripetono poi, la formula di impegno al rispetto delle regole. Niente di blasfemo, ma un riferimento al valore formativo del mezzo teatrale, sia per chi lo realizza, sia per chi vi assiste, che inizia con una proclamazione di principio: il teatro è un diritto fondamentale, tutti hanno diritto di fare e vedere teatro senza discriminazioni.

Per Badia, l’assessore alla Cultura, Valeria Targa, ha ricordato che: “Un bel teatro vuoto non serve a nessuno: metterlo a disposizione e vederlo pieno, ci riempie di soddisfazione e ci fa capire che siamo sulla strada giusta”.

Per Lendinara, che per il Premio Tomeo si è spesa molto in termini economici e logistici, si sono alternati il presidente del Consiglio comunale Nico Pavarin e l’assessore alla cultura Francesca Zeggio. “È questo il modo giusto di investire sulla cultura e sui ragazzi – ha detto Zeggio –. Con i fatti e non a parole. È un investimento sul futuro”.

I due spettacoli in visione, come ormai consueto, sono stati votati telematicamente anche dal pubblico in sala, che è sempre molto esuberante: 9,16 per “Alice nel Paese delle meraviglie”; 9,67 per “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”. Si attribuiscono da 5 a 10 punti e la media aritmetica andrà sommata al voto “insindacabile” della Giuria.

Al di là del risultato, un successo personale certo per Matteo Campagnol, attore professionista e formatore di entrambi i due laboratori (già premiato per la regia al Tomeo 2023), che ha ideato la doppia messa in scena, insieme alla collega Irene Silvestri. Per la classica fiaba “Alice nel paese delle meraviglie”, Campagnol ha costruito uno spettacolo dinamico a caos controllato, in cui personaggi e scene ruotano, anche fisicamente, intorno alla piccola Alice. Evidente l’amalgama di questi “I magici folletti”, ragazzini che lavorano insieme da qualche anno e che, hanno sviluppato grande confidenza con gli altri e col palco, tanto da diventare quasi intercambiabili, con gli assenti (giustificati per malattia). Si evidenzia anche, cosa forse più importante, la sicurezza di sé dei piccoli attori, palesemente emersa dalla performance. Uno spettacolo gradevole, non scontato, ben recitato.

In serata, bis per Campagnol e Silvestri, alla direzione de “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” per i giovanissimi under 17 del laboratorio “Il teatro siamo noi”. Anche questi, sono ragazzi di esperienza, che stanno letteralmente crescendo insieme al laboratorio teatrale. Per loro, Campagnol ha dato “un pezzo di cuore”, ossia un brano adattato da Sepulveda ed inscenato da lui stesso con Lucas Joaquin Da Tos Villalba, nel 2020. In scena, un nuovo riadattamento, questa volta per 13 attori, chiamati ad una recitazione corale, in cui la narrazione delle scene prevale sull’interpretazione diretta, e si svolge con la rapida sequenza delle voci. Il racconto è la storia di Antonio José Bolívar Proaño, un vecchio che vive ad “El Idilio”, piccolo villaggio del Sud America, dei suoi trascorsi nella foresta pluviale insieme agli indigeni Shuar, e di come uccise una femmina di tigrillo (un’oncilla o gatto tigre). Un tipo di recitazione complesso, in cui il rischio di caduta del ritmo narrativo o della frammentazione del racconto è sempre dietro l’angolo. Una bella sfida, portata a casa più che dignitosamente, col plus valore di essere riusciti, grazie alla selezione di musiche di Cumbia e alla lingua spagnola, a rievocare i colori ed i ritmi di una terra lussureggiante, in cui la potenza della natura, è costretta alla ritirata dagli attacchi dell’uomo bianco.