sabato, 25 Maggio 2024
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Cresce l’occupazione, ma quella femminile resta ferma

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Il tasso di occupazione sale al 62,1%. Ma la partecipazione femminile si mantiene sotto al 60%

Mai così bene da vent’anni a questa parte. L’occupazione cresce (+0,3%, pari a +70mila unità) per uomini e donne, per dipendenti e autonomi e per tutte le classi d’età a eccezione dei 35-49enni che registrano un calo.

Il tasso di occupazione sale al 62,1% (+0,2 punti). Similmente, il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce (-2,8%, pari a -53mila unità) per entrambi i generi e in ogni classe d’età tranne per i 35-49enni. Il tasso di disoccupazione totale scende al 7,2% (-0,2 punti), quello giovanile al 20,1% (-2,3 punti).

“Se fosse “Firmato Diaz” sembrerebbe il “Bollettino della Vittoria”, ma pur concordando che è giusto e corretto esaltare l’ottima fase occupazionale per il nostro Paese, io credo che non sia tutto oro quel che luccica”. Elena Morello è la presidente di Terziario Donna Confcommercio Ascom Padova (oltre che del Comitato per l’Imprenditoria Femminile in Camera di Commercio), e tra le mille luci positive sul fronte occupazionale, vede purtroppo anche qualche ombra, ovviamente per quanto riguarda le donne.

“Ed è quell'”ovviamente” che non è logico continui ad essere l’avverbio che sempre accompagna il lavoro delle donne – scandisce Morello – perchè significa che non vengono rimosse le cause che impediscono la partecipazione dell’universo femminile al mercato del lavoro”.

I dati

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro, in Italia, si mantiene al di sotto del 60%, un valore ancora troppo distante dalle medie europee. Più nello specifico: secondo l’indicatore di Labour Slack di Eurostat il tasso di “non lavoro”, ricomprendendo in questo non solo le disoccupate ma anche le “scoraggiate” che hanno smesso di cercare e le “sottoccupate” che sarebbero disposte a lavorare più ore, fissa al 24,7% il valore medio nazionale, con un picco positivo dell’11,3% del Trentino – Alto Adige e uno negativo, del 47,4% della Sicilia. Il Veneto, col suo 14,3% si insedia al terzo posto mentre il secondo è appannaggio della Valle d’Aosta, col 13,3%.

I dati – continua Morello – evidenziano situazioni per lo più note: l’occupazione femminile cresce di più nel turismo e nei servizi e dunque se non sorprende che le prime tre regioni siano regioni turistiche, fa specie che regioni ad altrettanta vocazione turistica come la Sicilia, la Campania, la Calabria, la Puglia e persino la Sardegna occupino posizioni tutte sotto la media nazionale“.

Il sostegno

Pensare che dietro questi numeri così elevati ci sia anche una questione di lavoro nero non è ipotesi peregrina, come non è ipotesi peregrina ricondurre alla mancanza di servizi di sostegno l’insufficiente incidenza del lavoro femminile a qualsiasi latitudine.

“Non che nel nostro territorio gli asili pubblici e privati manchino – evidenzia la presidente di Terziario Donna Confcommercio Ascom Padova – però, magari per le esigue finanze familiari e l’ancora troppo poca attività di sostegno pubblico alle famiglie con figli, si finisce per essere costretti ad affidare ai nonni il compito di fungere da welfare e, quando questi mancano per svariati motivi, 99,9% dei casi è la mamma che rinuncia al lavoro”.

Ma ce n’è poi uno, decisamente particolare, che a Morello sta particolarmente a cuore ed è quello che attiene alle donne che fanno impresa.

“La componente indipendente – conclude la presidente di Terziario Donna Confcommercio Ascom Padova – al di là di episodici miglioramenti, stenta ad instradarsi su un sicuro percorso di sviluppo. E’ un limite che trova una sua giustificazione anche nei percorsi scolastici delle ragazze che continuano a preferire per il loro corso di studi (magari anche solo per condizionamento culturale), discipline umanistiche rispetto a quelle STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) che sicuramente hanno maggiore affinità con l’attività di impresa.

Si tratta dunque di capire come fare ad invertire la tendenza ed in questo senso non escludo, per il prossimo anno scolastico, un intervento di Terziario Donna sul territorio a livello di istituti superiori, ovviamente concertato con le istituzioni scolastiche per diffondere quello che è il nostro credo: “Impresa è bello, ancor più se, viste le difficoltà, questa è donna”. Si tratta di provare. Per crederci!”.