domenica, 19 Maggio 2024
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Este da scoprire: i segreti e i tesori di Palazzo Rezzonico

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Conosciamo da vicino uno degli edifici storici della città di Este

Lungo la via principe Amedeo, poco oltre il ponte delle Grazie e la deviazione di via Borgofuro per Padova, spicca sulla destra un palazzo in mattoni rossi, robusto e all’apparenza non ultimato nella parte superiore. I Rezzonico, ebbero origini intorno al lago di Como dove si trova tutt’ora il paese “Rezzonico” guardato dai resti di un vecchio castello del XIII° secolo. Dalla torre di questo, derivava il nome intero del casato “Della Torre Rezzonico” e lo stemma nobiliare portava in due quarti la raffigurazione della torre.

I legami dei Rezzonico con Este, risalgono ai tempi di Giovanni Battista, che sul finire del 1600 ebbe la possibilità di venire in queste zone della terraferma molto probabilmente per il grado di parentela che aveva con i Barbarigo, per la moglie Vittoria.

I Rezzonico, mediante un agente, acquistarono un appezzamento di terreno in quella che allora si chiamava contrada Canevedo (ora via Principe Amedeo), poco fuori la porta di S. Martino al ponte delle Grazie. Ordinarono la costruzione di un palazzo per la villeggiatura estiva, dall’impianto architettonico robusto e maestoso.

Non vi è notizia del nome dell’architetto che progettò questo palazzo dai muri di laterizio rosso; il basamento, i marcapiani e i riquadri delle finestre in trachite euganea. Il portale al centro del prospetto, si presenta con un bel mascherone di volta e due stemmi nobiliari in pietra bianca. Sulla destra della costruzione rivolta a est, eresse l’astanteria con il suo ingresso che serviva da entrata principale e gli ambienti per la servitù; alla sinistra mise l’accesso per le carrozze.  Dall’astanteria, che si apre anche su di un cortiletto interno, un corridoio con volte a botte dà gli accessi a quattro stanze dai portali in pietra di Nanto e all’ampio salone, il cuore del palazzo.

La luce entra da una balconata aperta a levante sulla strada pubblica e sulla parte opposta dal portone di accesso al giardino interno affiancato da due finestre. Il salone dall’alto soffitto sansovinesco  apre quattro porte alle stanze secondo l’uso veneziano e per un altro corridoio, posto di fronte al primo, ad altre quattro stanze e allo scalone di salita al piano superiore.

Il pianterreno del palazzo è rialzato sulla via di oltre un metro, per cui la balconata del salone centrale risultava essere un poggiolo. In una stampa di fine ottocento, il poggiolo appare funzionante come posto di carico e scarico di merci e derrate. Verso il giardino, il piano è elevato di tre gradini.

Il cortile della villeggiatura conserva tracce di ornamentazione in pietra d’ Istria e si apre al giardino e al brolo di Cedri dell’Himalaya, abeti, magnolie e all’orto di piante da frutto e di verdure. La proprietà, vasta quanto poteva bastare ad una villeggiatura non fastosa, confinava e confina ancora con la stretta via Orti.  Un tratto di muro è costituito da una bella esedra in muratura con sedili alla base e con coronamenti in pietra di Nanto e cinque vasi ornamentali. Il corpo centrale dell’esedra, è una grande nicchia che protegge la statua mutila di un giovane guerriero.

Come gran parte delle famiglie veneziane, anche i Rezzonico decidono di avere una residenza in Este, in epoca molto tarda rispetto ai vari Contarini, Corner, Pisani. La costruzione avviene nella prima metà del settecento e ne è fautore Zuane Battista Rezzonico, padre di quel Carlo, cardinale che sale al soglio papale con il nome di Clemente XIII. Il palazzo, pur abitato dallo stesso cardinale, non è però terminato, viene costruito solo il corpo lungo la strada, ad un solo piano più soffitte, aperto in ampie e scandite finestre rettangolari, decorate da una cornice in conci a bugnato rustico, in trachite, che emergono dalla muratura prive dell’intonaco.

Il grande portale di ingresso, è più simile ad un arco trionfale che ad un ingresso di palazzo, decorato da cornici in marmo bocciardato che culminano nella chiave con mascherone. Le due lesene e la chiave sostengono il pesante architrave che impegna tutta l’altezza della fascia finestrata in oculi, delle soffitte. Nella corte interna vi si trova una esedra con statue. Occupato dalla sede del Genio Civile (che in anni recenti ha rischiato di essere soppresso), il fabbricato, è di proprietà demaniale.

Andrea Tobaldo