sabato, 18 Maggio 2024
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Jah, da restauratore a street artist: “Conservo la storia con creatività”

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Giacomo Bettega, originario di Mogliano Veneto e residente a Preganziol, insegna ai giovani l’arte della riqualificazione urbana

Opera di Giacomo "Jah" Bettega
Opera di Giacomo “Jah” Bettega

Giacomo Bettega è soddisfatto quando concludiamo la nostra chiamata. Comparire su un giornale è un ottimo modo per congiungere le generazioni più mature che leggono ancora gli articoli su carta e “non capiscono i giovani” con i giovani che i giornali non li leggono ma capiscono di più quello che lui fa.

È originario di Mogliano Veneto, ma vive a Preganziol. Si firma “Jah” e in passato restaurava i palazzi storici di Venezia. Oggi conserva la storia in maniera diversa, con spray e stencil: fa lo street artist ed esporrà all’M9 di Mestre fino al 2 giugno nella mostra collaterale “Dialoghi Urbani. Street Art vs Museo” che accompagna quella dedicata a Banksy, “Painting Walls”.

Mi racconta il suo percorso con naturalezza.

Com’è nato Jah?

È natoper caso, come per caso è nato anche il restauratore. Dopo il diploma di geometra ho seguito un corso professionale di restauro e sono stato assunto nell’azienda in cui avevo svolto lo stage. Ho sempre avuto la passione per il fumetto sin da ragazzino, ma non ero bravo a disegnare. Ho imparato tramite YouTube: mi so detto che per imparare sarei dovuto partire dalla cosa più difficile, i ritratti – ad oggi, dipingo solo questo. Quando ho incominciato con la street art quelli come me erano ancora considerati dei vandali, oggi è diverso. Se Jah è nato però è sicuramente merito della mia compagna che mi ha sempre supportato in questo percorso.

Opera di Giacomo "Jah" Bettega
Opera di Giacomo “Jah” Bettega

Perché proprio la street art?

Credo molto nella riqualificazione urbana e nell’idea che l’arte possa contribuire a rendere vive e meno degradate anche le periferie. Il mondo è difficile cambiarlo, ma nel tuo piccolo, lanciando un messaggio, qualcosa puoi farlo.

Mancanze della tua città e antidoti?

Ci sono un mucchio di cose da fare. Io lavoro molto con i ragazzi – mi sento già vecchio per fare quel che faccio, ma credo che le nuove generazioni abbiano la possibilità di cambiare le cose, anche attraverso l’arte. Cerco di instillare in loro proprio il seme del cambiamento, educandoli alla riqualificazione urbana e dell’integrazione.

Meglio disegnare o insegnare?

(Sorride).Meglio le due cose insieme!

E tu hai un maestro?

Mike128. È stato lui a farmi passare dal pennello alla bomboletta pensando che ci fosse del potenziale in quello che facevo.

Lo street artist che più ammiri?

Tutti. Da ognuno puoi imparare qualcosa: dal più esperto, ma anche dai più giovani. Alcuni quattordicenni a cui insegno hanno una mano incredibile, anche se non lo sanno.

Opera di Giacomo "Jah" Bettega
Opera di Giacomo “Jah” Bettega

Cos’è per te la creatività e che rapporto ha con la memoria e la conservazione?

A me piace raccontare una storia quando dipingo. Per le opere su commissione quindi vado a studiarmi la storia della comunità e le usanze del luogo affinchè quel muro dipinto diventi parte integrante di quella storia e la conservi. La creatività dunque è per me riuscire a fondere tradizioni, culture e usanze di un posto nel mio messaggio.

I tuoi temi più ricorrenti?

La violenza sulle donne, i bambini soldato e i loro diritti violati.

C’è del Banksy in questa frase…

Lui mi ha convinto che si poteva fare arte pur non essendo bravissimi ma avendo un messaggio importante da trasmettere.

Cosa fai quando non disegni?

L’imbianchino! Il colore è sempre presente nella mia vita.

La street art è spesso fraintesa. Perché?

Per lo stesso motivo per cui i vecchi non possono ascoltare il rock: è un pregiudizio stupido. Un tempo nelle case c’erano gli stucchi colorati alle pareti e i ritratti di famiglia… poi tutto questo è andato perdendosi. E io non riesco a capire come possa una persona dirmi che un sottopasso ammuffito è meglio di uno colorato che racconta una storia: è un pensiero sciocco che fa perdere quel legame con la storia che in realtà c’è da sempre perché si dipingeva sui muri sin dalle caverne.

Un consiglio ai giovani.

Hanno la grandissima occasione di essere liberi di esprimersi e contemporaneamente fare del bene per la loro comunità. Le nuove generazioni vengono descritte come bloccate, prive di profondità, ma in realtà hanno un sacco di qualità: sono veloci ad apprendere e anche un po’ incazzate, giustamente. Penso possano fare grandi cose se incanalano bene queste loro caratteristiche. Il mio consiglio è di provarci.

Gaia Zuccolotto

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