sabato, 25 Maggio 2024
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Scoprono in casa sul soffitto di una stanza murata una scritta risorgimentale che inneggia a Garibaldi

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La scoperta in un’abitazione del centro a Vicenza fatta durante dei lavori in casa

La scritta scoperta sul soffitto di una stanza murata

Si ritrovano Garibaldi in casa. Naturalmente inatteso. Per essere più esatti, durante i lavori nella propria abitazione scoprono una scritta risorgimental carbonara che inneggia all’eroe, realizzata nel palazzo – e vedremo più avanti in che modo originale – da chissà chi, convinto ammiratore di Garibaldi, almeno un secolo e mezzo fa. Autori del ritrovamento sono Bruno Savio, commercialista, e Vanessa Costa, agente pubblicitaria, che abitano in contrà Pigafetta, grossomodo sopra il bar omonimo che fa angolo con contrà Pescaria. Per procedere con i lavori interni, debitamente autorizzati come spiega il cartello all’esterno del palazzo, i coniugi hanno deciso di ispezionare una parete della casa che dà verso la Basilica, sopra i locali della pasticceria Venezia. Intendevano verificare che i lavori non danneggiassero impianti nascosti nei muri.

La scritta è stata realizzata lentamente con il fumo di una candela

La proprietaria Donata Costa e l’architetto Umberto Saccardo

Ma hanno trovato ben altro. Scavata una piccola apertura, hanno scoperto che in realtà la parete dà su uno spazio angusto, largo un metro o poco più e alto due metri. La sorpresa è arrivata quando, mettendo la testa all’interno e alzando lo sguardo, hanno scoperto sul soffitto della stanza la scritta inequivocabile: W Garibaldi, tutta in maiuscolo. Va precisato che il soffitto non è in mattoni, bensì in pietra. Chissà, forse anticamente era il volto di un passaggio.

 

Naturalmente sono sorti gli interrogativi: chi, quando, perché ha scritto? Ma le risposte sono poche, così come le certezze.

Grazie a una ricerca condotta da Maria Luigia De Gregorio, già direttrice dell’Archivio di Stato, s’è potuto accertare che da oltre due secoli quello non era uno spazio aperto, non era un luogo pubblico, bensì era parte di un palazzo. Quindi, chi ha scritto l’ha fatto in casa, quanto meno in uno spazio chiuso.

Nel 1810, nella prima mappa catastale di Vicenza, la casa è segnata dal mappale 2006, civico 2118 e apparteneva a Carlo Fontana e al pian terreno c’era una bottega di “cappellaro”. La casa passa poi alla famiglia Barrera. Ma chi sia stato il proprietario ha poca importanza se la casa risultava affittata.

La scritta potrebbe essere una di quelle manifestazioni ostili al governo austriaco che rientravano nelle competenze della Delegazione provinciale austriaca che aveva l’incarico di controllare lo “spirito pubblico”.

L’Archivio di Stato è ricco di corpi di reato, come erano considerati allora, foglietti, coccarde, bandieruole tricolori inneggianti a Vittorio Emanuele e Garibaldi.

Sicuramente la scritta è di epoca risorgimentale, perché inneggiare a Garibaldi, tanto più in segreto, avrebbe avuto senso solo prima dell’unità d’Italia. Siamo quindi sotto il governo austriaco, prima del 1866, quando il Veneto passa all’Italia.

L’architetto Umberto Saccardo ha scoperto una particolarità interessante: la scritta non è realizzata con vernice, bensì è stata realizzata pazientemente con il fumo di candele. Le lettere di ogni parola, infatti, sono formate da tanti circoletti scuri che si ottengono, appunto, grazie al fumo delle candele.

Tutto fa pensare, quindi, che si tratti di una scritta di almeno 150 anni fa, espressione del sentimento anti-austriaco, ottenuta con mezzi rudimentali. Tra l’altro, poco distante dal palazzo interessato, in contrà Pigafetta esisteva l’osteria “alla Luna” che era un celebre ritrovo di carbonari.

Come si ricorderà, Garibaldi fu a Vicenza il 7 marzo 1867 per la campagna elettorale: parlò dalla loggia della Basilica invocando Roma capitale dell’Italia da poco unita. In ricordo di quell’avvenimento fu murata una lapide.

I coniugi hanno intenzione di valorizzare la scritta, facendola ammirare ai loro ospiti con uno specchio: non pensano minimamente di cancellarla.