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Idrosadenite suppurativa, allarme sulla diagnosi tardiva della malattia della pelle che colpisce 50 mila Veneti

Nota anche come “acne inversa”, è una forma cronica e dolorosa che pesa su corpo e mente, soprattutto dei giovani: il SSN offre un nuovo farmaco per il contenimento della malattia

I sintomi della malattia

I sintomi della malattia

Convivere serenamente con il proprio corpo è un obiettivo comune. Lo è ancora di più per chi soffre di idrosadenite suppurativa, una malattia infiammatoria cronica della pelle, conosciuta anche come “acne inversa”.

Il nome richiama l’acne per la presenza di noduli, ascessi e cicatrici, ma la realtà è più complessa e pesante: si tratta infatti di una patologia più grave e debilitante, che incide non solo sul fisico ma anche sulla sfera psicologica. In Veneto si stima che colpisca circa 50 mila persone, tra cui molti giovani, con ripercussioni importanti sulla vita personale, sociale e lavorativa.

Uno dei problemi principali è il ritardo nella diagnosi, che nella maggior parte dei casi arriva dopo anni di sintomi. La malattia ha una componente ereditaria e può essere aggravata da fattori come il fumo, l’eccesso di peso e un’alimentazione poco equilibrata.

Negli ultimi anni, però, si sono aperte nuove prospettive di cura. Tra queste c’è secukinumab, un farmaco biologico che agisce in modo mirato bloccando una sostanza responsabile dell’infiammazione alla base della malattia. Il medicinale ha appena ottenuto la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale per gli adulti con forme da moderate a gravi che non hanno risposto alle terapie tradizionali.

L’inserimento del farmaco nel Prontuario terapeutico della Regione Veneto e la sua conseguente disponibilità rappresentano un passo avanti significativo, perché offrono ai pazienti una nuova possibilità concreta per migliorare la qualità della vita.

Resta però fondamentale arrivare a una diagnosi precoce e garantire un accesso rapido ai centri di riferimento e agli specialisti. Per affrontare l’idrosadenite suppurativa serve infatti un lavoro di squadra: accanto al dermatologo, sono spesso coinvolti nutrizionisti, psicologi, chirurghi, specialisti nella terapia del dolore e infermieri, con l’obiettivo di sostenere i pazienti a 360 gradi, anche nelle realtà del territorio veneto.

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