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07.03.2026 - 10:40
Foto di repertorio
Sarà più semplice ottenere i rimborsi per i danni causati dai cinghiali alle coltivazioni e ai terreni agricoli. La giunta provinciale ha approvato una modifica ai criteri di indennizzo che prevede due novità principali: soglia minima dimezzata e contributi più elevati.
In base alle nuove disposizioni, agricoltori e proprietari terrieri potranno presentare richiesta di rimborso a partire da danni stimati di 500 euro, mentre in precedenza era necessario raggiungere almeno mille euro. Inoltre l’indennizzo potrà arrivare fino al 90% del danno accertato, una percentuale più alta rispetto al 70% previsto per le altre specie di fauna selvatica.
«Con questa modifica vogliamo creare un incentivo reale – spiega l’assessora all’agricoltura Giulia Zanotelli – sostenendo il ripristino dei terreni danneggiati e garantendo la continuità dell’attività agricola, soprattutto nelle zone dove la redditività è più bassa». I danni provocati dai cinghiali, infatti, possono mettere in difficoltà molte aziende agricole, anche quando gli episodi sembrano di entità limitata.
Il provvedimento recepisce inoltre le direttive europee sugli aiuti “de minimis” nel settore agricolo, confermando un tetto massimo di 30 mila euro di contributi nell’arco di tre anni per ciascuna impresa.
Sul fronte della presenza degli animali, i dati dell’Associazione cacciatori trentini indicano un calo negli ultimi anni. Nel 2025 – dato aggiornato a settembre – sono stati abbattuti 242 cinghiali durante le uscite autorizzate per il contenimento della specie, il numero più basso dal 2018. Un calo significativo se si considera che nel 2020 gli abbattimenti avevano sfiorato quota mille.
Secondo il presidente dei cacciatori trentini Matteo Rensi, la popolazione di cinghiali non sarebbe in aumento grazie all’attività di controllo. Tuttavia i danni non sono scomparsi. «Gli episodi si concentrano soprattutto nelle zone dove non possiamo intervenire per ragioni di sicurezza – spiega – come la Valsugana, in particolare il fondovalle, e la bassa valle del Chiese, tra Storo e i comuni vicini». In queste aree i campi colpiti si trovano spesso vicino a strade, centri abitati o zone industriali, dove le battute di caccia non sono consentite.
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