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Rischio discarica car fluff a Sorgà, fronte contrario compatto: “Rischi per acqua, salute ed economia”

Sabato 14 marzo a Sorgà la onferenza pubblica di amministratori e Pd: “La Regione archivi il progetto”

Rischio discarica car fluff a Sorgà, fronte contrario compatto: “Rischi per acqua, salute ed economia”

La conferenza stampa di Sabato scorso a Sorgà

SORGÀ – Si è tenuta sabato 14 marzo, a Sorgà, una conferenza stampa aperta al pubblico che ha riunito consiglieri regionali e comunali, sindaci del territorio e dirigenti del Partito Democratico per riportare al centro del dibattito il progetto della discarica di car fluff. Un’iniziativa che, secondo i partecipanti, comporterebbe “rischi certi e nessun concreto beneficio” per il territorio, come emergerebbe anche dalle numerose osservazioni già presentate in Regione.

Nel corso dell’incontro è stata ribadita la richiesta di archiviazione definitiva del progetto, con un appello diretto all’assessorato regionale affinché assuma una posizione chiara. Ampio spazio è stato dato alle dichiarazioni dei protagonisti, che hanno espresso una netta contrarietà all’impianto.

“Spiace che la sindaca Bedoni, smentendo le promesse in campagna elettorale, si lasci trascinare verso una deriva che porterà solo danni al paese”, ha attaccato il segretario provinciale Pd Verona Franco Bonfante. “Non so se è per ordini dall’alto da parte del centrodestra o per lusinghe di qualche contributo al Comune: ma non c’è contributo che possa compensare i rischi per la salute e l’economia dell’intera zona”.

Dura anche la posizione della consigliera regionale Anna Maria Bigon, che ha definito la ripresentazione del progetto “un fatto grave che non può lasciare indifferenti le istituzioni”. Nel suo intervento ha richiamato il lungo iter già segnato da ricorsi e dallo stop del Tar Veneto: “Dopo anni di mobilitazioni della comunità locale e una sentenza chiara del Tribunale amministrativo, che ha evidenziato criticità significative, in particolare la distanza minima dalla falda acquifera, è incomprensibile che si tenti ancora di portare avanti un progetto così impattante”.

Bigon ha poi sottolineato i nodi ambientali ancora aperti: “La decisione dei giudici aveva già messo in luce un grave difetto di istruttoria, legato alla pericolosa vicinanza tra il fondo della discarica e la falda. Parliamo di un’area a forte vocazione agricola, che merita di essere difesa e valorizzata, non esposta a rischi ambientali”. Da qui la richiesta di chiarezza: “La Regione deve chiarire con urgenza quale posizione intenda assumere. Non è più tempo di ambiguità: serve una presa netta per tutelare il territorio e la salute delle persone”.

A portare la voce della comunità locale sono stati anche la consigliera comunale Giulia Olivieri e Mario Sgrenzaroli della direzione provinciale Pd Verona: “Il progetto della discarica di car fluff a Sorgà non deve essere realizzato: l’acqua è a meno di un metro e il rischio di inquinamento c’è, anche se lento. Dopo la sentenza favorevole del Tar, ci aspettiamo che la Commissione Via regionale intervenga con rigore”. E ancora: “Siamo contrari alla linea dell’amministrazione comunale, che in questo momento cruciale si limita a prescrizioni e compensazioni invece di opporsi con decisione al progetto della ditta che vuole trasformare la provincia di Verona nella discarica del Nord Italia”.

Comuni mantovani, presenti con una delegazione di sindaci e amministratori, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa in vista della conferenza dei servizi. Un segnale di unità che va oltre i confini direttamente coinvolti dal procedimento.

“La nostra posizione non è tanto contro il progetto in sé, ma per riaffermare un principio già riconosciuto dal Tar – ha spiegato il sindaco di San Giorgio Bigarello, Davide Dal Bosco – ovvero che lì sotto c’è una falda non confinata che va tutelata perché riguarda tutte le nostre comunità”.

Un fronte trasversale, dunque, che unisce amministrazioni veronesi e mantovane e che punta a rafforzare la voce dei cittadini di Sorgà, da anni contrari al progetto e oggi preoccupati anche per il cambio di linea dell’amministrazione comunale. L’obiettivo condiviso resta uno: fermare definitivamente un impianto ritenuto incompatibile con la tutela ambientale e la vocazione agricola del territorio.

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