Di fronte all’impennata dei prezzi dell’energia legata alla crisi geopolitica in Medio Oriente e alla crescente vulnerabilità alle forniture di gas, Trento si muove con determinazione verso l’autonomia energetica. È la fotografia che emerge dalle dichiarazioni, come riporta Il T, di Silvia Arlanch — presidente di Dolomiti Energia e vicepresidente di Confindustria Trento — che sollecita un’accelerazione sulle fonti rinnovabili per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi.
La provincia di Trento può contare su una solida base rinnovabile: oltre il 46% del fabbisogno energetico è già coperto da energie rinnovabili. La potenza installata di fonte rinnovabile si attesta intorno ai 2.000 megawatt (MW), di cui più di 1.600 MW derivano dall’idroelettrico. Negli ultimi anni, tuttavia, il vero protagonista della crescita è il solare fotovoltaico: oggi si contano circa 33.000 impianti attivi sul territorio provinciale, con l’obiettivo di arrivare a servire 40.000 famiglie entro il 2030.
L’idroelettrico resta l’asse portante della produzione rinnovabile trentina, ma è il fotovoltaico che sta mostrando il ritmo di espansione più rapido. Il motivo è duplice: da un lato la necessità politica e industriale di diversificare le fonti per limitare l’esposizione al gas; dall’altro la facilità di diffusione del fotovoltaico su tetti, edifici pubblici e impianti diffusi, che rende possibile una crescita capillare e più democratica della produzione energetica.
Arlanch ricorda che, accanto agli interventi di emergenza per sostenere famiglie e imprese alle prese con i rincari, la strategia a medio termine deve puntare sulle rinnovabili. La sua posizione sintetizza un doppio approccio: misure immediate per contenere l’impatto sociale della crisi energetica e investimenti strutturali per l’indipendenza energetica.
Nonostante i buoni numeri, la transizione non è scontata. Gli ostacoli sono tecnici, normativi e finanziari: bisogna potenziare le reti elettriche per gestire la generazione distribuita, snellire le autorizzazioni per nuovi impianti fotovoltaici e incentivare investimenti pubblici e privati senza riproporre meccanismi che distorcono il mercato. Inoltre resta cruciale garantire che la diffusione del solare non si fermi alle fasce più abbienti, ma raggiunga anche le famiglie più vulnerabili e le piccole imprese.
L’aumento degli impianti fotovoltaici può tradursi in benefici concreti: bollette meno esposte ai rialzi del gas, maggior sicurezza di approvvigionamento e opportunità per l’economia locale nella filiera dell’installazione e della manutenzione. L’obiettivo di servire 40.000 famiglie entro il 2030 non è solo statistica: rappresenta una parte tangibile della resilienza richiesta a un territorio alpino esposto agli effetti dei cambiamenti climatici e alle turbolenze geopolitiche.
Su scala locale, Trento non è un caso isolato: molte regioni e territori in Europa stanno puntando su mix energetici più autonomi. Tuttavia il Trentino beneficia di una storica vocazione idroelettrica che nasce da scelte infrastrutturali del passato; ora tocca al fotovoltaico completare e diversificare quel mix, in una logica di sostenibilità e sicurezza.
L’espansione del solare in provincia di Trento è un capitolo significativo della transizione energetica italiana. Numeri come i 33mila impianti attivi e l’obiettivo di 40mila famiglie entro il 2030 mostrano come la combinazione di volontà politica, capacità industriale e necessità sociale possa generare risultati concreti. Resta però indispensabile un disegno organico — infrastrutturale, regolatorio e sociale — che renda questa traiettoria sostenibile e inclusiva, evitando soluzioni frammentarie che lascino indietro i più deboli. Nel dibattito pubblico la richiesta di figure come Silvia Arlanch è chiara: non soltanto misure tampone, ma una strategia coerente per accelerare le rinnovabili, con il solare al centro di una svolta che, se ben governata, può ridisegnare il rapporto del territorio con l’energia.
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter